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Cultura | 01 gennaio 2026 | 12:00

"Per capire bisogna insinuarsi nella mente del lupo: non è dalla fisionomia dell'impronta che si riscontra la sua presenza, ma dall'andamento delle tracce". Approfondiamo il ritorno del selvatico

Podcast "Le montagne" - Puntata 1 / Dalla seconda metà del Novecento, al di fuori dalle vallate dello sfruttamento turistico e dell'agroindustria, le montagne italiane hanno conosciuto un grave inverno demografico. L'abbandono ha comportato il ritorno spontaneo dei lupi, mentre l'orso è stato reintrodotto a scopo conservazionistico e si è moltiplicato. Sono nuove/antiche presenze che ingenerano polarizzazioni e forti conflittualità

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Da settembre a novembre 2025 su Radio Popolare è andata in onda Le montagne, una trasmissione radio dedicata alle terre alte italiane realizzata in collaborazione con L’Altramontagna. Otto puntate, a cura di Marco Albino Ferrari e con la regia di Claudio Agostoni, ognuna dedicata a un tema di grande attualità: il ritorno del selvatico, la gestione delle foreste, i nuovi montanari, i rifugi alpini, gli immaginari e gli stereotipi legati al paesaggio alpino, i ghiacciai e tanto altro ancora.

 

Grazie alle voci di esperti e profondi conoscitori dei luoghi, la trasmissione ha delineato le basi per una forma accettabile di integrazione tra uomo e ambienti naturali, sottolineando che ciò che riguarda le montagne, in fondo, riguarda tutti noi, anche chi vive in città.

 

Le montagne è oggi ascoltabile online in versione podcast: un’occasione per invitarvi all’ascolto proponendovi alcune delle suggestioni emerse, puntata dopo puntata.

Puntata 1 - Il ritorno del selvatico

Dalla seconda metà del Novecento, al di fuori dalle vallate dello sfruttamento turistico e dell’agroindustria, le montagne italiane hanno conosciuto un grave inverno demografico. L’abbandono ha comportato il ritorno spontaneo dei lupi, mentre l’orso è stato reintrodotto a scopo conservazionistico e si è moltiplicato. Sono nuove/antiche presenze che ingenerano polarizzazioni e forti conflittualità.

 

"Era una sera di fine febbraio, intorno alle quattro e mezza, quando per la prima volta trovai quelle orme", racconta Marco Albino Ferrari introducendo la puntata. "Si trattava di una traccia nella neve che dallo spallone della montagna riuscivo a distinguere per almeno centocinquanta metri, prima che sparisse oltre un’ondulazione del pendio imbiancato. Soltanto l’occhio esperto riesce a riconoscere con certezza l’orma del lupo sulla neve. Il lupo ha quattro dita nelle zampe posteriori e cinque in quelle anteriori, di cui una, il pollice, sospesa verso l’alto. Il cuscinetto plantare è a forma triangolare, al quale fanno da contorno i piccoli ovali delle dita. Ma non è dalla fisionomia dell’impronta, così simile a quella di un cane, che si riscontra la presenza del lupo. È dall’andamento delle tracce. Per capire bisogna insinuarsi nella mente del lupo. Il cane lasciato libero vaga avanti e indietro rispetto al padrone, si ferma, accelera, ritorna, scappa di nuovo. Il lupo, no. Non esita mai".

 

Le riflessioni che emergono dalla puntata si concentrano inevitabilmente sulla convivenza tra animali selvatici ed esseri umani. Sono sviluppate insieme a Irene Borgna, antropologa, scrittrice ed educatrice ambientale, e a Luca Battaglini, Professore ordinario di Scienze e tecnologie delle produzioni animali, docente di Alpicoltura (allevamenti montani) e di Etica e benessere animale all’Università di Torino. 

 

Battaglini spiega ad esempio che non sempre, per motivi di orografia, allevatori e pastori possono tenere costretti in recinti il proprio bestiame. A volte non è semplicemente possibile. Si ingenera dunque una vera e propria competizione: o le pecore e le capre o il lupo.

 

Ma poi subentra anche il senso etico, il dovere che abbiamo noi uomini nel preservare le specie in pericolo di estinzione. Il lupo e l’orso sono un po’ meno in pericolo di un tempo, e questo ci solleva, e ci dà la possibilità di pensare a una convivenza di compromesso, come spiega Irene Borgna. Compromesso che passa soprattutto dal pensiero della complessità, evitando polarizzazioni ideologiche che portano solo a uno scontro di posizione.

 

"Possiamo ammettere, anche noi amanti del mondo naturale", spiega Marco Albino Ferrari, "che è giusto prelevare un esemplare di orso particolarmente confidente e aggressivo; perché, così facendo, oltre ad alleggerire il pericolo di quella presenza in sé, si mitiga anche la paura di chi vive in montagna nei confronti della popolazione orsina: un esemplare rimosso da guardie forestali e veterinari (e non da bracconieri fai da te) dimostra che la mano pubblica c’è, aiuta a sentirsi meno soli. A beneficiarne poi saranno tutti, compresa la popolazione di orsi. La scienza, bisogna ricordare, guarda alla preservazione della specie, anche se ciò comporta il sacrificio di qualche esemplare. La scienza guarda in modo tecnico, non sentimentale".

 

QUI è possibile ascoltare l’intera puntata:

 

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