Contenuto sponsorizzato
Cultura | 07 gennaio 2025 | 20:00

Storia di un ciliegio, oggi "torretta di guardia" dalla quale osservare le vicende di alberi, esseri umani, boschi e montagne

È passato già un anno dal lancio de L'AltraMontagna e questo è il trentesimo contributo del mio Blog, in cui ho cercato di mescolare racconti di esperienze vissute camminando o pedalando nei boschi a riflessioni nate da dialoghi e osservazioni. Ho pensato di celebrare questo anniversario pubblicando un testo scritto esattamente un anno fa, per dare il benvenuto al nuovo progetto editoriale. Parla di uno scambio di parole con un novantenne, di un vecchio stavolo abbandonato e di un ciliegio

Festival AltraMontagna

"Te lo ricordi il ciliegio? Quello di fronte allo stavolo?" ho chiesto a Giovanni, quasi urlando, per superare la sua difficoltà di udito e il brusio incessante della Casa di riposo.

 

"Come no! L'ho piantato io!", mi ha risposto secco e sicuro, osservando un punto indefinito oltre le mie spalle.

 

Chissà se è vero, ho pensato. Ha oltre novant'anni Giovanni, e talvolta i suoi ricordi saltellano da lucide e fedeli ricostruzioni a nebulosi racconti che mescolano personaggi e aneddoti lontani tra loro nel tempo e nello spazio. Ma proprio mentre dubitavo della sua risposta, ha ripreso a parlare. 

 

"Erano due, i ciliegi. Ma uno mi è stato rovinato dalle capre ed è seccato. Ho litigato col pastore quella volta e da quante gliene ho dette non è più passato di lì!"

 

Una smorfia risentita rivolta a quel fatto passato si è tramutata ben presto in un sorriso, sulla scia di un nuovo ricordo, questa volta sereno: "Raccoglievamo tante ciliegie da quella pianta, ne faceva una gran quantità! Per una parte dell'anno abitavamo tutti lassù, per falciare. C'era lo stavolo, il ciliegio e intorno quasi solo prati".

 

Ho pensato intensamente a questo scambio di parole pochi giorni dopo, quando ho voluto camminare per l'ennesima volta, da solo, fino al luogo descritto nella conversazione. Un luogo a me molto caro, perché tra i primi che ho esplorato e fotografato da quando ho iniziato a visitare il paese di Giovanni, il padre di mia moglie. 

Il ciliegio c'è ancora, ma ormai è quasi avvolto dal bosco. Svetta sano e maestoso tra abeti e faggi, come fiero della sua diversità, frutto di una storia più umana che vegetale. Il tronco è grande, la corteccia ha perso completamente la liscia e argentea veste giovanile. Proprio come il vecchio, anche l'albero è cosparso di rughe profonde.

 

Lo stavolo, invece, ormai non è altro che un ammasso di pietre. Aveva ancora il tetto quando l'ho visto per la prima volta. Poi l'acqua, la neve, l'erba e il muschio, anno dopo anno, lo hanno trasformato in quella che presto non sarà altro che una collinetta, appena percepibile nella morfologia accidentata della nuova foresta arrivata dopo l'abbandono dei prati.

 

Quel giorno, proprio come il ciliegio, mi sono sentito nel mezzo di un lungo percorso. Al centro di una storia di esseri umani e montagne che nell'ultimo secolo ha subìto stravolgimenti enormi, sui quali probabilmente non si è ancora riflettuto abbastanza. Quell'albero mi è parso così come uno speciale osservatorio, sul quale metaforicamente arrampicarmi non per coglierne i frutti, oggi a completa disposizione degli uccelli, ma per osservare il passato e dal quale, al tempo stesso, traguardare il futuro.

 

Salirò con il pensiero su quel ciliegio ogni volta che, nelle prossime settimane, scriverò per L'AltraMontagna. Sarà la mia personale torretta di guardia dalla quale osservare, con un binocolo fatto di lenti scientifiche e antropologiche, sociali e ambientali, razionali ed emozionali, storiche e letterarie, le vicende di alberi, esseri umani, boschi e montagne.

il blog
Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

Contenuto sponsorizzato