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Cultura | 14 dicembre 2025 | 12:00

Vasco Rossi, prima di essere un rocker di successo, è un "montanaro orgoglioso". Nel suo paese natale, Zocca, ha sostenuto la nascita di una scuola di teatro per riscoprire il senso di comunità

Per il cantante, dirsi e darsi del "montanaro" non è un vezzo, ma una dichiarazione di appartenenza. Lontano dalle luci della ribalta è semplicemente un residente di Zocca, il piccolo comune dell’Appennino modenese che lo ha visto crescere e 'arrangiare' le prime avventure musicali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Facile a capirsi dunque, che per il signor Vasco Rossi, dirsi e darsi del "montanaro", non è un vezzo, ma una dichiarazione di appartenenza.

 

Questa visione trova oggi una nuova espressione concreta: la nascita della scuola di teatro sperimentale presso il Teatro comunale del suo paese natale, che prenderà avvio con l’inizio del nuovo anno e che porterà il suo nome. 

 

Il progetto, sostenuto direttamente dall’artista e promosso dal Comune di Zocca, sarà curato dall’attore Andrea Ferrari. 

 

"Per noi questo progetto rappresenta un passo avanti per la crescita culturale e artistica della comunità", ha dichiarato il sindaco Federico Ropa. "Intitolarlo a Vasco significa rendere omaggio a un musicista che ha saputo parlare a intere generazioni, trasmettendo passione, autenticità e il coraggio di credere nei propri sogni".

Il teatro, sottolinea Ropa, diventa così uno strumento educativo e sociale: un luogo dove i giovani possono imparare a conoscersi, a migliorare i rapporti interpersonali, a uscire dalla realtà virtuale costruita dai social media e dalla Rete.

Negli anni Settanta, da adolescente, Vasco prese parte ai corsi di teatro sperimentale a Bologna, al liceo Tanari, esperienza che lui stesso ricorda come decisiva: "Mi ha permesso di ascoltarmi, di capirmi e di capire quello che davvero volevo diventare. Oggi mi piace pensare che, così come ha aiutato me, il teatro sperimentale possa essere d’aiuto anche ad altri".

 

Quell’esperienza fu per lui un passaggio fondamentale: vincere la timidezza, imparare a esprimersi, scoprire la forza dell’arte come strumento di liberazione. Ora, con questo progetto, Vasco restituisce idealmente alla sua comunità ciò che ha ricevuto in gioventù.

 

Andrea Ferrari, che guiderà i corsi, sottolinea che il teatro nasce "non come semplice esibizione, ma come forma religiosa e di mito, per mettere la persona davanti a sé stessa, allo specchio, e guardare il racconto della propria vita". Il teatro, spiega ancora, è "svelamento, ovvero un processo che permette di riconoscere emozioni nascoste e trasformarle in esperienza collettiva".

Dal nostro punto di vista, invece, il progetto di Zocca si inserisce in una visione più ampia di riscatto dei piccoli comuni montani

 

Come sottolineato a più riprese anche dall'Unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem), la montagna non è marginale: è un luogo che può generare cultura, relazioni e innovazione. La scuola di teatro diventa così simbolo di un territorio che sceglie di investire sulla comunità, trasformando la resilienza in futuro condiviso e tutto da raccontare.

 

Ci piace in qualche modo pensare che per  il Vasco "montanaro orgoglioso", questa iniziativa sia un atto di restituzione e di speranza: un invito a credere che la montagna possa essere laboratorio di vita, di arte e di sogni bellissimi. Proprio come il suo.

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