"Oggi le piccole stazioni sciistiche stanno chiudendo una dopo l'altra, mentre i grandi comprensori sovracomunali diventano sempre più grossi". Lo sci ha ancora un futuro?

Podcast "Le montagne" - Puntata 8 / Nel 2013 in Piemonte c'erano 46 stazioni sciistiche, dopo dieci anni ne rimangono attive 30. Quelle arrivate a fine corsa sono spesso stazioncine marginali, vinte dall'innalzamento delle temperature e schiacciate dalla concorrenza dei grandi comprensori, che invece vanno a gonfie vele, come il Monterosa Ski, Madonna di Campiglio, il Superski Dolomiti. Lo sci italiano viaggia dunque a due velocità. Ma per tutte le stazioni gli anni di vita sono pochi, visto l'innalzamento costante della quota neve

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.
Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.
Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.
Puntata 7 - All you need is snow: lo sci ha ancora futuro?
Nel 2013 in Piemonte c’erano 46 stazioni sciistiche, dopo dieci anni ne rimangono attive 30. Quelle arrivate a fine corsa sono spesso stazioncine marginali, vinte dall’innalzamento delle temperature e schiacciate dalla concorrenza dei grandi comprensori, che invece vanno a gonfie vele, come il Monterosa Sky, Madonna di Campiglio, il Superski Dolomiti. Lo sci italiano viaggia dunque a due velocità. Ma per tutte le stazioni gli anni di vita sono pochi, visto l’innalzamento costante della quota neve.
Marco Albino Ferrari, in apertura dell’ottava e ultima puntata di Le Montagne, legge una descrizione poetica di una sciata che Fosco Maraini fa nel Sikkim dopo aver guadagnato una cima vergine con le pelli di foca: "Samdong è un paradiso per lo sciatore. Da ogni lato enormi dossi, lisci e rotondi, sollevano i loro fianchi verso i ghiacciai, le seraccate, gli spigoli e le pareti delle sommità supreme. Gli sci mordono queste nevi mai calpestate da alcuno con una gioia sconosciuta. Forse ricordano i monti lontani su cui hanno corso tante volte. Alcune vette paiono marosi d’un oceano cosmico cristallizzati d’un tratto, nel loro rompersi, dal freddo di spazi interstellari. Ed il sole è caldo, sincero: m’aspetto quasi ch’abbia a sciogliere pian piano l’incanto e il gelo, sì che tutto questo mondo di bianca terribilità riprenda la sua danza, sommergendomi".
"Mai nessuno aveva sciato prima di allora sull’Himalaya e il racconto che ne fa il giovane Maraini uscirà il 14 febbraio 1938 sul Corriere della Sera, con il titolo Un Sestriere del futuro", racconta Ferrari. "Oggi, dopo quasi novant’anni, il futuro dello sci non è costruire nuove stazioni su nevi ignote, ma ripensare a se stesso. Quale futuro spetta a quel gioco spensierato, pieno di magia e di occasioni di guadagno, che ha trasformato le montagne di gran parte del mondo?"
Insieme a Ferrari, provano a rispondere a queste domande la fisica dell’atmosfera Sofia Farina e Vanda Bonardo, Responsabile nazionale Alpi di Legambiente.
Lo sci arriva nei primi del Novecento, ma è nella seconda metà che diventa sempre più popolare. Nel 1964 la Rossignol lancia sul mercato i primi sci in fibra di vetro, segnando il rapido declino del vecchio frassino curvato a vapore. Sulle Alpi italiane iniziano a nascere stazioni integrate come San Sicario, Pila, Marilleva, Folgaria, Piancavallo. Nascono sul modello delle stazioni francese chiamate "ski total", come La Plagne, Avoriaz, Les Arcs, Tignes, Val d’Isère. È il boom dello sci, che porta benessere in montagna e riesce a tamponare l’emorragia dello spopolamento. Il modello vincente per tutti gli anni Settanta, Ottanta e Novanta sarà quello dei grandi caroselli sciistici, quello della montagna come eterna cartolina di Natale. Pochi anni fa, uno slogan della Regione Piemonte recitava ancora: "All you need is snow" per lanciare le sue stazioni.
"Peccato che la snow delle montagne piemontesi, quell’inverno, era per lo più artificiale", racconta Ferrari. "Ma non importa, il modello è quello, e sembra che non possa cambiare. Oggi le piccole stazioni stanno chiudendo una dopo l’altra, mentre i grandi comprensori sovracomunali che sorgono a quote elevate e sono dotati di importanti capacità patrimoniali fanno denaro a palate. Le poche stazioni che rimangono diventano sempre più grosse. E ciò è comprensibile, perché se è soprattutto chi viene dall’estero a far girare lo sci-turismo, allora diventa obbligatorio per tutti essere competitivi a livello internazionale, aumentando l’offerta e innescando azioni di promo-commercializzazione su scale più ampie".
Così, se un tempo si puntava sul legame affettivo del villeggiante proprietario di seconda casa, ora la competizione fra mete anche lontane fra loro si fa serrata, in una continua rincorsa per mantenere quote di mercato, attraverso nuove infrastrutture e l’aumento senza limiti di portata oraria, eventi di richiamo come le gare di Coppa del Mondo e proposte di svago collaterale.
"Le centrali del turismo più competitive diventano luoghi a sé, decontestualizzati, costretti a reinventarsi, a espandersi, a inseguire mode e tendenze", chiosa Ferrari, "perché se si sta fermi, si scivola in basso".
Qui è possibile ascoltare l’intera puntata:













