Costruire in legno locale per rivitalizzare l'economia della montagna: "Una possibilità concreta per creare lavoro e futuro sul territorio"

Lo scorso 10 novembre a Bardonecchia (TO) è stato organizzato un interessante e partecipatissimo convegno dal titolo: "Il legno locale: la filiera corta come motore di sviluppo". Un evento che ha dato valore a recenti esperienze pilota realizzate in Val Susa, che rappresentano esempi concreti e replicabili

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Lo scorso 10 novembre a Bardonecchia (TO) è stato organizzato un interessante e partecipatissimo convegno dal titolo: "Il legno locale: la filiera corta come motore di sviluppo". Un evento che può farci riflettere sul valore di una risorsa assai presente nelle terre alte italiane, ma spesso poco valorizzata e non ancora protagonista di una bioeconomia capace di generare progettualità concrete.
"Negli ultimi anni abbiamo discusso a lungo del valore del bosco, delle opportunità e delle difficoltà delle filiere del legno locale, ma serviva un’occasione per riunire enti, tecnici, imprese e cittadini e confrontarsi apertamente", spiega a L’Altramontagna Devis Guiget, architetto della Val Susa ormai da anni impegnato nella progettazione di costruzioni realizzate con legno del territorio.
In questa Valle, grazie a progettisti come Guiget, ma anche a imprese forestali e di trasformazione del legno come la cooperativa "La Foresta" e istituzioni come Consorzio Forestale Alta Val Susa, si è creato una sorta di "movimento del legno locale" che da più parti viene osservato e preso come riferimento.

"La sensazione condivisa", spiega Guiget, "è che oggi il movimento del legno locale abbia raggiunto una maturità diversa. Non è più un’idea astratta: ci sono opere costruite, collaborazioni avviate, imprese che si stanno organizzando e una crescente consapevolezza collettiva. I risultati ottenuti dimostrano che, quando istituzioni, imprese forestali, segherie e progettisti lavorano insieme, si può davvero ottenere qualcosa, sempre proporzionato alle dimensioni del nostro territorio".
La svolta avvenuta negli ultimi anni, secondo l’architetto, è che si è passati dalla sola dimensione pubblica anche a quella privata: "Sempre più interventi privati, anche residenziali, stanno scegliendo il legno locale per strutture, ampliamenti, facciate e riqualificazioni. Questo è un segnale fortissimo, perché significa che la filiera non dipende più solo dagli investimenti pubblici, ma sta entrando nella mentalità e nelle scelte dei cittadini".
Quando si parla di legno locale, in questi contesti, si tratta di legno massiccio, non lamellare. Travi e tavole che vengono quindi messe in opera senza altre lavorazioni industriali, ma passando direttamente dalla segheria di valle al cantiere. "Lavorare con il legno massiccio locale presenta ovviamente delle complessità", sottolinea Guiget, "è un materiale naturale, richiede cura, selezione accurata, filiera coordinata e competenze diffuse. Ma è proprio questa la sfida: riscoprire un materiale della tradizione locale e usarlo con tecniche moderne, che richiamano le costruzioni dei nostri nonni ma rispettano gli standard moderni di comfort, sicurezza, efficienza energetica e riduzione dei consumi. Serve impegno da parte di tutti, ma se tutti ci credono, il risultato è possibile".

Il convegno di Bardonecchia, su questo punto, ha mostrato una comunione di intenti trasversale. Erano presenti la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino, le Unioni Montane, il Parco delle Alpi Cozie e poi consorzi forestali, sindaci, imprese del settore, professionisti, ordini professionali e - elemento davvero significativo - tanti giovani e studenti. Questo, secondo l’architetto Guiget, dimostra che il tema non è percepito come qualcosa di marginale o antico, ma come una possibilità concreta per creare lavoro e futuro sul territorio.
Durante la giornata si è parlato tanto del valore della risorsa boschiva, del processo "a cascata" della filiera corta e di come questa possa essere una risposta locale ai problemi globali che abbiamo vissuto: dalla pandemia alle crisi delle materie prime fino alle tensioni internazionali. "Quando il mondo si blocca", sottolinea Guiget, "avere una risorsa a pochi chilometri diventa una ricchezza strategica".
Nell’evento sono stati ricordati anche alcuni degli interventi che hanno rappresentato l’avvio del "movimento" del legno locale valsusino: l’Alpeggio del Meys, il Centro della Cultura d’Alta Quota - Bivacco del Sommeiller (di cui abbiamo parlato qui) e le Casermette del Moncenisio (di cui abbiamo parlato qui).
"Non sono grandi opere né interventi particolarmente iconici", chiosa Guiget, "ma cantieri che hanno voluto aprire una strada, dimostrando che il legno locale può essere usato in modo intelligente e coerente, avviando un processo culturale e tecnico che oggi sta crescendo. Le tante esperienze presentate nel convegno, dalle realtà trentine a queste iniziative locali, hanno dato nuove spinte e conferme: anche interventi piccoli ma ragionati possono creare un precedente e diventare base concreta per politiche territoriali più ampie".
La grande partecipazione di pubblico all’evento, secondo l’architetto, ha confermato una cosa semplice: se ci tutti gli attori in gioco ci credono, una filiera locale e sostenibile bosco-legno-edilizia può funzionare davvero, diventando una preziosa risorsa per la vitalità dei territori montani.













