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Cultura | 06 gennaio 2026 | 12:00

"Dove prima c'era il ghiaccio si scopre un ambiente primitivo, nel quale si apre la corsa dei colonizzatori". Cosa rimarrà dei ghiacci eterni?

Podcast "Le montagne" - Puntata 6 / Nel 2015 veniva pubblicato l’ultimo grande lavoro complessivo di raccolta dei dati: il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. Erano censiti circa 900 fra ghiacciai e glacionevati per una superficie totale di 968 chilometri quadrati, ovvero il 30% in meno dal Catasto di mezzo secolo prima. In questi dieci anni abbiamo avuto un ulteriore crollo. Quali le conseguenze? E cosa resta quando un ghiacciaio si ritira?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.

 

Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.

 

Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.

 

 

Puntata 6 - I ghiacci sembravano eterni: cosa rimarrà di loro?

Nel 2015 veniva pubblicato l’ultimo grande lavoro complessivo di raccolta dei dati: il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. Erano censiti circa 900 fra ghiacciai e glacionevati per una superficie totale di 968 chilometri quadrati, ovvero il 30% in meno dal Catasto di mezzo secolo prima. In questi dieci anni abbiamo avuto un ulteriore crollo. Quali le conseguenze? E cosa resta quando un ghiacciaio si ritira?

 

Così Marco Albino Ferrari apre così la sesta puntata di Le montagne: "Per spingere il loro sguardo sempre più lontano nel tempo, i glaciologi e gli scienziati della terra che si affacciano sul mondo minerale d’alta quota ricorrono a una legge universale: il cosiddetto attualismo geologico. Che più o meno significa: i fenomeni naturali che governano il presente, governavano anche il passato; e così, osservando oggi certi indicatori capiamo con inconfutabile precisione com’era il mondo prima di noi, e persino a grandi linee come sarà nel futuro. È un concetto che può aprire interi universi di conoscenza. E infatti guidò le menti dei primi geologi-alpinisti di fine Settecento, dando loro la possibilità di formulare nuove ipotesi sull’origine della Terra. L’alta montagna non è un ambito di studio chiuso in sé stesso, ma diventa un punto di partenza. Per questo, osservando oggi i ghiacciai possiamo capire con precisione come sta cambiando il clima terrestre, come i nostri comportamenti influiscono sui cicli naturali, e quanto dobbiamo mutarli se vogliamo che domani la vita continui".

 

A riflettere sul tema dei ghiacciai in relazione alla crisi climatica all’interno della puntata sono il glaciologo e membro del Comitato scientifico de L’Altramontagna Giovanni Baccolo e il botanico Alessio Bertolli.

 

Tutti sanno che la superfice ghiacciata delle nostre montagne si sta riducendo drasticamente e che le previsioni stimano che per fine secolo potrebbe sparire. E forse è proprio per questo che le immagini dei ghiacciai non sono mai state tanto presenti intorno a noi, soprattutto quelle immagini comparative che ci mostrano le differenze d’estensione tra ieri e oggi. Quei confronti fotografici non sono semplici fotografie messe una accanto all’altra. Come spiega Baccolo, sono un pugno nello stomaco che ci parla di noi, della nostra condizione, della nostra vita.

 

Ma mentre il ghiacciaio arretra, la vegetazione avanza. "Da questo punto di vista, volendo posare l’attenzione sul risvolto vitale e se vogliamo poetico del ritiro dei ghiacciai", racconta Ferrari, "è interessante visitare con attenzione le zone deglaciate, che sono spesso di facile accesso. Queste aree si rivelano ai nostri occhi in uno stato di affascinante transizione. Dove prima c’era il ghiaccio e ora c’è la nuda roccia, si scopre un terreno ancora vergine, un ambiente primitivo tutto da scoprire e in piena fase evolutiva, nel quale si apre la corsa da parte dei colonizzatori più audaci".

 

I primi pionieri ad arrivare sono particelle di crioconite insieme ad altri viaggiatori del vento, come semi e spore che si posano su minuscoli letti di terriccio. Dopo pochi anni, iniziano a vibrare nel vento i primi fiorellini degli ambienti rupestri come la campanula, l’artemisia, le sassifraghe. È la vita che si innalza, insegue nuovi spazi, nuove temperature miti. Poi arrivano i cespugli e persino gli alberi, come il larice scoperto da Bertolli poco sotto la cima del Lobbia Alta, in Adamello, a 3.150 metri: l’albero che vegeta più in alta quota dell’intero continente europeo.
 

Qui è possibile ascoltare l’intera puntata:

 

 

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