È un'illusione pensare che lo sport ci faccia rispecchiare l'uno nell'altro: lo si è visto, per esempio, proprio nella serata inaugurale delle Olimpiadi di San Siro

Lo sport rimane un'attività a due facce. Ed è proprio questa ambivalenza ad attrarre gusti e propensioni anche opposte tra loro. Lo sport è il teatro della vita, contiene tutto, l'hybris scatenata e il fair play. Due facce, come le medaglie finite al collo di questi mirabili atleti olimpici. Dalla rubrica video Fuori dai Giochi, dove L'Altramontagna racconta le Olimpiadi con le riflessioni di Marco Albino Ferrari

Venerdì 6 febbraio, nella serata inaugurale delle Olimpiadi che ora sono giunte al termine, la presidente del Cio Kirsty Coventry, dello Zimbabwe, ha scandito questa frase: "Noi, in Africa, abbiamo una parola che mi piace molto: ubuntu. Significa: io sono perché noi siamo".
La presidente del Cio ha affermato una visione ben precisa dello sport. Lo sport ci insegna che nessun atleta esisterebbe senza il proprio avversario. Ognuno si rispecchia nel suo antagonista. E lo sport è prima di tutto un momento di incontro solidale tra praticanti, un "io" che esce dal "noi". È vero, lo credo anch’io. Ma…
Ma c’è anche la componente contraria. Queste Olimpiadi, come tutte le gare e i campionati fin giù negli oratori dove sulle tribune i genitori dei piccoli atleti insultano avversari e arbitro, ci insegnano che è un’illusione pensare allo sport solo come a un momento di fratellanza. È un’illusione pensare che lo sport ci faccia rispecchiare l’uno nell’altro e che avvicini i popoli confondendosi nelle differenze. Lo si è visto, per esempio, proprio nella serata inaugurale di San Siro. Lo stadio ha acclamato gli ucraini e i canadesi, mentre ha fischiato gli israeliani e gli statunitensi. Non solo, dietro le quinte, i venti atleti russi e bielorussi che componevano la squadra chiamata "atleti neutrali, individuali" sono stati denunciati dai dirigenti ucraini come "clandestini".
Che la si pensi nel segno della presidente del Cio – in modo positivo ed edificante – o invece ci si senta più inclini a vedere nell’agonismo una "continuazione della guerra con altri mezzi", lo sport rimane un’attività a due facce. Ed è proprio questa ambivalenza ad attrarre gusti e propensioni anche opposte tra loro. Lo sport è il teatro della vita, contiene tutto, l’hybris scatenata e il fair play. Due facce, come le medaglie finite al collo di questi mirabili atleti olimpici.
La fotografia in apertura è tratta da questo articolo

L'Altramontagna racconta le Olimpiadi con le riflessioni di Marco Albino Ferrari. Questa rubrica va in onda ogni giorno anche su Radio Popolare















