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Cultura | 10 settembre 2025 | 12:00

È l’unico docente al mondo di 'fischio musicale': Tommaso Novi, dai palcoscenici internazionali alle malghe del Brenta

Domenica 14 settembre, una nuova escursione organizzata dal Parco Naturale Adamello Brenta in collaborazione con Superflùo. La meta? Le malghe del Brenta e un balcone panoramico sul lago di Tovel. L'ospite speciale di questa nuova uscita è il pianista, compositore e cantautore, che ha all’attivo premi importanti e numerose collaborazioni, fra cui quelle con Paolo Fresu, Stefano Bollani, Dick Parry (già sassofonista di Pink Floyd e Who). Ecco l'intervista

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Tommaso Novi, pianista, compositore e cantautore, è l’unico docente al mondo di “fischio musicale”, nel corso istituito a Pisa dalla Scuola di musica G. Bonamici nel 2006. È lui il protagonista della nuova escursione di Superpark, la proposta estiva del Parco Naturale Adamello Brenta, organizzata assieme a Superflùo. L’appuntamento è per domenica 14 settembre e il giro toccherà alcune splendide malghe del Brenta, sul versante che affaccia sulla val di Non, e condurrà anche a un balcone panoramico sul lago di Tovel.

 

Come sempre, l’intento è quello di far dialogare la montagna con ospiti che solitamente appartengono ad altri “mondi”. Assieme alle guide del Parco, quindi, anche persone che, raccontandosi, aprano qualche “finestra” da cui guardare al paesaggio e agli stessi ambienti naturali con occhi diversi.

 

Novi, pisano, classe 1979, artista poliedrico, l’ironia un suo grande “superpotere”, ha all’attivo premi importanti e numerose collaborazioni, fra cui quelle con Paolo Fresu, Stefano Bollani, Dick Parry (già sassofonista di Pink Floyd e Who), i Violent Femmes, The Zen Circus, Ascanio Celestini. Nel 2009 ha inciso la colonna sonora del film “La prima cosa bella” di Paolo Virzì. L'evento del Parco sarà la data 0 di un tour che partirà in autunno e toccherà Svizzera, Belgio e Canada: Fischio, la musica della mia vita.

 

L’itinerario ad anello di domenica partirà da Malga Arza, raggiungibile da Cunevo (TN). Si resterà in quota per toccare altri due alpeggi storici della Val di Non: Malga Termoncello, che offre uno scorcio spettacolare sulla val di Tovel, e Malga Loverdina. L’attività dura tutta la giornata (pranzo al sacco a carico dei partecipanti).

 

Novi, partiamo dall’inizio, come sempre. Come sono stati i suoi esordi nel mondo della musica?

Il classico inizio di un bambino italiano, figlio di operai, che viene messo vicino a un pianoforte e intraprende un viaggio musicale. Negli anni 80 del resto otto bambini su dieci giocavano a calcio e suonavano il piano. Il mio amore per lo strumento è nato così. Ricordo i concertini che facevo nei salotti di casa mia, come un piccolo Mozart, per la nonna e i miei vicini di casa. L’attenzione del pubblico per me era qualcosa di…interessante.

Ho continuato a studiare repertorio classico fino a 12, 13 anni. Poi ho iniziato un percorso nel jazz con i miei maestri Mauro Grossi e Andrea Pellegrini. Così ho cominciato a mescolare le carte e ho intuito che il panorama poteva essere più ampio, che la passione per la musica permette di attraversare vari generi in grande libertà.

 

Di solito iniziare a studiare musica è faticoso, c’è il muro del solfeggio da scalare.

In realtà ho sempre fatto bene i conti anche con la teoria musicale, forse ho avuto insegnanti intelligenti. Anche se è vero, si insegna la musica come se si insegnasse a nuotare ai bambini facendogli prima studiare per anni fisiologia e poi forse dopo mettendoli finalmente in vasca. Siamo un po’ al Medio Evo. Io per fortuna non sono affogato durante il solfeggio. Poi ho proseguito al Cherubini di Firenze con studi di composizione, quindi con un percorso di musicoterapista.

 

Nel frattempo nel 2005 ha fondato il Gruppo Gatti Mézzi, con cui ha inciso diversi album, ha vinto un Premio Ciampi ed è stato finalista all’altrettanto prestigioso Premio Tenco. Ci racconta quest’avventura?

I Gatti Mézzi hanno fatto della commistione fra la musica colta e il vernacolo pisano il loro successo. Sei dischi, tournee in Italia e all’estero, in Canada, in Francia, un grande apprezzamento del pubblico. È stata anche la mia prima vera occasione di un approccio professionale alla musica. Finalmente, quando mi chiedevano cosa facevo nella vita, potevo dire: faccio il musicista. Perché di solito se fai un’affermazione del genere in Italia la gente ti risponde: sì, ma cosa fai veramente?

 

Come è nata la scintilla?

Una serie di incontri ed eventi, due teste che si sono unite, io e Francesco Bottai, l’altra metà dei Gatti Mézzi. C’era alla base l’amore per il vernacolo pisano. E poi la passione per la musica “colta” ma nutrita dalla frequentazione dei “bassifondi” della cultura, il blues, anche il jazz. La scelta vincente è stata il contrasto fra testi ironici, irriverenti, e la scelta musicale abbastanza anomala. In quanto ai premio, oltre a quelli citati anche il Premio della satira a Forte dei Marmi per “Morirò in un incidente stradale”, il Premio Barezzi, e altri, ci hanno fatto piacere, certo, ma ci siamo anche chiesti se ce li meritavamo davvero.

 

Vediamo a questa cosa unica, che la contraddistingue nettamente: la docenza di “fischio musicale”.

Di fischiatori ce ne sono tantissimi, ci sono fuoriclasse in tutto il mondo. Di cattedre ufficiali no, non ce n’è. In India c’è un maestro che ha una classe di fischiatori a livello abbastanza ufficiale, ma per il resto solo youtuber. Io ho avuto un’infanzia molto agitata. Sono stato il tipico maschio che fa dannare i genitori. Avevo molti tic, il fischio era uno. Io fischiavo sempre, a scuola, in piscina, al campo di calcio. È una cosa che mi ha accompagnato fino all’adolescenza. Prima si sentiva il fischio, poi arrivavo io. Facendo un percorso musicale il fischio però si è strutturato. A vent’anni senza accorgermene sapevo fischiare bene. Poi, durante una notte di baldoria con gli amici, mi dicono: perché non insegni a fischiare? Il giorno dopo avevo già buttato giù un foglietto con degli appunti, che è diventato la prima lezione di fischio. In capo a due anni, il primo capitolo del mio corso. Tutto ciò è transitato attraverso la grande figura di Andrea Pellegrini che nel frattempo era diventato direttore della scuola Bonamici.

 

E quindi l’istituzionalizzazione, un corso di fischio in una scuola di musica.

All’inizio c’è stato il boom, una decina di iscritti. Si presentarono due cacciatori ultraottantenni che alla fine della prima lezione mi dissero: guardi, non so se ci iscriviamo, ma se ci insegna a fare l’allodola sì. Fu necessaria un po’ di disambiguazione. Il fischio musicale suona ovviamente come una cosa bizzarra, se non lo si conosce. Ma il fischio è uno strumento, con le sue peculiarità, le sue caratteristiche, e in quanto tale, passibile di insegnamento. L’operazione difficile che ho dovuto fare è stata indagare approfonditamente la fisiologia del fischio, capire cosa succede in bocca. Il percorso è stato lungo, pieno di insidie ma, anche grazie al contributo dei miei allievi, a volte ho potuto cambiare direzione, persino, se necessario, fare marcia indietro.

Ogni anno ho come media 2-3 allievi fissi, ma il corso è anche on-line e quindi si arricchisce di allievi sparsi in tutta Europa. Il percorso didattico è strutturato su tre livelli. Potrebbe durare 3 anni. Come un triennio di conservatorio. Poi il percorso che fa il musicista, in realtà, può non finire mai.

 

Ma ci vogliono dei requisiti fisiologici particolari per diventare dei bravi fischiatori?

Non esistono requisiti fisiologici necessari. Ci vogliono bocca, polmoni e diaframma. Poi tutto va in base alla sensibilità, al gusto e alla passione.

 

Lo sbocco?

Il fischio è uno strumento, possiamo farne ciò che vogliamo. La verità però è che se non esiste una scuola nel mondo un motivo c’è: il fischio viene considerato una stranezza. In molti paesi del mondo ci sono dei tabù, fischiare è vietato o è considerato di malaugurio. In teatro, in nave non si deve fischiare. In Italia, per le donne è stato considerato a lungo sconveniente fischiare. Ma già Omero parla di alcuni musicisti che usano il fischio e negli ensamble rinascimentali e barocchi i flautisti dovevano essere anche bravi fischiatori perché due flautisti quando suonavano insieme spesso le note in comune le fischiavano, e se si rompeva un flauto il flautista continuava col fischio. Parlo soprattutto di flautisti perché il flauto è lo strumento più simile al fischio.

 

E poi cosa succede?

Succede che a un certo punto il fischio sparisce dai contesti ufficiali. C’è qualcosa che culturalmente si mette a remare contro. Qualcosa che dice che questo non è uno strumento, che non è appropriato o opportuno fischiare o che lo si fa solo in certe circostanze.

 

Auguri per il suo impegno per dare nuova dignità al fischio, allora. Nel frattempo, però, dal 2017 ha intrapreso la carriera solista. Il titolo del primo album è formidabile: “Se mi copri rollo al volo”. Le fonti di ispirazione?

Dopo 12 anni di Gatti avevo voglia di vedere se riuscivo a camminare da solo. Nel primo disco, e nel libro che lo accompagnava, ho raccontato la passione per i videogames, e le altre mie ‘dipendenze’, era un concept-album. Il secondo disco, “Terzino fuorigioco”, è una raccolta di brani che avevo nel cassetto, è stato il disco del Covid, lo guardo con una strana sensazione, non contiene solo ricordi positivi e gioiosi.

 

Una curiosità: fra le sue collaborazioni ne vedo una con un gruppo rock degli anni 80 che ho amato molto, i Violent Femmes.

Grazie per questa domanda. Il tutto nasce da una collaborazione con The Zen Circus, gruppo indie rock pisano nato nel 1994. Brian Ritchie, il leader dei Violent Femmes, aveva prodotto un loro disco. Quando gli Zen Circus sono andati in tour con i Violent Femmes ho conosciuto Brian e ho suonato molto con lui. Finché, a Torino, ho suonato tutto il concerto con Violent Femmes. Brian mi disse: sei un gran musicista. E mi ha fatto entrare in un club internazionale di musicisti che suonano e insegnano lo shakuhachi, uno strumento giapponese a fiato di cui lui è maestro.

 

Quali sono le collaborazioni che considera più importanti per la sua evoluzione?

Quelle con Fresu e Bollani. Fresu è stato il primo a dare riconoscibilità al fischio, invitandomi al festival che organizza in Sardegna, il Berchidda, dove abbiamo anche duettato. Bollani perché mi ha apprezzato fino ad invitarmi alla nota trasmissione via dei Matti n. 0.

 

Da Pisa alla montagna, Come la mettiamo?

Ho le gambe secche, io sono più ‘marino’ e pescatore, che montanaro. Il tempo libero lo passo sugli scogli con una canna da pesca in mano. Ma da qualche tempo vengo in montagna e non vedo l’ora di essere in Trentino. Spero ci siamo tanti uccellini con cui duettare.

 

L’escursione in pillole

Ritrovo: ore 8.30 presso la palestra di Cunevo – Contà

Tipologia di percorso: facile

Dislivello: 300 m.

Quota di partecipazione: € 15,00

 

Informazioni e iscrizioni: ApT Val di Non

Cunevo, palestra ( Come arrivare )

Web: https://book.pnab.it/it/esperienza/raccontare-per-immagini-51
Mail: info@visitvaldinon.it
Tel: 0463830133

 

Immagine di apertura: Tommaso Novi e una foto dall'anello delle malghe delle Dolomiti di Brenta (foto di Traian Grigorian, APT Val di Non Soc. Coop)

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