Il Cervino entra nelle bottiglie di plastica: svettando nell'acqua offre l'illusione di riscoprire un legame con l'ambiente sempre più debole

Una riproduzione capace di farsi emblema di un paradosso ormai diffuso: più, come individui e come società, ci allontaniamo da contesti a trazione naturale e più sentiamo l’esigenza di circondarci di una loro imitazione su scala ridotta

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ho visto la sagoma del Cervino svettare dai posti più improbabili: rotatorie stradali, riproduzioni di cioccolata, grafiche di vecchi liquori, confezioni di caramelle, custodie di trenini giocattolo. Grazie alla segnalazione di un amico, ho addirittura avuto modo di osservarlo sull’involucro di una celebre marca di profilattici.
È la montagna "pop" per eccellenza, quella dal profilo noto un po’ a tutti, anche a chi non si è mai interessato di orizzonti verticali. Sarebbe strano il contrario, considerata l’unicità delle sue forme, riflesso quasi perfetto dell’idea di montagna che è andata diffondendosi nella nostra società.
Il Cervino, insomma, è un’icona capace di trascendere i confini delle Alpi. Eppure, non mi era mai capitato di incontrarlo all’interno di una bottiglia di plastica, dal fondo della quale si sollevava come, in Valtournenche, si innalza dal fondovalle.
Una riproduzione fedele, capace di farsi emblema di un paradosso ormai diffuso: più, come individui e come società, ci allontaniamo da contesti a trazione naturale e più sentiamo l’esigenza di circondarci di una loro imitazione su scala ridotta.
È un modo rassicurante per riallacciare un rapporto nel tempo sfaldatosi: l’alta montagna, simbolo della purezza, diviene quindi antidoto all’urbanizzazione diffusa, anche se ridotta a qualche centimetro, anche se il suo corpo ha un’origine tutta artificiale.
L’universo pubblicitario, ghiotto di elementi dotati di una forte carica simbolica, si muove con disinvoltura tra queste dinamiche. Così il Cervino viene modellato nella plastica e, di conseguenza, nell’attività fossile che sta provocando la fusione dei suoi ghiacciai e la degradazione del permafrost che tiene incollate le sue rocce. Nondimeno, quella prospettiva liquida rassicura sulla purezza del prodotto, ma non solo: bere quell’acqua significa anche rispolverare, per qualche istante, l’antico legame con l’ambiente.
Sono le leggi del mercato – penserà comprensibilmente qualcuno – alle quali, tuttavia, è sempre necessario guardare con attenzione. Anche solo per evitare che, per promuovere un prodotto, si trasformi la montagna stessa in un prodotto di consumo (fenomeno che, purtroppo, in molti casi si è già materializzato).












