Di chi sono le montagne? "Si potrà ritornare a occuparle come un tempo, sapendo però che non ci sarà posto per tutti. Ad abitarle saranno i più capaci a cogliere l'occasione"

Podcast "Le montagne" - Puntata 2 / Dopo gli anni dello spopolamento, oggi si assiste a un cambio di tendenza e a un ritorno alle aree interne. Molte giovani famiglie vedono nella montagna un’alternativa auspicabile, per ritrovare una dimensione più umana e comunitaria della vita. Ma chi sono questi nuovi montanari? Quale profilo hanno? E soprattutto si può davvero "diventare montanari"?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.
Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.
Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.
Puntata 2 - Vecchi alpigiani e nuovi montanari: di chi sono le terre alte?
Dopo gli anni dello spopolamento, oggi si assiste a un cambio di tendenza e a un ritorno alle aree interne. Molte giovani famiglie vedono nella montagna un’alternativa auspicabile, per ritrovare una dimensione più umana e comunitaria della vita. Ma chi sono questi nuovi montanari? Quale profilo hanno? E soprattutto si può davvero "diventare montanari"?
Marco Albino Ferrari apre la seconda puntata di Le montagne con una suggestione di Roberto Colombero, sindaco del comune montano di Marmora, in Valle Maira: "Un negozio o mini market, che fa anche un po’ da bar e piccola ristorazione, serve ad una comunità a non sentirsi sola, ad avere un luogo dove salutarsi, dove riconoscersi, dove discutere delle scelte giuste o sbagliate dell’amministrazione: tutto questo fa paese".
"Quanto ha ragione il sindaco di Marmora!", sottolinea Ferrari, "Senza un negozio - ed è facile da intuire - il paese non c’è, si trasforma in una semplice somma di case unite solo dalla prossimità, non dal senso di comunità. Oggi ai capisaldi storici del paese, la chiesa e il municipio, si aggiunge - e forse si sostituisce - una piccola attività che vende alimentari, ma che può svolge altri servizi, magari sul modello delle edicole multiservizi dei quartieri di Milano, dove già si pagano bollette, si ottengono certificati anagrafici, si fanno stampe o un nuovo Spid, si ritirano pacchi o libri prenotati in biblioteca. Da lì si parte dunque, dal negozietto, per ricostruire la montagna abbandonata ed esaudire il sogno di molti di andare a vivere in qualche vallata alpina o appenninica. Si parte da quella campanella che trilla automaticamente quando apri la porta d’ingresso. E da quella voce lontana pronta a servirti che grida Arrivo!".
Le riflessioni di questa puntata sono rafforzate da due voci che da anni studiano e provano a governare, anche spronando la politica nazionale, il fenomeno delle "migrazioni verticali": Andrea Membretti, che insegna Sociologia del territorio all’Università di Pavia, e Marco Bussone, presidente dell’Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani.
Da quanto descritto da Membretti e Bussone esce una forte necessità di cambiamento rispetto al passato: "Le montagne dell’abbandono non vanno più viste con benevolenza e rassegnazione, come fossero un rimorchio passivo da assistere", sottolinea Ferrari, "no, bisogna cambiare punto di vista perché dentro quel mondo dormiente giace in potenza (a volte già espressa) un’idea di futuro pronta a fiorire. E a beneficiarne non sarà solo la montagna, ma di riflesso tutto il Paese, le pianure, le città. Perché gli stereotipati dualismi tra città e mondo rurale, uno il luogo dello sviluppo e l’altro dell’arretratezza, saranno via via meno evidenti e forse anche superati".
"Se con la vecchia globalizzazione - ormai sulla via di un ridimensionamento - le produzioni venivano delocalizzate in altri continenti, oggi sta diventando un’opzione concreta spostare il lavoro creativo in montagna", continua Ferrari commentando le parole di Membretti e Bussone. "Dopo la pandemia ci si sta già muovendo verso una delocalizzazione di prossimità. Bisogna allora capire che sotto la spinta dei cambiamenti economici, politici, e soprattutto climatici, l’apporto all’innovazione potrà salire in montagna in una sorta di complementarietà con la città". È quello che il geografo Giuseppe De Matteis chiama Metromontagna.
"Sì, montanari si diventa, come ci ha descritto Andrea Membretti", chiosa Marco Albino Ferrari. "E più prenderemo misure per adeguarci ai cambiamenti in atto, tanto più le montagne potranno rivelarsi interessanti per molti. Si potrà ritornare a occuparle come un tempo, sapendo però che non ci sarà posto per tutti. Saranno i più capaci a cogliere l’occasione, e costoro non saranno per forza i più ricchi, ma i più reattivi, i più intraprendenti, i più disposti al cambiamento".
Sarà necessario però, come evidenziato da Marco Bussone, che la politica accompagni queste mutazioni. Se si punterà su una nuova forma di comunitarismo basato sulla protezione dell’ambiente e sul senso della misura, le montagne oggi spopolate potranno rappresentare per molti una nuova idea di vita.
QUI è possibile ascoltare l’intera puntata:













