La nuova frontiera dell’esplorazione: il mondo nascosto (e sempre più pericoloso) delle cavità glaciali. "Luoghi meravigliosi, dove la luce riesce a entrare e a diffondersi nella frequenza del blu"

"Esplorando il sottosopra. Grotte di ghiaccio e ghiacciai in grotta" è il primo di quattro incontri organizzati dal Muse per la rassegna "Dialoghi sul ghiaccio". L’appuntamento è per mercoledì 15 ottobre alle ore 18:00. Francesco Sauro, geologo, speleologo ed esploratore, e Leonardo Latella, zoologo del Museo di Storia Naturale di Verona, dialogheranno con Christian Casarotto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Ci sono grotte davvero spettacolari: come colori e, adesso, anche come dimensioni, perché di fatto sono sempre più grandi. Da tanto tempo cerchiamo di salvare questi paesaggi così evanescenti, almeno nella memoria, di farle vedere attraverso fotografie".
Il prossimo mercoledì 15 ottobre, alle 18:00, lo spazio dell’Agorà del Muse ospiterà l’incontro Esplorando il sottosopra. Grotte di ghiaccio e ghiacciai in grotta, nell'ambito dell'edizione autunnale dei "Dialoghi sul ghiaccio" (qui il programma completo).
Per l’occasione, Francesco Sauro, docente al Dipartimento di Geoscienze dell’Università degli Studi di Padova e presidente dell’Associazione di Esplorazioni Geografiche La Venta, e Leonardo Latella, zoologo del Museo di Storia Naturale di Verona, dialogheranno con Christian Casarotto, glaciologo del Muse.
L’incontro vuole raccontare al pubblico un mondo nascosto: quello delle cavità glaciali. La biodiversità e le caratteristiche degli ambienti delle grotte di ghiaccio e dei ghiacciai in grotta sono tratti geologici e ambientali propri di un ecosistema unico nel suo genere e ancora fortemente sconosciuto.
Attraverso immagini, dati scientifici e testimonianze dirette, l’incontro offrirà uno sguardo inaspettato su questi ambienti, rivelandone il fascino e l’importanza scientifica e culturale.
Affascinati dal tema, abbiamo chiesto qualche anticipazione dell’incontro di domani. Ne abbiamo parlato con Francesco Sauro che, oltre al già menzionato incarico per il Dipartimento Unipd di Geoscienze, è geologo, speleologo ed esploratore. Ciò che ne è emerso, infatti, sembra proprio avere a che fare con una nuova frontiera dell’esplorazione.

Che genere di ghiacciai ha esplorato? Cosa cercate al loro interno?
Ci sono due tipologie, diciamo di “ghiacciai”, di cui mi sono occupato: i ghiacciai veri e propri, come il Gorner in Svizzera, e i glacionevati ipogei, cioè grotte carsiche che contengono depositi di ghiaccio. Nel ghiacciaio del Gorner, sul quale lavoriamo con l'associazione di esplorazioni geografiche “La Venta”, abbiamo attivo un monitoraggio che dura ormai da più di 30 anni. Mentre prima, diciamo negli anni Novanta e primi anni 2000, ci si occupava di vedere come evolvevano i mulini glaciali, quindi questi pozzi che vengono scavati dalle acque di fusione sulla massa glaciale; dal 2014 abbiamo cominciato a studiare di più invece le cavità glaciali che sono sul fianco del ghiacciaio, quindi le grotte di contatto, che sono quelle che si trovano al contatto tra la massa glaciale e il fondo roccioso. Il ghiacciaio praticamente non sta solo ritirandosi dal fronte ma sta collassando e assottigliandosi per questi processi di fusione all'interno. Abbiamo fatto dei lavori simili sul ghiacciaio dell'Aletsch, il più grande delle Alpi, sempre in Svizzera, e poi abbiamo lavorato moltissimo in Groenlandia, sulla calotta glaciale. Per quanto riguarda invece i cosiddetti glacionevati ipogei, si tratta di grotte carsiche, soprattutto delle Dolomiti e delle Prealpi, con all'interno dei depositi di ghiaccio anche molto grandi. Questi sono in parte legati alla Piccola era glaciale (1310-1850 circa), e in parte anche all'ultima glaciazione. Questi depositi sono fondamentali perché alimentano anche le sorgenti carsiche in periodi estivi, quando non ci sono molte precipitazioni. La fusione di questi glacionevati interni alimenta le sorgenti a valle, e oggi si stanno riducendo tantissimo. In questi casi non c'è più rigenerazione, o meglio, non c'è stata negli ultimi vent'anni almeno. Una volta si accumulava la neve dentro queste grandi doline, questi grandi ingressi, poi la neve passava in ghiaccio e quindi c'era una sorta di ricarica che faceva sì che ci fosse un equilibrio. Ad oggi, invece, il bilancio è assolutamente negativo.

