La villa ai piedi delle Dolomiti bellunesi in cui si svolse lo storico incontro tra Hitler e Mussolini. Cosa resta dell'invenzione del totalitarismo, ottant'anni dopo?

Dopo lo sbarco in Sicilia, i due dittatori si incontrarono il 19 luglio 1943 a Belluno, nella villa di Achille Gaggia. Mussolini intendeva affrontare alcuni problemi decisivi, ma fu Hitler a monopolizzare l’incontro, scontento di come gli italiani stessero affrontando il conflitto. L’incontro viene ricordato anche per un altro episodio: un attentato organizzato da alcuni antifascisti bellunesi, improvvisamente bloccato. Queste vicende storiche fanno da sfondo alla serata del 19 luglio a Feltre con Emilio Gentile, dal titolo "L'invenzione del totalitarismo"

Nel 1943, con la sconfitta di Stalingrado e la drammatica ritirata sul fronte orientale nonché la perdita dell’Africa settentrionale, la guerra stava andando decisamente male per le forze nazi-fasciste. Le cose cominciarono però a precipitare il 10 luglio quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia: la guerra era arrivata in Italia.
A quella data Hitler e Mussolini avevano già pianificato un incontro in provincia di Belluno, precisamente in località Socchieva, nella villa di Achille Gaggia, industriale e senatore fascista. Giunti a Treviso, i due dittatori proseguirono il viaggio in treno sino a Feltre, compiendo l’ultimo tratto di strada in macchina. A villa Gaggia Mussolini intendeva affrontare alcuni problemi decisivi, ma fu Hitler a monopolizzare l’incontro parlando dalle 11.20 alle 13.30. Neppure durante il pranzo, nel pomeriggio e nel viaggio di ritorno il duce fu in grado o non ebbe il coraggio di porre le questioni su cui avrebbe voluto focalizzarsi.
In considerazione dei recenti fatti di Sicilia, Mussolini intendeva convincere l’alleato tedesco a inviare consistenti aiuti militari in Italia per cercare di contrapporsi più efficacemente all’offensiva alleata. Il duce era consapevole che la situazione era assai delicata: un esercito allo sbando, scorte e armamenti in esaurimento, lo scontento popolare sempre più palpabile. Inoltre, era ormai convinto che si dovesse cercare una pace separata con l’Unione sovietica. Tuttavia, benché sollecitato dai suoi consiglieri, non ne fece menzione così come evitò di parlare di un ipotetico ritiro dell’Italia dalla guerra.
Da parte sua, Hilter era molto scontento di come gli italiani stessero affrontando il conflitto e sempre più convinto che l’alleato fosse ormai inaffidabile. Consapevole della difficile situazione, chiese a Mussolini di adottare misure drastiche in particolare nei confronti dell’esercito ove la disciplina era ormai compromessa. Il suo obiettivo era in verità quello di sottomettere i soldati italiani al comando germanico, di fatto imponendo una dittatura militare tedesca.
I due si lasciarono senza che fossero prese decisioni definitive, e in sostanza il cosiddetto "incontro di Feltre" si concluse con un fallimento, aggravato dal fatto che durante il colloquio fu comunicata a Mussolini la notizia del primo bombardamento di Roma (avvenuto quello stesso giorno), ciò che verosimilmente non fece che aumentare la tensione del duce.
Tuttavia l’incontro di Feltre viene ricordato anche per un altro episodio. Si tratta di un progetto di attentato ai due dittatori durante la loro permanenza a villa Gaggia che avrebbero dovuto attuare alcuni antifascisti bellunesi, quasi prodromo della guerra di liberazione dal nazifascismo.
Nonostante diverse ricostruzioni storiche sostengano che l’incontro fosse stato organizzato solo pochi giorni prima del 19 luglio, alcuni documenti di fine giugno, facendo riferimento ad un “noto incontro”, dimostrano che la data era stata fissata con notevole anticipo, cosa peraltro necessaria per approntare le necessarie misure di sicurezza che dovevano coinvolgere centinaia di uomini. In effetti, secondo talune testimonianze, alcuni antifascisti bellunesi erano venuti a conoscenza dell’incontro già un mese prima del suo svolgimento (nonostante le autorità avessero ordinato il più assoluto riserbo) e ciò aveva permesso di mettere a punto un piano volto a colpire i due dittatori. Tra loro troviamo i nomi di Ernesto Tattoni e Armando Bettiol, aderenti al Partito d’azione, ma anche quelli del maggiore degli alpini Del Vecchio e di Nino Piazza, reduce dal fronte russo, entrambi inizialmente scelti con i loro reparti per comporre il picchetto d’onore ai due capi di Stato ma sostituiti all’ultimo momento.
Del progetto erano a conoscenza anche figure di primo piano dell’antifascismo italiano quali Concetto Marchesi, comunista e rettore dell’Università di Padova, gli azionisti Ugo La Malfa e Norberto Bobbio, e Lelio Basso (Movimento di unità proletaria, poi nel Partito socialista). Secondo alcune ricostruzioni, il piano era noto anche ad alcuni ufficiali dell'esercito italiano, che intendevano in tal modo dare una spallata al regime fascista e accelerare l’uscita dell’Italia dalla guerra. I contorni della vicenda restano però ancora indefiniti. Resta il fatto che l’attentato, per il quale si prevedeva l’uso di di bombe a mano e l’intervento quasi suicida di un numero imprecisato di uomini, venne improvvisamente bloccato, non essendo giunto il via libera, e le bombe rimasero a casa di Bettiol. Sarebbero poi servite ad armare i primi gruppi partigiani alla svolta dell’8 settembre, quando prese davvero avvio la Resistenza.
L'incontro a Villa Gaggia fa da sfondo alla serata con Emilio Gentile, storico e studioso di storia contemporanea, dal titolo "L'invenzione del totalitarismo". L'appuntamento è per sabato 19 luglio 2025, ore 20:45, all'auditorium dell'Istituto Canossiano di Feltre (BL).

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente















