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Ambiente | 10 gennaio 2026 | 06:00

Con i suoi semi venivano pesati diamanti, pietre preziose e oro: l'albero dai dolci frutti, ricchezza delle terre sicule

Alberi dimenticati #25/ Alla scoperta di una specie coltivata in Sicilia per il dolce frutto, dai semi tanto importanti nell'oreficeria e utilizzati al posto del cacao

scritto da Paola Barducci

Ho ancora vivido il ricordo della mia prima vacanza in Sicilia quando a Siracusa, mentre mia madre ammirava estasiata l’anfiteatro romano, io restavo conquistata da un venditore occasionale, che con la sua ape, fuori dalla zona museale, vendeva strani frutti, baccelli allungati di color marrone scuro. Non potevo lasciarmeli scappare, e non intendo i familiari, bensì questi lomenti (così il nome botanico dei frutti): con un sacchetto di 2-3 baccelli la visita alle rovine prese una piega decisamente più dolce!

 

Immagino che molti di voi avranno già indovinato, ma forse pur conoscendone il frutto non avrete mai visto in natura un carrubo (Ceratonia siliqua): io in quella vacanza ebbi l’ardire e la fortuna di cercare e trovare alcuni alberi di questa specie, misti agli ulivi, con i quali formano una consociazione che poi studiai all’università come oleo-ceratonieto, di notevole effetto paesaggistico.

Il nome scientifico sembra derivare dal greco "Kéras" (corno) e "téino" (proteso) per la forma del frutto; siliqua è invece latino e indica la tipologia del frutto, questi grossi baccelli lunghi anche 20 centimetri, cuoiosi, inizialmente di color verde in estate e poi marrone ad inizio autunno. Se la parte esterna del frutto è piuttosto dura, presentano però una polpa carnosa, dolcissima e pastosa. Sono buonissimi ma è bene non esagerare, perché la quantità di tannino che contengono può provocare irritazioni allo stomaco.


Carrube - foto: Hans, pixabay

All’interno del frutto sono presenti semi scuri a forma di bottone, molto duri e persistenti nel peso anche a distanza di mesi e anni (se non germinano, ovviamente): per questo furono chiamati "carati" e utilizzati in passato per la pesa di quantità molto piccole soprattutto di diamanti, pietre preziose e oro, poiché il seme aveva e manteneva un peso stabile di 0,2 grammi.

 

Ma come si riconosce la pianta del carrubo? innanzitutto non aspettatevi grandi dimensioni, è un alberello che raggiunge circa i dieci metri di altezza, con una crescita molto lenta, tanto che la specie è plurisecolare e ben si accorda quindi all’ulivo. La corteccia è grigio-marrone tendenzialmente liscia; le foglie sono molto caratteristiche, composte da un numero pari di foglioline, 3-6 paia, ellittiche obovate (con la parte superiore di maggiori dimensioni di quella inferiore, come un uovo rovesciato, per capirsi).

 

Si tratta di una specie poligamo-dioica, quindi con soggetti che possono portare fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta o su piante differenti: di colore verde e poi rossiccio e riuniti in grappolini, detti racemi, si formano all’ascella della foglia.


Ceratonia siliqua, fiori - foto: Júlio Reis, wikimedia

Se la fioritura avviene in tarda estate, il frutto arriverà a maturazione nell’anno successivo e per altro in maniera scalare, quindi sulla pianta, nel periodo tra agosto e settembre,  potreste vedere sia i fiori che i frutti, sia di colore verde e quindi acerbi, che di colore marrone e pronti quindi alla raccolta.

 

Un tempo molto usati nell’alimentazione umana, attualmente i frutti del carrubo servono come foraggio per animali, tolti però i semi. Questi ultimi conoscono ancora una produzione alimentare riducendoli in farina, utilizzata come addensante o gelificante: pensate che questa ha notevoli capacità di assorbire acqua, pari a 50 volte il proprio peso! La polpa della carruba viene ancora usata come succedaneo del cacao, anche se ormai in Italia la produzione di carrube avviene solo nelle zone del ragusano e del siracusano.


Semi - foto: Victor M. Vicente Selvas, wikimedia

Non sarà dolce come un cannolo o una cassata, ma il frutto di questa pianta ormai è diventato un must nelle mie vacanze siciliane. L’ho ritrovato più sporadico anche in Sardegna e lungo le coste tirreniche: ad un occhio forestale un carrubo fruttificante non sfugge mai!

il blog
Paola Barducci - "ForestPaola"

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.

Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".

Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.

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