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Cultura

Calcare, granito o altro? La roccia può essere un indizio per conoscere l'artista Giovanni Buonconsiglio

Un viaggio attraverso la vita di Giovanni Buonconsiglio, pittore ingiustamente trascurato la cui biografia non ci dice tutto, ma qualcosa si può ipotizzare anche grazie alle rocce dipinte nel suo quadro più celebre

Di Silvio Lacasella | 11 febbraio | 12:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ricordare Giovanni Buonconsiglio in concomitanza di una mostra chiederebbe un tempo d’attesa indefinibile, il suo nome non ha sufficiente popolarità e forza attrattiva. Ancor più difficile festeggiarne il lontano compleanno: la biografia, infatti, in mancanza di documenti precisi, indica solo l’anno di nascita: 1465, indicandolo peraltro in forma deduttiva, senza specificarne il giorno (del tutto assente, invece, è quello della morte). Ecco allora che, facendo di necessità virtù, ogni giorno è buono per ricordarlo, come sempre bisognerebbe fare con l’arte, anziché legarla a filo doppio con le ricorrenze e con un mercato che stabilisce, per motivi tutti suoi, le priorità di ogni scelta.

 

Un momento utile per riflettere sulla qualità della sua ricerca espressiva e per incontrare nuovamente uno dei quadri più intensi da lui dipinti: “Compianto sul Cristo morto con la Madonna, San Giovanni Evangelista e la Maddalena” (178x159), opera che, oltre a trasmettere all’osservatore l’atmosfera drammatica della scena, ci descrive, con minuzia di particolari, la natura retrostante. Un racconto nel racconto, non un semplice fondale chiamato a rafforzare le figure in primo piano: il cielo segnato da nuvole filiformi e parallele e la parete rocciosa sulla destra, felsica, segnata verticalmente da numerose fenditure. Parrebbe pietra calcarea o, perché no, granito - poco presente in Veneto, terra d’origine e nella quale l’artista produsse buona parte dei suoi dipinti - e più in Lombardia. Cosa questa che, pur senza prove, potrebbe confermare le ipotesi di qualche suo diretto contatto, sin dagli anni della formazione, con le esperienze artistiche di quella regione.

 

Giovanni Buonconsiglio è attivo tra Vicenza e Venezia. A osservare le date, ci si accorge che precede di una quindicina d’anni Tiziano e Lotto e che compare quindici anni dopo Bartolomeo Montagna, suo primo punto di riferimento. Mentre, per arrivare a Mantegna e Bellini si deve retrocede ancora e la distanza si raddoppia, essendo loro nati agli inizi degli anni ‘30. Il fitto intreccio di continue sollecitazioni che si andavano creando in laguna (tra cui il solco profondo e determinante lasciato dal passaggio di Antonello da Messina), ci fa capire in quale clima artistico si trovò il giovane Buonconsiglio, detto il Marescalco, dalla professione del padre (maniscalco). Un clima tanto affascinante, quanto intimorente.

È sulla scorta di tutto questo che, incoraggiato da un sentire autentico o, forse, come spregiudicato atto di ribellione nei confronti dei protagonisti della pittura veneziana del tempo, egli inserisce all’interno della sua impegnativa prova d’esordio, il “Compianto sul Cristo Morto”, una inattesa andatura emotiva, quasi fosse il naturale raggiungimento di un pittore di origine lombarda il quale, dopo essere transitato per Ferrara, approda a Vicenza per ammorbidire i caratteri aspri e spigolosi della sua tavolozza. Il percorso inverso, dunque. Questo accade quando gli si presenta l’occasione di collaborare all’arredo pittorico della chiesa di San Bartolomeo, ponendo la sua grande tavola accanto a Bartolomeo Montagna e a Cima da Conegliano. Altre opere, successivamente, ne confermeranno il valore, ma rimarrà, questo, il suo capolavoro.

 

Il dipinto, lodato da prestigiosi storici dell’arte, ancora inserito nella sua cornice originale con motivi decorativi di grande raffinatezza, realizzati probabilmente dallo stesso artista, è custodito nella Pinacoteca di Vicenza di Palazzo Chiericati dal giorno stesso in cui fu inaugurata, nel 1855.

La scena è rischiarata da una luce chiamata a partecipare al dramma, diffondendosi come un velo uniforme sull’intera composizione. Il cielo, come detto, è segnato orizzontalmente da nuvole sabbiose, residui di una recente tempesta. L’aria rarefatta, avvicina a noi il paesaggio. L’attenzione al dettaglio e la struttura compositiva probabilmente arrivano da Bellini; la figura stesa del Cristo, da Mantegna; mentre, l’accentuata potenza espressiva giunge da più lontano. Solo una diversa cromia aiuta a distinguere le venature delle rocce dalle pieghe delle vesti di San Giovanni e della Maddalena, la cui eleganza è premiata da un raggio di luce. Collocati sulla destra, permettono alla Madonna di isolarsi con il proprio dolore, accanto al corpo, quasi ligneo, del figlio morto. 

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