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Cultura | 01 febbraio 2026 | 06:00

Alcuni resti di sci rinvenuti in Cina sembra siano databili all'8.000 a.C.: ripercorriamo la storia di un mezzo che permette di riscoprire il nostro antico legame con il legno

In quanti, osservando le imprese degli atleti alle Olimpiadi invernali, si chiederanno quale sia la storia dietro a quelle particolari gesta e, in particolare, agli strumenti utilizzati per praticare alcune discipline? Lo sci sarà, come sempre, lo sport per eccellenza dei Giochi invernali, suddiviso nelle sue diverse specialità. Proprio grazie allo sci è possibile riflettere in questo senso, riscoprendo una relazione antica e viva ancora oggi: quella tra legno e sport

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina sono alle porte. Saranno giorni intensi, caotici, carichi di storie umane, emozioni e, necessariamente, anche proteste e polemiche, viste le tante occasioni perse e le scelte dubbie messe in campo dall’organizzazione. Ma probabilmente in pochi, osservando le imprese degli sportivi, si chiederanno quale sia la storia di quelle gesta atletiche e, in particolare, degli strumenti utilizzati per praticare alcune discipline.

 

Lo sci sarà, come sempre, lo sport per eccellenza dei Giochi invernali, suddiviso nelle sue varie specialità. E proprio grazie allo sci è possibile riflettere in questo senso, guardando indietro, molto indietro nel tempo.

 

Per iniziare a compiere questo strano esercizio olimpico occorre trasferirsi mentalmente nel Nord-Trøndelag, in Norvegia, per osservare uno straordinario petroglifo scoperto nel 2001 e noto come "Bølamannen": una delle più antiche raffigurazioni di uno sciatore, risalente addirittura al 3.400-3.200 avanti Cristo.


L'immagine dello sciatore nel petroglifo Bølamannen 

La figura, lunga 147 cm, è rappresentata su uno sci di 127 cm con la punta ricurva e impugna un bastone. Una linea tracciata sotto il piede suggerisce che la soletta dello sci fosse rivestita di pelliccia, fissata mediante corde. Le altre incisioni presenti nell’area, raffiguranti alci, orsi, renne e altri animali, offrono indicazioni sull’ambiente in cui vivevano questi primi sciatori e raccontano quanto lo sci abbia avuto un ruolo centrale, per migliaia di anni, nella sopravvivenza umana in un ambiente coperto di neve.

 

Ma oltre a questa e ad altre raffigurazioni, anche dei veri e propri sci preistorici sono stati rinvenuti in Cina, in Russia e in Nord Europa, all’interno di torbiere o ghiacciai, da dove sempre più spesso riemergono a causa della fusione causata dal cambiamento climatico. Tra i più antichi ci sono quelli del sito archeologico di Kalvträsk, in Svezia, che risalgono a circa 5.600 anni fa, ma sembra che alcuni resti di sci rinvenuti in Cina siano addirittura databili all’8.000 a.C.

 

Ovviamente questi antichi sci erano di legno, la materia prima che più di ogni altra rappresenta l’interazione tra le esigenze della specie umana e le disponibilità dell’ambiente naturale. Pare che lo stesso termine "sci" derivi dal legno: "skíð", in antico norreno, significa infatti, semplicemente, "pezzo di legno spaccato".

 

Le informazioni appena descritte derivano da un interessante volume dedicato all’utilizzo (storico, ma anche moderno) del legno nello sport (Wood in sport equipment: heritage, present, perspective, a cura di Francesco Negro) e in particolare da un capitolo a firma di Silja Axelsen, coordinatrice del Museo dello Sci di Holmenkollen, vicino a Oslo, il più antico museo al mondo specializzato nello sci, fondato più di un secolo fa, nel 1923.


Un dettaglio dell'allestimento del Museo dello sci di Holmenkollen

"Lo sci è una componente fondamentale dell’identità e del patrimonio culturale della Norvegia", racconta Axelsen nel volume, "storicamente gli sci hanno rappresentato un mezzo di trasporto essenziale durante l’inverno in una società basata su agricoltura, caccia e pesca. Grazie a questa invenzione i vasti territori innevati non costituivano più un ostacolo, ma piuttosto un vantaggio: costruendo sci adatti a diversi usi e tipi di terreno, era infatti possibile spostarsi agevolmente anche su lunghe distanze. La centralità dello sci è riflessa anche nel linguaggio norvegese, attraverso parole ed espressioni ancora oggi in uso come, come nato con gli sci ai piedi, che testimonia quanto questi strumenti siano stati parte integrante della vita quotidiana nel corso della storia".

