"Mi piaceva vedere il gestore affacciarsi verso valle con il binocolo puntato, per capire se altri clienti stessero salendo per la cena". Notte in alta quota: dalle vecchie capanne ai rifugi del futuro

Podcast "Le montagne" - Puntata 4 / Si dice "cala la notte". Ma in alta montagna la notte sale dal basso. Quando già i fondovalle sono immersi nel buio, su al rifugio in alta quota arriva ancora uno spicchio rosso di sole, a prolungare come in un ultimo respiro il giorno che muore. I rifugi non sono semplici alberghetti, ma luoghi dove si riafferma un senso particolare di convivenza che mette al centro il senso del limite, la sobrietà, la moderazione, il silenzio rispettoso

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.
Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.
Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.
Puntata 4 - Notte in alta quota: dalle vecchie capanne ai rifugi del futuro
Si dice "cala la notte". Ma in alta montagna la notte sale dal basso. Quando già i fondovalle sono immersi nel buio, su al rifugio in alta quota arriva ancora uno spicchio rosso di sole, a prolungare come in un ultimo respiro il giorno che muore. I rifugi non sono semplici alberghetti, ma luoghi dove si riafferma un senso particolare di convivenza che mette al centro il senso del limite, la sobrietà, la moderazione, il silenzio rispettoso.
Marco Albino Ferrari apre la quarta puntata di Le montagne con un racconto personale: "A me sono sempre piaciuti i rifugi. Soprattutto quando ero bambino e ci andavo con mia madre. Mi piaceva il nome, che significava luogo intimo, separato da tutto. Mi piaceva, con mia madre, commentare a bassa voce il lavoro del gestore, vederlo affacciarsi verso valle con il binocolo puntato, per capire se altri clienti stessero salendo per la cena. Mi piaceva mangiare gomito a gomito sui tavolacci tra sconosciuti, nel tintinnio dei cucchiai e nei vapori della minestra calda. Mi piaceva il senso di malinconia che ti coglie la sera; e spesso in quei momenti, davanti al tramonto, cercavo la mano di mia madre. Ma più di tutto a me piaceva il momento dell’arrivo: stanchi e ansiosi di toglierci gli scarponi, mentre avanzavamo in un ambiente fattosi via via più inospitale. E poi, all’improvviso, dietro un dosso, ecco che finalmente appariva, invitante e accogliente: il nostro rifugio, che per me bambino era la casa delle fiabe".
La puntata è impreziosita dalle voci di Luca Gibello, architetto esperto di rifugi e bivacchi, e di Cristian Ferrari, il presidente della Società degli Alpinisti Tridentini.
Nella puntata viene raccontato come la costruzione dei rifugi alpini va di pari passo con la nascita dell’alpinismo istituzionalizzato dei club alpini di metà Ottocento. Il primo rifugio sulle Alpi italiane è quello dell’Alpetto, sotto il Monviso, voluto dal CAI l’anno dopo la sua fondazione, nel 1863. Oggi il Club Alpino Italiano possiede 289 rifugi custoditi, 67 incustoditi e 232 bivacchi, più diverse capanne sociali.
"C’è un tema preciso che ha acceso il dibattito in questi ultimi anni", spiega Marco Albino Ferrari. "Chi frequenta l’alta montagna ha iniziato a conoscere i moderni rifugi, costruzioni avveniristiche che a volte sembrano astronavi, ma che sono anche estremamente funzionali: riducono i costi, l’impatto ambientale, l’efficienza energetica. L’alta montagna è diventata un laboratorio per architetti che mettono in opera nuove tecnologie all’avanguardia. Ma qualcuno storce il naso, preferendo rimanere ancorato a una tradizione che si rifà alle antiche baite di montagna. E si accende il dibattito tra tradizionalisti e progressisti, come spesso avviene per temi legati alla montagna e all’alpinismo. Ma a ben pensarci in alta quota non esiste nessuna tradizione architettonica che viene tradita. Baite, malghe e rascard si fermano alle quote storicamente antropizzate, mentre rifugi alpini e bivacchi, che appartengono all’età moderna, sono sempre stati pensati senza vincolo di continuità con la storia".
Andando oltre ai temi dell’architettura e dell’innovazione, la puntata si conclude con una riflessione sull’essenza profonda di queste strutture.
"Il rifugio, ci dicono Luca Gibello e Cristian Ferrari, rimane un eccezionale modello di convivenza", spiega Marco Albino Ferrari. "Un modello basato su regole non scritte: cenare tutti alla stessa ora, non pretendere di ricevere un menù gourmet, spesso dormire in camerate di fianco a sconosciuti. Il rifugio ci ricorda a gran voce che, come ogni ambito della vita, ci sono dei limiti che vanno interiorizzati. È la montagna stessa che ci insegna il senso del limite e il rifugio ne è l’evidente materializzazione. E chi frequenta i rifugi dovrebbe farsi plasmare da questo spirito conviviale e comunitario, altrimenti perché frequentarli? Bisognerebbe arrivare a riconoscere un valore aggiunto proprio nell’assenza di confort inutili".
Qui è disponibile l'intera puntata:
Immagine copertina: Rifugio Quintino Sella al Felik - Valle del Lys - Valle d'Aosta - Italia (Wikipedia)













