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Cultura | 05 gennaio 2026 | 12:00

"Chi ha inventato il Cervino? Com'è possibile che sia diventato la cima perfetta?" Ridurre la montagna a un simbolo semplifica il carattere articolato delle terre alte

Podcast "Le montagne" - Puntata 5 / Il Cervino è la montagna per antonomasia. Racchiude un ideale estetico, e ci rimanda a un mondo alpino d’altri tempi, dove tutto è bene, è sano, è buono, come nell’immaginario che circonda la piccola eroina Heidi. Il Cervino è dunque un simbolo. Ma attenzione, perché la forza dei simboli contiene spesso una minaccia: la semplificazione, la banalizzazione, fino ad arrivare allo stereotipo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.

 

Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.

 

Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.

 

 

Puntata 5 - Bello come il Cervino: immaginari e stereotipi della montagna perfetta

Il Cervino è la montagna per antonomasia. Racchiude un ideale estetico, e ci rimanda a un mondo alpino d’altri tempi, dove tutto è bene, è sano, è buono, come nell’immaginario che circonda la piccola eroina Heidi. Il Cervino è dunque un simbolo. Ma attenzione, perché la forza dei simboli contiene spesso una minaccia: la semplificazione, la banalizzazione, fino ad arrivare allo stereotipo.

 

"Nonostante le sue ultime tre lettere, ino, coincidano con un suffisso diminutivo, la parola Cervino evoca immediatamente un’immagine di smisurata grandezza, una misura di maestà, di forza", racconta Marco Albino Ferrari in apertura della puntata. "Per ognuno di noi il Cervino è prima di tutto un riferimento mentale, l’idea stessa della montagna grande e perfetta. Ma Cervino non è solo il nome di quell’inconfondibile piramide tra Valle d’Asta e Vallese. È anche l’allusione inconscia a un simbolo alpino onnicomprensivo. Esiste infatti un Cervino dell’Himalaya, lo Shivling, un Cervino degli antipodi, Il Fitz Roy. Il Cervino ritorna ovunque si trovi una montagna perfetta. È la montagna più fotografata al mondo, è il profilo di monte più disegnato, più stilizzato su souvenir, magliette, confezioni, cioccolatini, cartoline. Ma perché il Cervino è il Cervino? Com’è possibile che una cima sia diventata la cima perfetta, l’idea platonica di montagna, slancio metafisico verso il cielo? Chi ha inventato il Cervino e, con lui, l’estetica stessa delle montagne?"

 

La puntata, dedicata all’immaginario alpino, è impreziosita dalle voci di Pietro Lacasella, antropologo curatore de L’Altramontagna e Mauro Varotto, geografo dell’Università di Padova.

 

Lacasella spiega che ridurre la montagna a un simbolo porta a semplificare il carattere articolato delle terre alte. "Si tratta di una forma di tradimento", commenta Ferrari, "perché è proprio in questa articolazione, in questa complessità, che sta la ricchezza della montagna. I territori montani vengono declinati così al singolare, le montagne diventano la montagna: quella proiettata alla perfezione".

 

Di una montagna declinata al singolare riflette anche Varotto: semplificata, banalizzata, inventata a misura del turista cittadino, sempre ancillare all’estetica urbana. È proprio in questo dualismo montagna-città che nasce la simbologia legata al "pittoresco alpino".

 

"La montagna inizia a esistere per negazione, come luogo anti città", sottolinea Ferrari. "Quando nell’Ottocento l’immagine dei grandi centri urbani si incrinava sotto i colpi della Rivoluzione industriale - città sempre più invivibili, inquinate, fagocitatrici di uomini - ecco emergere la contrapposizione simbolica dei micro insediamenti poco raggiungibili, dove c’è - al contrario della città - ordine, purezza, salubrità, bontà. Venite da noi, siamo quello che voi non siete, ha iniziato a dire la macchina del turismo alpino. Una logica manichea tra città e montagna che troviamo incarnata in un personaggio letterario divenuto universale, l’eroina di un romanzo per ragazzi scritto alla fine dell’800 da Johanna Spyri: Heidi, ovviamente".

 

QUI è possibile ascoltare l’intera puntata:

 

 

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