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Cultura | 12 novembre 2025 | 19:00

"Possiede la rara dote di rendere comprensibili e avvincenti a chiunque temi scientifici sovente complessi". A Giovanni Baccolo il Premio Marcello Meroni sezione cultura

Glaciologo, ricercatore e componente del Comitato Scientifico de L’Altramontagna è stato insignito del riconoscimento, ex aequo con Claudio Gasparotti. Ecco la motivazione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Giovanni Baccolo, glaciologo, ricercatore e componente del Comitato Scientifico de L’Altramontagna è stato insignito del Premio Marcello Meroni 2025 nella sezione Cultura, ex aequo con Claudio Gasparotti. La cerimonia si è svolta l’8 novembre a Milano, nella sala d’onore di Palazzo Marino, in piazza della Scala.

 

Si tratta della XVII edizione del Premio istituito a ricordo del lavoro, delle passioni e degli interessi di Marcello Meroni, astrofisico ed alpinista deceduto per malattia nel 2008. L’organizzazione ha scelto volontari che si sono prodigati, con discrezione e originalità, nell’ambito sportivo, ecologico, culturale o solidale della montagna. 

 

Il Premio è promosso dai famigliari di Marcello, da varie realtà del Club Alpino Italiano (la Scuola di Alpinismo Silvio Saglio, la Scuola Regionale di Alpinismo, la SEM Società Escursionisti Milanesi), dall’Associazione Ricreativa e Culturale dell’Università Statale e dall’Unimont (Università della Montagna) e ha il patrocinio del Comune di Milano.

 

Tra le molte candidature pervenute, la Giuria ha scelto per l’edizione del 2025 persone normali eppure speciali, persone esemplari che vivono in mezzo a noi senza che ne accorgiamo, e che si sono distinte per impegno etico e volontario nei settori dell’Alpinismo, della Cultura, della Solidarietà e dell’Ambiente connessi con la Montagna

 

I vincitori sono stati presentati da coloro che li hanno proposti, con la motivazione della candidatura, e la proiezione di foto e filmati della loro attività. La cerimonia, condotta da Luca Calvi, era aperta gratuitamente a tutta la cittadinanza e ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e attento. 

 

La redazione de L’Altramontagna si congratula con Giovanni Baccolo per il riconoscimento ottenuto, con la seguente motivazione:

 

“Scienziato, ricercatore e docente universitario con notevoli esperienze nello studio dei ghiacciai, dell’ambiente e dei climi alpini e montani, si occupa in particolare di ricostruzioni paleoclimatiche mediante carote di ghiaccio e di geomorfologia degli ambienti glaciali e di alta quota, impiegando tecniche innovative grazie alle quali ha stabilito nuove connessioni tra la glaciologia, la paleoclimatologia e le scienze planetarie.

A fronte della notevole esperienza acquisita negli ambiti delle scienze della Terra a dispetto dell’ancor giovane età, grande appassionato di montagne e natura, Giovanni Baccolo possiede la rara dote di rendere comprensibili e avvincenti a chiunque temi scientifici sovente complessi, imponendosi all’attenzione per le sue qualità di divulgatore culturale di eccezionale valore nonché di prezioso educatore alla conoscenza e alla sensibilità verso i territori montani e i loro meravigliosi e fragili ambienti, convinto che solo attraverso conoscenza e consapevolezza sia davvero possibile favorire la protezione e la conservazione dell’ambiente. Mette a disposizione le sue competenze scientifiche con il lodevole intento di coinvolgere ed informare il pubblico, combattendo la diffusa piaga del negazionismo e delle fake news. Con uno stile sobrio, chiaro e avvincente che promuove una presa di coscienza personale, stimola a riflettere su temi attualissimi e di interesse collettivo, divenendo pregevole strumento di divulgazione e sensibilizzazione unico nel suo genere nell’attuale contesto culturale italiano.

 

Di seguito, gli altri premiati e le rispettive motivazioni.

