Il paesino da 20 milioni di euro: "I soldi sono tanti, il Comune è piccolo: a Elva bisogna andare oltre il 'piccoloborghismo' per costruire una progettualità più ampia"

“Uno dei limiti del ‘Bando Borghi’ - che abbiamo criticato e continuiamo a criticare - è proprio che è un bando puntiforme, cioè rivolto ad un singolo comune. Stiamo guardando a progetti che arrivino ad abbracciare tutta l’Occitania, una rete sovranazionale tra Italia, Francia e Spagna”. Filippo Barbera, docente di Sociologia economica e delegato dell’università di Torino per il progetto, ci racconta come si trasforma un 'borgo' della Val Maira in paese

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“C’è stata questa mattinata di firma del manifesto d’intenti - tra Elva, Politecnico di Torino, Università di Torino, Università di Barcellona e Università di Scienze Gastronomiche - che ha sostanzialmente sancito la costituzione di un’“architettura di software”. L’hardware - i cantieri, la parte materiale, il costruito - sta andando avanti bene: abbiamo visitato i cantieri e visto lo stato di avanzamento dei lavori. Il tema ora è un po’ immaginare, dare progettualità al costruito. Quello che bisogna assolutamente evitare è la patrimonializzazione, quindi la costruzione di muri che non hanno poi gambe per camminare in modo autonomo. Ecco, questa parte si avvierà adesso”.
Da noi interpellato, il professor Filippo Barbera, ordinario di Sociologia economica e del lavoro presso il Dipartimento Cps dell'Università di Torino, ci ha raccontato lo stato di salute dei lavori dedicati ad Elva a seguito della vittoria del “Bando dei Borghi”, che era valso al paese 20 milioni di fondi del Pnrr. Ne parlavamo in questo articolo.
Il 5 luglio c’era stata la presentazione del progetto “Alavetz! - Agachand l’avenir de Elva" (“Su, avanti! Guardando l’avvenire da Elva”) in piazza Municipio. In quest’occasione, si è firmata ufficialmente la collaborazione tra Comune, Università e Politecnico di Torino, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Università Autonoma di Barcellona.
Tra i punti del progetto ci sono un campus universitario, al cui interno si intende sviluppare un centro studi di Alpicoltura e una scuola di pastorizia; una scuola per “Ri-abitare” le Alpi; un nuovo rifugio; un museo immersivo dedicato al pittore fiammingo Hans Clemer e un osservatorio astronomico.
Ricordiamo inoltre, che Filippo Barbera è co-autore, con Antonio De Rossi e Domenico Cersosimo, del volume “Contro i borghi. Il belpaese che dimentica i paesi”. La nostra sorpresa nel vederlo coinvolto nei lavori del Bando Borghi è stata la ragione principale del nostro invito. Di seguito l’intervista.
Come procede il progetto “Alavetz!”?
Il progetto va avanti. Gli abitanti di Elva sono molto motivati, hanno lavorato bene, in modo serio, hanno sfruttato le risorse a disposizione e allargato la parte attuativa. I soldi sono tanti, il comune è piccolo; quindi si è dovuto mettere un po’ in moto la parte attuativa, perché senza di questa non si va da nessuna parte. Le premesse ci sono, ora il punto è trasformare questi progetti, questi cantieri - gli edifici, la foresteria, il centro universitario, l’osservatorio - in azioni. Azioni che necessariamente devono uscire dal centro di Elva - il tema è un po’ quello - si deve lavorare a maglia un po’ larga, con legami lunghi, per generare anche quella dissonanza creativa tra sapere esperto e sapere tecnico esterno al territorio. Tutti i posti che funzionano, lo fanno proprio perché escono un po’ dai loro confini: generano frizione creativa tra competenze, risorse, bisogni, domanda esterna e sapere tacito, offerta interna di vario tipo.
Che prospettive ci sono?