 

Gli sci di legno, oggi apprezzatissime suppellettili per abbellire chalet, locali e ristoranti, hanno insomma accompagnato le popolazioni nordiche per secoli, cambiando di forma e dimensioni nel corso del tempo attraverso pratiche e saperi tramandati di generazione in generazione ma anche continue innovazioni. Le specie più utilizzate storicamente sono sia conifere, come pino silvestre e abete rosso (utilizzati talvolta sfruttando il particolare legno di compressione che si forma in fusti cresciuti storti), sia latifoglie, come betulla, tiglio, faggio e frassino. Furono proprio due sci di frassino, portati sulle Alpi italiane dall'ingegnere Adolfo Kind nel 1896 (abbiamo raccontato qui questa storia), a far scoppiare la moda dello sci, come pratica sportiva e di esplorazione, anche in Italia.  


L'ingegner Adolfo Kind con i suoi sci portati in Italia dalla vicina Svizzera

Da strumenti di uso comune per la vita di popolazioni costrette a vivere per lunghi mesi in territori innevati, gli sci sono diventati attrezzi di uso militare e, più recentemente, anche sportivo. È stato ovviamente lo sport a rendere popolare questa pratica, imprimendo sempre più innovazioni nella realizzazione degli sci. L’industria degli sci in legno ha prosperato fino agli anni settanta del secolo scorso, quando gli sci in fibre sintetiche conquistarono rapidamente il mercato. Magne Myrmo, atleta norvegese, fu l’ultimo sciatore a vincere una medaglia d’oro in Coppa del Mondo con gli sci di legno ai piedi. Era il 1974 a Falun, in Svezia: la gloriosa fine di un’epoca, l’inizio di un inesorabile declino?  


Magne Myrmo esulta a Falun dopo l'oro nella 15 km con i suoi sci di legno: sarà l'ultima medaglia vinta con questo tipo di sci. 

Non proprio, perché negli ultimi anni, come racconta Silja Axelsen, si assiste a un rinnovato interesse per la produzione artigianale di sci in legno, favorito anche da una maggiore attenzione alla sostenibilità: "Fondata nel 2017, l’Associazione norvegese dello sci e dei costruttori di sci si propone di preservare la tradizione sciistica norvegese e trasmetterne il ricco patrimonio culturale, promuovendo laboratori e incontri dedicati alle tradizionali tecniche costruttive. In un Paese in cui lo sci rappresenta sport, svago e identità culturale, conservare il sapere legato alla costruzione tradizionale degli sci in legno è di fondamentale importanza".

 

Ma il legno non è sparito neppure negli sci più moderni, quelli che probabilmente vedremo in azione anche durante l’Olimpiade. A spiegarlo nel già citato volume dedicato al legno nello sport sono Ruben Griffit e Rupert Wimmer, dell’Institute of Wood Technology and Renewable Materials dell’Università BOKU di Vienna.

 

Molti produttori, spiegano i due esperti, utilizzano ancora oggi uno strato di legno nell’anima degli sci, al di sopra e al di sotto della quale vengono incollati vari strati di altri materiali, come in un sandwich. Rispetto a un'anima in schiuma, oggi ampiamente utilizzata nella costruzione degli sci, il legno offre una piacevole sensazione di vivacità durante la sciata, buone proprietà di smorzamento delle vibrazioni e un buon mantenimento della forma dello sci. "In pratica", sottolineano Griffit e Wimmer, "l'uso del legno nei moderni sci aiuta a raggiungere il perfetto equilibrio tra peso, resistenza e flessibilità. Non c'è dubbio, quindi, che il legno continui a dare un contributo significativo alle attrezzature da sci ad alte prestazioni".


Esempio di schema costruttivo di un moderno sci: 1. lamina superiore (plastica) 2. strato di torsione (titanio) 3. anima (legno) 4. lamina (acciaio) 5. soletta (grafite) 6. fianco (ABS) 7. cuscinetto (gomma). Fonte: Wikipedia

Dall’anonimo sciatore preistorico del petroglifo Bølamannen all’ingegner Adolfo Kind, passando per la vittoria di Magne Myrmo e arrivando nel cuore delle innovative industrie che producono gli sci più moderni, questa lunga storia ci mostra come il legno, tra tutti i suoi innumerevoli utilizzi, abbia accompagnato l’umanità anche facendoci galleggiare sulla neve e rendendoci così la vita più semplice, divertente e appassionante.

 

Mentre le immagini di Milano-Cortina 2026 mostreranno, sullo sfondo dei Giochi, i paesaggi forestali alpini di Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto, un pensiero dovrebbe quindi essere rivolto anche a questa relazione antichissima, quella tra legno e umanità, che oggi ci parla necessariamente di uso consapevole, di responsabilità, e di quella parola che è stata spesso utilizzata a sproposito proprio nell’organizzazione di queste Olimpiadi: sostenibilità.

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