Così vicini, così lontani: i due "alberi fratelli" dai frutti aspri e dolci

Alberi dimenticati #14 / ForestPaola ci racconta due alberi dallo stesso nome, ma con provenienze lontanissime, preziosi per i fiori ma soprattutto per i frutti dal perfetto mix di asprezza e dolcezza

Vi ricordate del contadino della mia infanzia che coltivava strane piante poco distante da casa mia? Ne avevo parlato per uno degli alberi dimenticati, facendo riferimento al sorbo domestico.
Giambi, questo era il suo soprannome, non aveva solo le sorbe come strani frutti, c'erano pere piccolissime ma dolci, mele dalle strane forme, fichi di ogni colore e dimensione e poi... poi c'era un altro frutto che, devo proprio ammettere, a me garbava decisamente poco: il nespolo. Solo crescendo ho iniziato ad apprezzare questa pianta, non solo per il suo frutto acidulo, ma anche per la sua storia millenaria.

La specie a cui faccio riferimento è Crataegus germanica, più noto come nespolo europeo o nespolo comune. Da circa duecento anni, infatti, è arrivato dall'Oriente anche un altro nespolo, quello giapponese (Eriobotrya japonica), dapprima a Parigi, poi a Londra e infine ad abbellire tutti i giardini europei.
Quindi, come distinguere il nespolo dalle altre specie e soprattutto come distinguere i due nespoli? Nessun problema, eccomi al vostro servizio!
Innanzitutto, il nespolo è un piccolo albero, in natura potrebbe raggiungere i 10 metri di altezza ma più spesso, essendo coltivato, non supera i 4 metri; se il nespolo giapponese ha foglie persistenti, quindi è un sempreverde, il nespolo europeo è specie caducifoglia; ambedue presentano una foglia larga e lanceolata, ma l'orientale ha maggiori dimensioni, con nervature più evidenti e la presenza di pelosità nella pagina inferiore.

La fioritura è deliziosa: nel nespolo europeo ricorda quella di molte rosacee (a cui di fatto appartiene come famiglia), quindi con 5 delicati petali bianchi; quelle del nespolo giapponese sono invece spettacolari infiorescenze rosa chiaro, come dimostrato anche dal suo nome scientifico; eriobotrya significa infatti grappolo d'uva e lana, ad indicarne le due caratteristiche principali. Se la fioritura del nespolo europeo avviene in primavera, quella del giapponese è ulteriormente preziosa perché avviene nel periodo tardo autunnale-invernale, diventando così una fonte di alimentazione per molti insetti impollinatori.


Ma ovviamente in una pianta coltivata per scopi agricoli è spesso il frutto che ci interessa maggiormente; anche il nome nespolo viene in parte dal greco (mes = mezzo) e dal latino (pillum = palla), ad indicarne la strana forma di una mezza sfera.
Nella specie europea i frutti appaiono in autunno come piccoli pomi pelosi, inizialmente verdi e poi marroni, con alcune escrescenze simili a tentacoli nella parte piatta; all'interno della polpa si celano 5 semi legnosi ovoidali.
Nel nespolo giapponese il frutto è invece perfettamente ovoidale, di color giallo arancio, e compare in tarda primavera.
Per ambedue le specie bisogna tuttavia applicare un verbo che ai bambini solitamente piace poco: aspettare! Infatti i frutti hanno bisogno dell'"ammezzimento", vanno cioè raccolti acerbi e lasciati maturare alcuni mesi, proprio come vi avevo descritto per le sorbe del sorbo domestico.

Assaporare questo frutto è davvero un’esperienza unica: il gusto è davvero un particolare mix fra aspro e dolce. Ma se nel nespolo europeo se ne risucchia la polpa, diventata con la maturazione molliccia, nel nespolo giapponese il frutto resta turgido.
Era questo il motivo per cui da bambina quello europeo proprio non mi andava giù: il Giambi se la rideva compiaciuto, ma soprattutto consapevole che da grande avrei amato e rimpianto non solo le sue piante, ma anche la sua risata.

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.
Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".
Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.














