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Cultura | 08 giugno 2025 | 18:00

"Sfruttare il proprio territorio pur di riuscire a sostentare la propria famiglia": una contraddizione diffusa che lo storico Luca Trevisan proverà ad analizzare al Festival de L'AltraMontagna

Sabato 14 giugno (ore 16:00, Cortile Urbano di via Roma, evento gratuito) al Festival de L’AltraMontagna - che si terrà a Rovereto - Luca Trevisan, scrittore e dottore di ricerca in storia dell’Arte all’Università di Verona, ci presenterà il suo nuovo romanzo “Stagioni fragili”, in uscita nei prossimi giorni per Cierre edizioni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

“Una storia famigliare è l’occasione attraverso cui la Storia del Novecento entra nella storia del romanzo e si intreccia con quella dei personaggi”.

 

La storia della montagna e la storia di una montagna, quella dell’Altipiano dei Sette Comuni, si intrecciano nel breve respiro di un anno della vita di Sergio, il protagonista di Stagioni fragili: il nuovo romanzo di Luca Trevisan, in uscita per Cierre edizioni.

In vista della prossima pubblicazione del romanzo, il Festival de L’AltraMontagna ospiterà l’autore sabato 14 giugno alle ore 16:00; l’evento è del tutto gratuito e si terrà al Cortile Urbano di via Roma, a Rovereto.

In vista di sabato 14 e dell’uscita del libro, Trevisan ci ha concesso qualche anticipazione.


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

Com’è nato il progetto del romanzo?

 

Il progetto è nato a fine 2022, ha avuto una gestazione piuttosto lunga. L’intento era quello di affrontare attraverso la trasfigurazione narrativa, ovvero tramite una storia inventata che però è calata nel nostro recentissimo passato, gli sviluppi che hanno determinato il cambiamento radicale della montagna avvenuto nell’ultimo secolo. Se ora la montagna è quasi esclusivamente luogo di svago, sport e relax; nei secoli passati, seppur forse da una posizione marginale dal punto di vista geografico, aveva una sua centralità di natura economica. Moltissime risorse indispensabili alla pianura venivano dalla montagna, dal legname alle miniere; il romanzo ad esempio è ambientato nell’Altipiano dei Sette Comuni, storicamente appartenuto alla Serenissima, che da esso traeva enormi risorse. Ma da allora ad oggi è passata attraverso un processo che l’ha portata a mutare pelle in modo radicale. Il romanzo è costruito dalla primavera all’inverno, e si conclude con l’affacciarsi della primavera dell’anno successivo. Nel tempo di un anno è contenuto il respiro di un intero secolo, attraverso una serie di richiami che attraversano tutto il Novecento dalla prospettiva di un singolo territorio. L’Altipiano è il luogo dove vivo e che conosco meglio, qui però aspira ad essere l’immagine che permette lo sguardo su un intero cosmo, quello della montagna nel suo insieme.

 

 

Quali sono gli snodi storici che emergono a testo?

 

Ci sono stati dei momenti nell’ultimo secolo che hanno scardinato la montagna per com’era, rendendola quella che è oggi. Sicuramente per l’Altipiano un momento chiave è stata la Grande Guerra. La gente fu costretta a scappare, avvenne una sorta di diaspora dalla quale non tutti torneranno; e chi invece scelse di tornare dovette ricostruire tutto da zero. Nel corso del Novecento, con l’industrializzazione della pianura, la montagna prese a diventare progressivamente sempre più marginale dal punto di vista industriale. Con il boom economico del secondo dopoguerra, la montagna iniziò ad essere letta per la prima volta come luogo di divertimento, fu il momento della costruzione dei primi impianti da sci e delle seconde case. Questi momenti compaiono nel romanzo quando il protagonista ritorna in Altipiano, da dove proviene, e incontra lo zio. L’occasione è buona per una rievocazione delle vicende della famiglia, che è l’espediente narrativo tramite il quale la Storia del Novecento entra nella storia del romanzo, e si intreccia con quella dei personaggi. In più momenti nel corso della storia famigliare ritorna la necessità di scegliere se restare o andarsene, considerate le ristrettezze economiche della vita in quota. Da qui nasce la contraddizione nell’atteggiamento di chi sceglie di restare a viverci, che per primo è disposto a sfruttare il proprio territorio pur di riuscire a lavorare e sostentare la propria famiglia.

 

 

In che modo la Storia entra in risonanza con la vicenda dei personaggi?

 

Il titolo che ho scelto credo sia piuttosto eloquente, e si riferisce contemporaneamente ad una stagione fragile per la montagna e per il protagonista. In qualche modo, sia l’ambiente sia il protagonista, Sergio, attraversano una profonda fase di crisi. Per Sergio, in questo periodo, coincidono l’incrinarsi del rapporto con la propria compagna e l’insoddisfazione nel lavoro da giornalista, che peraltro lo tiene in una condizione economica precaria. Questa è la ragione per cui tornerà durante l’estate in Altipiano, a lavorare dallo zio che gestisce una malga; lassù c’è anche il fratello che si occupa della gestione di alcuni impianti. All’interno della famiglia stessa ho voluto proiettare una sorta di spaccatura sociale: chi ha una visione ancora tradizionale e chi ha una visione più moderna, due prospettive non sempre antitetiche ma ugualmente conflittuali, tramite le quali il lettore è invitato a leggere il territorio. La fragilità del protagonista risuona nella fragilità di un intero territorio e tutta una comunità. Questo rispecchiamento porterà alla fine ad una serie di riflessioni, che però, lungi da offrire una soluzione univoca, lasceranno emergere una domanda: queste terre ci appartengono o siamo noi ad appartenere loro?

 

 

Luca Trevisan è dottore di ricerca in Storia dell’arte moderna presso l’Università di Verona, dove svolge attività di ricerca dal 2005. Docente di Lettere nella scuola superiore, ha insegnato Storia dell’arte e dell’architettura presso l’Università di Venezia Ca’ Foscari e presso alcuni centri di restauro del Veneto. È membro del Comitato scientifico della Fondazione di Storia di Vicenza e del Comitato di gestione del Museo Diocesano di Vicenza. Accademico olimpico ordinario, ha all’attivo numerose pubblicazioni di storia dell’arte e dell’architettura venete e di storia della montagna vicentina.

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