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Attualità | 07 dicembre 2025 | 06:00

"Dissi a mia madre che se mi avesse lasciato il rifugio lo avrei venduto": dai pellegrini ai turisti in scarpette, gli oltre cent'anni del Cristina raccontati da Vania Negrini

"Guardavo i miei genitori e pensavo che io la rifugista non l'avrei mai fatta, invece eccomi qui". Il racconto di Vania Negrini: "Mi emoziona pensare ai tanti anni trascorsi fra queste mura e mi commuovo nel sentire il racconto di alcuni clienti che ricordano episodi risalenti ai tempi dei miei nonni. Momenti che porto nel cuore"

scritto da Sara De Pascale
Festival AltraMontagna

"Quando mia madre mi parlava di futuro io mi vedevo ovunque, fuorché a quota 2.300". Vania Negrini guarda agli anni della giovinezza con un grande sorriso: quello di chi è consapevole di avere fatto la scelta giusta. 

 

Nel 2011 la donna ha infatti deciso, contro ogni pronostico, di prendere in mano il Rifugio Cristina in Valmalenco, nato grazie al bisnonno Ersilio Bricalli: "Da ragazza dicevo a mia mamma che se lo avesse lasciato a me lo avrei venduto o trasformato in appartamenti - esordisce, intervistata da L'Altramontagna -. Invece, eccomi qui, a gestirlo insieme a mio marito Marcello, che per la montagna e questa struttura nutre una passione smisurata". 

 

La storia del Rifugio Cristina, che sorge a quota 2.287 metri nel cuore delle Alpi Valtellinesi (ai piedi del maestoso Pizzo Scalino), ebbe inizio oltre cent'anni fa, nel 1919, quando il bisnonno di Negrini decise di costruire la struttura (su consiglio e richiesta del parroco di allora) creando un punto d'approdo e di riparo per i pellegrini che in zona vi arrivavano per visitare la chiesetta dedicata ai reduci di guerra, costruita anch'essa in quegli anni. 

 

Dopo aver costruito la struttura, Ersilio decise di dedicarla all'amata moglie Cristina, con la quale per diversi anni gestì il rifugio, passato poi nelle mani dei figli e ancora in quelle della mamma e del papà di Vania, che dal 2011 (dopo oltre 40 anni) hanno affidato la gestione alle figlie: "Oggi - spiega però Vania - mia sorella non lo gestisce più insieme a me. A farmi da braccio destro in tutto e per tutto c'è mio marito, che ama questo posto e queste montagne quasi più di me", ammette. 

 

Dagli anni Venti del secolo scorso ad ora, però, di cose ne sono cambiate: "Allora si approvvigionavano portando tutto a spalle. Anche ai tempi di mio nonno era così: si utilizzava la gerla (cesta a forma di tronco di cono rovesciato con spallacci per essere portata sulla schiena, usata storicamente in montagna per trasportare fieno, cibo o materiali ndr). Poi, è stata costruita la strada, e oggi utilizziamo quindi la macchina per rifornirci: siamo fortunati". 

 

A cambiare nel tempo, oltre ai metodi di approvvigionamento, anche il tipo di clientela che frequenta il Rifugio: dai pellegrini si è passati a famiglie con bimbi, escursionisti e turisti che, in alcuni casi, "mostrano di non conoscere affatto la montagna e di non essere in grado di informarsi a dovere".

 

"Lo testimoniano le scarpe e l'abbigliamento che molti indossano - fa sapere la gestrice del Cristina -. Non mancano infatti in autunno persone che a quota quasi 2.300 vi approdano in pantaloncini pensando che non sia poi così freddo o ancora coloro i quali si ritrovano in difficoltà durante l'escursione perché non prendono in considerazione il fatto che fa buio prima. Più di una volta ci è toccato andare a cercare (e recuperare) qualche cliente dispersosi in montagna a tarda sera".  

 

Se un tempo poi un piatto di minestrone accontentava chiunque, oggi il menù del Rifugio per molti sembra essere sempre troppo corto: "Sono diversi quelli che si lamentano del fatto che non abbiamo abbastanza scelta ad esempio per quanto riguarda i primi o i dolci - prosegue nel racconto Negrini -. Tutte lamentele e richieste che ci fanno capire che diversi frequentatori delle terre alte non comprendono minimamente dove si trovano".

 

Nonostante le difficoltà e qualche "richiesta assurda", però, le soddisfazioni non mancano: "Ho trascorso tutti i miei compleanni in rifugio e posso dire che sono stati tutti indimenticabili - ammette -. Mi emoziona pensare ai tanti anni trascorsi fra queste mura, che trasudano storia (e storie) e mi commuovo non di rado nel sentire il racconto di alcuni clienti che, tornati dopo tanti anni in struttura, narrano episodi che risalgono ai tempi dei miei nonni o dei miei genitori. Sono momenti che porto nel cuore". 

 

Al momento il Rifugio Cristina è chiuso a causa di una frana che ha isolato la zona a partire dall'11 novembre 2025: "Non sappiamo quando potremo riaprire - fa sapere Vania - e questa cosa crea non poco dispiacere. La speranza è che per la prossima estate tutto si sistemi e che la struttura possa continuare ad ospitare escursionisti ed avventori come in questi oltre cent'anni non ha mai smesso di fare", conclude speranzosa.

la rubrica
Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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