 

Sezione Cultura, premiato (ex aequo) Claudio Gasparotti:

Architetto, intellettuale e uomo di montagna, alla professione ha sempre unito una visione civile: i suoi progetti nascono dal rispetto per il paesaggio e dall’idea che il territorio sia un bene comune da abitare con cura. Collaboratore della Commissione pro Natura Alpina del CAI, ha contributo all’istituzione del Parco dell’Adamello. Già Presidente del Centro Camuno Studi Preistorici, intreccia ricerca e cultura portando la montagna al centro del dibattito pubblico. Scrittore e relatore, ha dato voce a una riflessione poetica e civile con la rassegna “racCONTA LA MONTAGNA”, organizzando oltre 60 incontri per il Polo UNIMONT dell’Università di Milano, del quale è Advisor, avviando generazioni di giovani alla letteratura alpina. La storia di Claudio Gasparotti testimonia coerenza, passione e l’idea che custodire le montagne significhi custodire il futuro. La sua figura  incarna la montagna come luogo di memoria, responsabilità e speranza per il futuro. Oggi, in prima linea per la tutela del Parco dell’Adamello, è esempio di come la passione civile possa diventare azione concreta. La sua voce è chiara e autentica, un invito a guardare le montagne non come paesaggio, ma come radice viva delle comunità alpine”.

 

Sezione Solidarietà, premiato Walter Fumasoni:
Ingegnere specializzato in strutture e servizi per l’accessibilità, ogni suo progetto è un passo verso l’inclusione, con una attività volontaria che si esplica su tre filoni: l’ospitalità, l’organizzazione di volontariato denominata “dappertutto” e l’accompagnamento. Alla Torre dei Basci, un immobile in Valmalenco da lui acquistato e ristrutturato, mette a disposizione 8 appartamenti accessibili, punto di partenza per escursioni alpine e decine sono state in questi 15 anni le persone che ne hanno usufruito gratuitamente. “Dappertutto” è una organizzazione di volontariato da lui fondata, per aiutare le persone fragili e le famiglie rendendo accessibili gli ambienti. Consente di praticare l’escursionismo ideando ausili specifici per percorrere i sentieri, mappando i percorsi, formando e gestendo gli accompagnatori volontari con l’obiettivo dichiarato di superare i limiti .posti dalla disabilità.
Partecipa inoltre come accompagnatore alle uscite del CAI “A ruota libera” e collabora con il Parco dello Stelvio, il Parco delle Orobie Valtellinesi e con numerosi enti pubblici e privati, fermamente convinto che l’accompagnamento in montagna è la metafora della vita di chi , magari timoroso per qualche fragilità, affronta una salita e con l’aiuto degli altri riesce a raggiungere la cima”
.

 

Premio speciale assegnato ex-aequo a Maria Chiara Pesenti e Miriam Rubeis con le seguenti motivazioni:

 

Maria Chiara Pesenti 

Bergamasca di San Pellegrino Terme, massoterapista di professione, ha una storia personale di forte resilienza e rinascita che ha trovato senso nella cura di Sussia, luogo fragile e “marginale” da cui provengono le sue radici ed al quale ha scelto di dedicare il suo tempo libero anche al di là dell’associazione “Amici di Sussia” che presiede. Con costanza e discrezione, spesso armata di motosega o decespugliatore, ripulisce sentieri e collegamenti tra le case, incontra gli anziani ex residenti, raccoglie memorie e le trasforma in patrimonio condiviso. Costruisce un modo nuovo di abitare la montagna e invita a viverla senza consumo, con passo lento e cuore aperto, regalando a chi arriva lassù non solo paesaggi ma esperienze autentiche. Con dedizione e discrezione trasforma un borgo fragile in luogo di memoria, comunità e accoglienza. Il suo impegno volontario unisce solidarietà, cultura alpina e originalità, intrecciando cura del territorio, raccolta di memorie e promozione di un turismo gentile e sostenibile. Dimostra come anche le montagne marginali possano diventare spazi vivi, generare legami autentici, riscoprire tradizioni e ispirare rispetto, appartenenza e speranza nelle nuove generazioni.

 

Miriam Rubeis

Donna di montagna, della Valle Stura di Demonte dove è cresciuta e dove ha deciso di tornare dopo la laurea. Ottima cantante, si occupa di teatro sociale e di eventi culturali, programmando e seguendo, tra l’altro,  tutta l’attività dell’Ecomuseo della Pastorizia di Pontebernardo,  frazione del comune di Pietraporzio. Una donna che ha deciso di restare e che lavora per rilanciare il ciclo di (ri)utilizzo della lana in un luogo noto per la pastorizia e le vie di transumanza (La Routo) verso la Provenza. La figura di Miriam si impone per la straordinarietà del suo impegno ordinario che fa di lei l’erede e la testimone delle donne che restano e che tengono duro, nonostante la solitudine e la fatica. Con lei viene inoltre premiato l’ecomuseo, perché anche la quotidianità può essere eccezionale e diventare gesto di resistenza e di costruzione.

 

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