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Cultura | 07 gennaio 2026 | 12:00

I parchi possono contrastare il fenomeno dell'analfabetismo ecologico? Ha ancora senso parlare oggi di 'confine' riferito alla protezione ambientale?

Podcast "Le montagne" - Puntata 7 / In Italia si contano 24 parchi nazionali e 148 parchi regionali, più riserve naturali, aree wilderness, geositi, biotopi: sono 843 le aree terrestri tutelate, ovvero il 19% del territorio nazionale, di cui il 70% è in montagna. Dall’inizio del millennio l’espansione delle aree protette si è arrestata. Ma cos’è davvero un parco? O meglio, cosa dovrebbe essere?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.

 

Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.

 

Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.

 

 

Puntata 7 - Natura protetta: che senso dare ai nostri parchi?

In Italia si contano 24 parchi nazionali e 148 parchi regionali, più riserve naturali, aree wilderness, geositi, biotopi: sono 843 le aree terrestri tutelate, ovvero il 19% del territorio nazionale, di cui il 70% è in montagna. Dall’inizio del millennio l’espansione delle aree protette si è arrestata. Ma cos’è davvero un parco? O meglio, cosa dovrebbe essere?

 

Così Marco Albino Ferrari apre così la sesta puntata di Le montagne: "Sulla strada che da Fondotoce sale verso il piccolo paese di Cicogna, capitale putativa del Parco Nazionale della Val Grande, mi imbatto in un segnale stradale: benvenuti nell’area wilderness più grande d’Italia. E poco più in là, oltre il confine, entro nel parco. Eccolo, il confine, penso nel momento esatto che lo supero. Ma ha ancora senso parlare oggi di confine riferito alla protezione ambientale? Tutti gli ambienti sono collegati tra loro, ciò che accade fuori influenza anche ciò che è dentro al confine. Dalla zona di massima protezione di un parco alla periferia degradata della grande città c’è un innegabile continuità. Gli inquinanti vagano liberi, la fauna migra, ogni cosa è connessa. Nelle profondità dei ghiacciai troviamo polveri sottili che vengono prodotte lontanissime dalla montagna. Niente le separa dal resto. Forse, in futuro, agire a favore dell’ambiente significherà sempre più assumere una visione olistica della Terra, la più contemporanea e consapevole, in cui tutto si tiene. Tutto collabora allo stesso destino e niente è separato dal resto. I confini di un parco significano sempre meno. I confini, in generale, significano poco quando si parla di natura. E allora, penso, che futuro avranno i parchi?"

 

Nella puntata, alle riflessioni di Ferrari si affiancano le voci di Cesare Lasen, una delle voci più autorevoli nel campo della conservazione della natura, e di Enzo Valbonesi, tra i fondatori di Federparchi e primo presidente del Parco delle Foreste Casentinesi.

 

Valbonesi porta l’esempio dei parchi regionali francesi, che nascono nel 1967 con l’obiettivo di - così dice la legge istitutiva – "sorreggere lo sviluppo rurale di alcuni territori ricchi di natura, cultura, paesaggio, ma ancora arretrati socialmente ed economicamente". Oggi sono una cinquantina e occupano il 15 per cento circa del territorio francese. Oltre al cuore di massima protezione (la nostra zona "A"), in questi parchi vi sono territori occupati dalle attività rurali, dunque come i nostri parchi nelle zone periferiche. Ma l’aspetto interessante è la loro gestione. Al momento dell’istituzione viene stabilita una "Carta del parco" che delinea i progetti; dopo quindici anni, lo stesso parco decade e deve essere riconfermato. E, va da sé, la sua riconferma è favorita dal buon esito dei lavori svolti. Un parco dinamico, dunque, sempre teso al raggiungimento di una serie di obiettivi positivi, che mettono al centro la protezione dell’ambiente ma anche la vita delle comunità.

 

In un’eventuale riforma della legge delle aree protette, i parchi potrebbero assumere in modo ancora più marcato la funzione di laboratori di progettualità e potrebbero fare scuola meglio di altri soggetti, così da promuovere, come sottolinea Cesare Lasen, le tante "professioni verdi": contadini e allevatori del biologico, forestali, boscaioli, naturalisti, ma anche architetti, artigiani, insegnanti.

 

"In realtà, già gli enti parco fanno formazione per avviare nuove professioni e contrastare il fenomeno dell’analfabetismo ecologico, già i parchi sistemano i sentieri e riportano in attività gli alpeggi abbandonati, ma se adeguatamente sostenuti grazie a un maggior conferimento di competenze potrebbero diventare ancora più intimamente legati al contesto umano circostante stimolando senso di appartenenza e legami sociali", chiosa Ferrari. "È in questo senso che i confini diverrebbero più deboli, perché cedevoli verso l’esterno, sfumando nella pianura. Questo potrebbe essere il futuro dei parchi: una grande scuola di educazione ambientale, la creazione di modelli di integrazione uomo-ambiente. Modelli da perseguire anche fuori dal parco".

Qui è possibile ascoltare l’intera puntata:

 

 

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