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Ambiente | 03 gennaio 2026 | 06:00

Il gigante che spacca i sassi. L'albero dall'apparato radicale fortissimo e profondo: attenzione a non piantarlo dove ci sono tubature interrate o in prossimità dell'asfalto

Alberi dimenticati #24/ L’albero che sta vivendo una seconda giovinezza grazie alla sua forza (radicale), ma anche alla sua bellezza in una chioma davvero leonina. Il suo legno è durissimo, ma allo stesso tempo molto elastico

scritto da Paola Barducci
Festival AltraMontagna

Passeggiando per le città, in qualche giardino ricreativo o lungo i viali potreste imbattervi in uno strano albero simile al faggio, nella corteccia abbastanza liscia e grigia, o al carpino bianco per le foglie lanceolate e con margine seghettato.

 

Eppure presenta poi caratteri differenti tanto che potrebbe metterci un attimo in confusione: innanzitutto è un albero davvero maestoso, non tanto in altezza (perché può raggiungere i 20 metri, ma generalmente è più basso) ma per il portamento con tronco breve e chioma espansa, densa e rotondeggiante. 

 

Inoltre, è una specie assai longeva: se lo piantate nel vostro giardino lo potranno ammirare anche i vostri nipoti!


Foglia (foto S. Rae from Scotland, UK wikimedia)

Un’altra peculiarità è l’apparato radicale, fortissimo e profondo, capace di attecchire anche sui sassi: da qui deriva il suo soprannome di "spaccasassi", superando di fatto la proiezione della chioma a terra. Avete capito quale specie vi sto raccontando oggi? Ebbene sì è proprio lui, il bagolaro (Celtis australis)!

 

Questa sua indubbia capacità di svilupparsi anche su terreni instabili, ne fa un’ottima specie per trattenere le rampe, ma attenzione a non piantarlo in prossimità dell’asfalto oppure laddove ci siano tubature interrate, perché con il suo apparato radicale in continua crescita potrebbe creare non pochi danni.

 

Il suo legno è durissimo ma allo stesso tempo molto elastico, per questo è una specie arborea ottimale in città: difficilmente i suoi rami si romperanno, piuttosto si fletteranno al vento. Un tempo i suoi rami, così elastici, venivano utilizzati nella realizzazione di cesti e pure di fruste. Mentre il suo legno veniva usato per lavori di tornitura, per mobilio ma anche come legna da carbone.


Geco su bagolaro (foto Luis Fernández García wikimedia)

La sua chioma così densa di foglie e le altezze contenute ne facevano anche un’ottima specie foraggera, e questo spiega la sua presenza ancora oggi nelle campagne italiane.

 

Un altro carattere distintivo è sicuramente il frutto: ormai molti amici lo sanno che se trovo un bagolaro ad ottobre non sarò contenta fino a quando non avrò raccolto almeno una manciata dei suoi frutti, piccole drupe che in estate sono di color verde e in autunno viola-nerastre. Perché raccoglierle? Perché sono buonissime; dolci e leggermente amidacee, ricordano un po’ i datteri anche se la polpa è davvero meno, per questo me ne serve almeno una manciata per darmi soddisfazione!

 

Da questi frutti deriva non solo il nome volgare, bagolaro (da bagole, piccole palline del frutto) ma anche il secondo soprannome di "albero dei rosari", perché un tempo le famiglie contadine con i semi realizzavano i rosari per pregare.


Drupe (foto Marc Pascual pixabay)

Un tempo con quella poca polpa si realizzavano anche confetture, ma io ve lo sconsiglio data la scarsa produttività e la grande fatica nel realizzarla; meglio utilizzarli come snack istantaneo, oppure lasciarlo ai numerosi animali selvatici che se ne nutrono, ingoiando il seme e favorendo quindi la dispersione con le deiezioni.

 

Spontaneamente è una specie che troverete in tutta Italia, mai a formare boschi puri, piuttosto in compagnia dell’olmo campestre, carpino nero, roverella e orniello a colonizzare terreni solatii e sassosi, dalle zone di pianure fino a quelle collinari; oltre non si spinge, anche se ha una buona resistenza alle gelate invernali, ma predilige temperature più gradevoli.


Bagolaro in campagna (foto Christian Ferrer wikimedia)

Questo bellissimo albero, ormai quasi dimenticato nella sua identificazione, ha quindi visto un passato di ampio utilizzo, gastronomico (per la nostra specie ma anche per gli animali) e per il legno, oggi rivive una seconda giovinezza per la sua tenacia radicale. Un vero esempio di forza e bellezza.

il blog
Paola Barducci - "ForestPaola"

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.

Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".

Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.

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