"Confine": termine usato per dividere, ma il significato originario andava nella direzione opposta. Salire in montagna aiuta a comprendere perché

Quando i popoli si chiudono a riccio, esibendo gli aculei con atteggiamento intimidatorio; quando le pulsioni personali convergono nell'individualismo esasperato; quando le comunità si frazionano in una miriade di schieramenti contrastanti. Quando tali dinamiche si materializzano è sempre importante riflettere sull'idea di "confine" che ha preso slancio nella società

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quando i popoli si chiudono a riccio, esibendo gli aculei con atteggiamento intimidatorio; quando le pulsioni personali convergono nell'individualismo esasperato; quando le comunità si frazionano in una miriade di schieramenti contrastanti. Quando tali dinamiche si materializzano è sempre importante riflettere sull'idea di "confine" che ha preso slancio nell'odierna società.
Nella percezione di molti, il confine è graficamente rappresentato da una linea sottile, ma netta, capace di separare due paesi e le loro predisposizioni culturali con la stessa precisione di un bisturi.
Superata la linea, scavalcato l'ostacolo, si ha la convinzione di entrare in una nuova stanza, in un mondo profondamente diverso.
Tuttavia, come spesso accade, le impressioni perdono vigore quando si frequenta un territorio con consapevolezza.
Salendo sulle creste o sui valichi che segnano il "passaggio di stato" si viene rapidamente pervasi dall'impressione che la linea sottile e marcata del confine sia in realtà un segno più ampio e sfumato. Un tratto fibroso, permeabile, emblema di scambi reciproci; di una commistione di divergenze, certo, ma anche di evidenti assonanze.
La tendenza a creare delle sovrapposizioni semantiche tra "confine" e "barriera" ha preso forma da un pensiero a trazione nazionalista (negli ultimi giorni si sta manifestano in modo particolarmente evidente) e serve per accentuare, esasperandole, differenze tra le numerose declinazioni umane che compongono il mosaico sociale. Attraverso il termine confine si ha l'obiettivo di separare ciò che in realtà è unito da un'infinità di intrecci.
"Dividi et impera", suggeriva la locuzione latina: una società frazionata è sicuramente più facile da controllare e da assoggettare.
Non sono poche le voci che stanno cercando di interporre linee nette tra persone e contesti spesso legati da esigenze simili. Una retorica martellante, da cui è necessario prendere le distanze a favore di una struttura sociale più forte e umana.
È sbagliato paragonare il confine a un diaframma impermeabile: come ricorda il geografo Mauro Varotto nel suo ultimo libro La lezione della Marmolada (People), tornando al significato originario del termine (cum-finis) non si incontra la fine di qualcosa, ma "la convergenza verso una finalità condivisa".