Addentrarsi in queste grotte è più pericoloso rispetto a prima? Come funziona oggi una spedizione speleologica?
Assolutamente. La fusione in questo momento è molto accelerata, sia in superficie che all'interno, crea crolli, rende le superfici di ghiaccio instabili, quindi andarci a monitorare è molto complesso. Questi monitoraggi devono essere fatti durante la stagione della fusione, perché è lì che andiamo a capire quant'acqua entra, quindi nel momento peggiore in termini la consistenza della stabilità e della sicurezza. In tal senso si sta cercando di usare nuove tecnologie, come i droni, per fare rilevazioni 3D senza andare noi stessi. È chiaro però che, se devi installare delle centraline di monitoraggio, in qualche modo ci devi andare; quindi in quei casi ci si va d'inverno o comunque in autunno inoltrato, quando di nuovo il freddo sta bloccando tutto e la situazione è un po' più stabile. D’estate tendenzialmente si mandano i droni, si misura con le telecamere termiche, laser scanner, si misura all'esterno quant'acqua entra all'interno eccetera. Poi a novembre o dicembre si va ad installare gli strumenti di monitoraggio.

Che impatto emotivo ha addentrarsi in contesti così estranei a noi? Cosa può raccontare il mondo sotterraneo a noi che viviamo in superficie?
Sono luoghi meravigliosi, dove la luce riesce ad entrare e a diffondersi nella frequenza del blu. Ci sono grotte davvero spettacolari: come colori e, adesso, anche come dimensioni, perché di fatto sono sempre più grandi. Da tanto tempo cerchiamo di salvare questi paesaggi così evanescenti, almeno nella memoria, di farle vedere attraverso fotografie. Questa è proprio una delle ragioni d'essere dell'associazione. In questi anni abbiamo documentato tutto quello che sta succedendo dentro i ghiacciai: un luogo assolutamente spettacolare in continua evoluzione, che cambia a seconda del momento. Noi siamo dei privilegiati: possiamo andarci e portare fuori delle foto, in modo che le persone possano vedere. L'impatto del cambiamento climatico ha forti conseguenze sulla superficie, ma dall’interno è ancora più visibile e misurabile. Quello che succede dentro le grotte è qualcosa di molto misterioso e poco conosciuto, che molto spesso non viene neanche presa in considerazione nei modelli di previsione dell'evoluzione del ghiacciaio stesso. I rilevamenti possono correggere le nostre stime, e quindi anche aiutarci a prevenire dei disastri come quello della Marmolada. Bisogna ricordarsi che si tratta di una massa glaciale talvolta antichissima, quindi la possibilità di attraversarla e di studiarla da dentro è estremamente interessante e significativa. Nell’Altopiano di Asiago, per esempio, abbiamo studiato dei tronchi preservati all’interno di una massa glaciale in grotta: questi documentano l'arrivo dei cimbri nel 1200, nonché il taglio dei boschi sotto la Serenissima. Poi c'è tutto il discorso dell'acqua potabile, queste grotte sono le sorgenti che utilizziamo principalmente per l'acqua potabile in Italia. Cosa succederebbe in caso di grandi siccità se perdessimo questi nevai interni? Insomma, quello che si è conservato dentro è la nostra storia ed il nostro presente.
Oggi viviamo in un mondo che pensiamo di conoscere da capo a piedi. Se parliamo del mondo sotterraneo, quanto è rimasto ancora da esplorare?
Moltissimo. La glaciologia è una disciplina molto recente, e sono molto poche le persone che studiano i ghiacciai. D’altra parte, sulle Alpi il tempo scorre veloce e i ghiacciai si stanno riducendo: stiamo perdendo informazioni importantissime e c'è ancora moltissimo da fare. Tutta la zona himalayana, ma anche in Patagonia, sulle Ande e in tutte le zone temperate, c'è ancora tantissimo da fare. Per quanto riguarda le grotte con ghiaccio, poi, ce n’è ancora di più; perché man mano che questi depositi di ghiaccio si riducono danno accesso a nuove grotte, a settori di sconosciuti che una volta erano pieni di ghiaccio e quindi aprono prospettive esplorative assolutamente nuove e affascinanti. Si pensi a cosa è successo sulle Conturines: dove in seguito allo svuotamento naturale di lago nel 1994, si è scoperta una cavità sotterranea chiamata Abisso Cenote delle Dolomiti. Con l’avanzare di questi cambiamenti, sicuramente assisteremo fenomeni inaspettati che ci parlano del mondo sotterraneo e non solo.













