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Storia | 19 giugno 2025 | 20:00

In provincia di Belluno almeno il 10% del movimento partigiano era costituito da donne: il ruolo femminile nella lotta di Liberazione

Anche l’Agordino ha dato molto alla guerra di Liberazione in provincia di Belluno; qui la lotta è stata condotta essenzialmente da due formazioni, la brigata “Fratelli Fenti” e la “Val Cordevole”, che contava allora 150 uomini divisi in quattro battaglioni: “Agner”, “Marmolada”, “Pelmo”, “Cantore”. L’apporto delle donne non fu secondario: un ruolo importante in tutta Italia, che sarà tema di discussione nella rassegna Liberazione80 con Benedetta Tobagi, venerdì 20 giugno ad Agordo, presso l’auditorium Monsignor Vincenzo Savio, alle ore 20.45

scritto da Isbrec
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Anche l’Agordino ha dato molto alla guerra di Liberazione in provincia di Belluno; qui la lotta è stata condotta essenzialmente da due formazioni, costituitesi nel 1944. La prima, in ordine di tempo, è la brigata “Fratelli Fenti”, la cui origine è rintracciabile nel distaccamento “Nino Bixio” nato nel marzo del 1944 e allora dipendente dalla Brigata “Nino Nannetti”. Il distaccamento per l’aumento del numero dei suoi componenti divenne battaglione con il nome di “Flavio Tampieri” posto alle dipendenze dell’ex brigata “C.Pisacane”; nello stesso tempo si costituì a Falcade il battaglione “Col di Lana” e poi nel basso agordino si formarono varie SAP (Squadre di Azione Patriottica) che formarono il battaglione “Agordo”. Il numero dei componenti la Brigata “Fratelli Fenti” variò da 200 a 450 uomini, ed ebbe alle sue dipendenze tre battaglioni e due compagnie: “Flavio Tampieri”, “Col di Lana”, “Agordo”, “Vanzetta” e “Rella”, oltre al Comando brigata. La sua zona d’azione si estendeva a tutto il territorio compreso tra la Val Zoldana a est, Canazei a nord, Cavalese a ovest, Fiera di Primiero a sud.

 

La seconda formazione operante nell’area fu la brigata “Val Cordevole”. Costituitasi il 15 agosto del 1944 reclutando tutti gli uomini provenienti dalla valle idrografica del Cordevole e delle valli laterali fino a Sedico, la brigata fu posta alle dirette dipendenze dapprima del Comando Militare del Cln provinciale e poi del Comando Militare Zona “Piave”. Contava allora 150 uomini divisi in quattro battaglioni: “Agner”, “Marmolada”, “Pelmo”, “Cantore” e il Comando brigata. Alla Val Cordevole venne assegnato il territorio dell'alta valle da Avoscan fino al confine con l’Alto Adige, la Val Zoldana fino a Mezzocanale, il displuvio verso la zona di Cortina.

 

Dopo la crisi dell’autunno ’44, con la ricostituzione del movimento partigiano la “Fratelli Fenti” fu inquadrate nella divisione “Belluno”, mentre la “Val Cordevole” rimase una brigata autonoma. Le operazioni che le formazioni riuscirono ad attuare contribuirono ad indebolire le forze naziste che operavano nel Bellunese, anche se ciò provocò delle dure repressioni che costarono la vita anche a numerosi civili come avvenne con la strage della valle del Biois. In quella circostanza, all’alba del 20 agosto truppe tedesche e altoatesine giunsero nella valle dal Trentino portando morte e distruzione.

 

Il primo abitato saccheggiato e incendiato fu Gares (Canale d’Agordo); benché i partigiani decidessero di non intervenire, ciò non evitò le prime vittime. Posti alcuni ostaggi davanti (nel tragitto ne moriranno due), una colonna si diresse a Fregona (Canale d’Agordo) per congiungersi all’altra che intanto diede fuoco a Tabiadon (Falcade). Il gruppo fu oggetto di una raffica di mitra che causò l’uccisione di Maria Carli e Secondina Serafini. La seconda colonna faticò a raggiungere Caviola per la resistenza opposta dai partigiani al ponte sul Biois. Alla fine le due colonne si ritrovarono a Falcade con circa 200 ostaggi, rinchiusi in un’autorimessa, dalla quale vennero prelevati per gli interrogatori. La mattina dopo il rastrellamento continuò con gli incendi di Caviola (Falcade), Feder e Fregona (Canale d’Agordo) e avvennero delle fucilazioni. Nel pomeriggio del 21 agosto i tedeschi iniziano a ritirarsi, portando con sé gli ostaggi, destinati ai campi di concentramento, e uccidendo altre persone lungo la strada. Complessivamente, i nazisti lasciarono dietro di sé 37 vittime.

 

Ritornando al ruolo della Resistenza, è opportuno ricordare che anche in Agordino come in tutta la provincia di Belluno l’apporto delle donne non fu secondario. Se analizziamo i dati di quanti, al termine della guerra, furono riconosciuti partigiani o patrioti, scopriamo che in provincia almeno il 10% del movimento fu costituito da donne. Ma il dato sottostima la reale portata del ruolo femminile nella guerra di Liberazione.

 

Un ruolo che fu importante in tutta Italia e a parlarcene sarà Benedetta Tobagi durante l’incontro che si terrà venerdì 20 giugno ad Agordo, presso l’auditorium Monsignor Vincenzo Savio, alle ore 20.45. Il titolo della conversazione sarà “Voci partigiane. La Resistenza delle donne nella guerra di Liberazione”. Una eccellente occasione per capire quanto decisivo fu l’apporto femminile alla lotta al nazi-fascismo, e per verificare come questa partecipazione abbia rappresentato il primo passo verso la conquista di pieni diritti e uguaglianza.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo a cura di Enrico Bacchetti, storico e direttore di Isbrec

la rubrica
Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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