"I campanacci degli animali che pascolano nei recinti sono un inutile stress per persone e animali?". Vediamo perché sono invece necessari

Alla Redazione è pervenuta una lettera da parte di una lettrice che ha sollevato una questione curiosa: si chiedeva se, per gli animali che pascolano nei recinti in area di fondovalle e in paese, i campanacci siano proprio necessari, anche "in considerazione che il silenzio di notte è una cosa preziosa". Per rispondere ai quesiti posti va innanzitutto definito il senso e il fine dell’uso millenario dei campanacci nelle attività di pascolamento e conduzione delle mandrie o delle greggi

Alcuni giorni fa è pervenuta da una lettrice una richiesta di approfondimento in relazione al disturbo prodotto dai campanacci degli armenti al pascolo. La lettrice si è chiesta se, per gli animali che pascolano nei recinti in area di fondovalle e nella vicinanza dei paesi, i campanacci sono proprio necessari o se possa esse preso “in considerazione che il silenzio di notte è una cosa preziosa”, nonché se per gli animali stessi “non sia uno stress inutile essere perseguitate da 'ste campanelle ad ogni movimento”.
Per rispondere ai quesiti posti va innanzitutto definito il senso e il fine dell’uso millenario dei campanacci nelle attività di pascolamento e conduzione delle mandrie (in caso siano bovini o equidi) o delle greggi (in caso di ovini o caprini).
Mandriani e pastori utilizzano i campanacci in generale per localizzare e monitorare l’attività degli animali al pascolo a distanza. Soprattutto in ambiente montano, l’orografia complessa e articolare genera cunette, dossi, poggi, conche e valli che non permettono sempre di tenere sott’occhio tutti gli animali. Altri fattori di complessità sono le nubi basse, la nebbia o le precipitazioni. In questo contesto è proprio il suono dei campanacci che garantisce all’allevatore il monitoraggio degli spostamenti dei propri animali.

Lo stesso principio si utilizza durante le ore notturne, in cui non è possibile osservare direttamente gli animali al pascolo, anche nel caso in cui gli armenti si trovano in un’area delimitata da un recinto. Uno “scampanellio” costante e ritmato, tipico degli ambienti alpini e dell’immaginario collettivo, è una preziosa indicazione per il pastore o il mandriano del fatto che i propri armenti sono quieti e stanno pascolando (o ruminando) sereni.
La presenza di campanelli in aree non idonee è sintomo di una parziale fuga degli animali dal recinto o dall’area loro assegnata come pascolo. Altrimenti, scampanellii frenetici sono indicativi di una tensione all’interno del gruppo, magari per la presenza di un predatore nei paraggi o, peggio, all’interno del recinto. Queste tecniche, seppur possano sembrare semplici e primitive, sono da millenni il miglior strumento in dotazione agli allevatori per monitorare lo stato dei propri armenti e non solo per localizzarli.
Ma i campanacci hanno anche una funzione intra-gruppo, ossia sono utilizzati dagli animali stessi. Lungi da essere una fonte di fastidio o stress, i campanacci permettono agli animali di uno stesso gregge o mandria di essere in grado di identificare la propria posizione rispetto al gruppo. Quando un gregge è in movimento su un versante, pecore e capre sono in grado di seguirne il movimento anche in condizioni di scarsa visibilità quali nuvole basse o versanti accidentati, evitando di prendere la direzione errata.
Inoltre, l’applicazione di particolari campanacci agli animali dominanti nel gregge o nella mandria favorisce ancor di più la "comunicazione" tra gli animali stessi, i quali riconoscono il campanaccio dell’animale dominante e si spostano di conseguenza. Alla fine per gli animali riconoscere diversi campanacci è come riconoscere il suono che rappresenta il nome dato loro dall’uomo.

Ancora oggi, il ruolo dei campanacci non è rimpiazzabile da alcuna moderna tecnologia. È pur vero che esistono i collari dotati di Gps per gli animali, ma la loro affidabilità tecnologica, la necessità di sostituire le batterie, la funzionalità ridotta delle comunicazioni in taluni ambienti montani e i costi rendono queste soluzioni ancora non funzionali all’allevamento alpino.
Questi, in estrema sintesi, sono il senso e il fine dell’utilizzo dei campanacci per gli armenti al pascolo, cui si aggiungono ovviamente i significanti sociali e culturali. Non a caso nel 2015 i produttori di campanacci del Portogallo sono stati inseriti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell’Unesco, tra i patrimoni che necessitano di una salvaguardia urgente.
Si ha così che anche i capi di bestiame che pascolano nelle aree limitrofe ai paesi portano i campanacci: non è una questione di sola tradizione, ma una modalità di monitoraggio della posizione e dello stato della propria mandria/gregge da parte degli allevatori. Alla fine, è una modalità di prendersi cura degli animali allevati, favorendone il benessere.

Forse, in montagna, le principali fonti di disturbo e inquinamento acustico sono da ricercare nell’eccessivo traffico veicolare, in stili di guida più da pista da corsa che stradali, o in taluni casi in eventi dal carattere molto urbano trapiantati tout court in montagna, senza una lettura del contesto ambientale, sociale e culturale.

Le montagne sono abitate da migliaia di anni, durante i quali l’umanità e la natura, in sintonia, hanno dato forma al paesaggio. Le profonde trasformazioni in atto nella società contemporanea stanno disarticolando e mettendo a rischio questa millenaria interazione, svuotando di significato le terre alte, non più percepite come luogo di vita, ma come non-luoghi, da abbandonare o trasformare in parchi dei divertimenti. Tali eventi incidono sul futuro delle popolazioni montane, ma hanno anche profonde ripercussioni sull’ambiente nella sua dimensione locale e globale. Da qui l’esigenza di proporre e condividere alcune riflessioni sulle politiche e le forme di gestione delle terre alte