Io sono molto ottimista, c’è serietà, motivazione, la posta in gioco è molto chiara: questi luoghi devono riuscire a fare uno scarto in avanti, un salto di scala, darsi obiettivi di medio-lungo periodo da perseguire in modo coerente. C’è un gruppo locale, assolutamente dedicato e competente, che è mobilitato. Sono persone che hanno avuto esperienze nelle aree montane, nei centri urbani ed extraurbani, nel turismo, nell’industria e nella rigenerazione a base culturale. Quello che bisognerebbe fare, secondo me, è riconnettere questa piccola progettualità locale del piccolo comune di Elva con una progettualità di valle più ampia. Uno dei limiti del ‘Bando Borghi’ - che abbiamo criticato e continuiamo a criticare - è proprio che è un bando puntiforme, cioè rivolto ad un singolo comune. La coesione sociale e lo sviluppo territoriale hanno una dimensione intercomunale, di valle. Certamente può esserci un centro che tira un po’ più degli altri, ma deve essere capace di coinvolgere più comuni: questo dovrebbe essere un po’ il lavoro di Elva, che va a beneficio di un’intera rete di centri in valle.
Ci sono state molte polemiche legate al fatto che tanti fondi vadano ad un solo paese, per giunta con così pochi abitanti. Cosa ne pensa?
A questa giornata ha partecipato anche la vicerettrice dell’università di Barcellona. Lo sguardo dunque non si ferma ad Elva, e va anche oltre la Val Maira, arrivando ad abbracciare tutta l’Occitania, che coinvolge un’estensione sovranazionale, dall’Italia, la Francia, la Spagna; dai Pirenei alle Alpi. Diventa dunque un centro di formazione e produzione culturale legato alla tradizione occitana. C’è molto interesse per questo aspetto. Ora si tratta di mettere a terra tutta questa energia, potenzialità e buone intenzioni, in progetti sostenibili sotto l’aspetto economico. Elva comunque è un luogo periferico che comporta una serie di ostacoli che vanno considerati in fase di progettazione.
Di cosa si occupa l’Università di Torino?
Noi - come Università di Torino - lavoreremo proprio sul progetto dedicato alla cultura occitana, sulla formazione legata ai temi della cultura e della lingua occitana. Questo è un bacino importante perché, come dicevamo, ha portata transnazionale. Elva ha vinto il bando sulla base di un progetto che comporta una serie di azioni, tra le quali una scuola di “Alpicoltura” e una per ri-abitare culturalmente la montagna. Ma quali azioni specifiche e concrete comporta? In che modo il tema della lingua e della cultura occitana può trovare un punto di caduta ad Elva in azioni legate alla valorizzazione del territorio? Siamo ancora all’inizio, ma le premesse sono davvero positive. Non è scontato avere Università, Politecnico, Scienze Gastronomiche, Barcellona, e poi, in prospettiva, forse anche Tolosa; tutte presenti con le rappresentanze più significative. Io ero delegato dal rettore dell’Università di Torino.
Mi parla un po’ del suo libro “Contro i borghi”? Come fa Elva a svincolarsi dalla categoria di borgo?
L’idea è tutta nel sottotitolo del libro: “Il Bel Paese che dimentica i paesi”. Il piccoloborghismo è una dimensione estetico-turistica dello sviluppo dei luoghi che non considera la complessità dei paesi. Su questo, il bando è veramente lo specchio di questo elemento: Elva ha vinto il ‘Bando Borghi’, ma la strada che va ad Elva è chiusa. Questo non dipende da Elva, ma dal fatto che quel bando non finanziava questo tipo di interventi infrastrutturali. Però io direi ‘piccoli borghi crescono’, e, fra parentesi, ‘diventano paesi’. Ovvero, i luoghi che, nonostante i limiti del bando, riusciranno a sfruttare bene questi fondi saranno quelli che tradiranno l’impostazione originale del ‘Bando Borghi’ - e l’idea stessa di ‘borgo’ - in favore dell’abitabilità quotidiana e del ‘paese’.
A questo punto uno si potrebbe chiedere se questo comporti il trasferimento delle persone a Elva: non necessariamente, la nostra idea di paese è un’idea di residenzialità multilocale. Ci sono forme di residenzialità multipla, per cui si diventa abitanti del paese senza risiedervi in modo permanente. Non tutte, c’è stato l’avvio di attività - tra l’altro di grandissima qualità – di tipo ricettivo, persone giovani che hanno scelto quel luogo per aprire la loro attività: ma questo è solo uno dei modi possibili. Altri hanno scelto attività non di tipo turistico, ma produttivo, a cadenza segmentata, per alcuni periodi l’anno. È questa la chiave: ci sono residenti che vivono ad Elva tutto l’anno e altri no, ma contribuiscono altrettanto alla residenzialità del paese.












