"Le ondate di calore e i nubifragi c'erano anche cinquant'anni fa, quando ero bambino". Il più classico degli errori: utilizzare esperienze personali per analizzare dinamiche di respiro più ampio

Questa dinamica emerge con particolare evidenza quando si affronta il tema dei cambiamenti climatici. Sono in tanti a servirsi di un particolare episodio per supportare e soprattutto per confutare gli approdi scientifici

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nella pirotecnica arena dei social network un bravo osservatore può rilevare sfumature di pensiero che, ripetendosi, possono trasformarsi in consuetudini collettive.
Una di queste è senza dubbio la tendenza a utilizzare esperienze personali per analizzare dinamiche di respiro più ampio.
Questa dinamica emerge con particolare evidenza quando si affronta il tema dei cambiamenti climatici. Sono in tanti a servirsi di un particolare episodio per supportare e soprattutto per confutare gli approdi scientifici.
"Le ondate di calore e i nubifragi c'erano anche cinquant'anni fa, quando ero bambino"; "mio zio si ricorda di inverni poveri di neve, proprio come quelli degli ultimi anni". Oppure: "Ricordo un luglio freddissimo: la sera indossavo sempre il maglione".
La memoria soggettiva può senz'altro aiutare a orientarsi nel presente. Non bisogna tuttavia scordare che il nostro vissuto individuale, limitato nello spazio e spesso condizionato da percezioni che assumono gradazioni diverse di persona in persona, difficilmente può esemplificare fenomeni globali come, appunto, i cambiamenti climatici.
Per comprendere il global warming senza prendere lucciole per lanterne, è necessario attenersi ai dati. I dati parlano chiaro, tracciano scenari estranei alle impressioni, agli umori, agli interessi personali o politici.
I dati ci dicono che la febbre del pianeta sta di anno in anno crescendo, che gli eventi estremi sono in aumento sia in frequenza che in intensità e che la principale causa del cambiamento sono i gas serra prodotti dalle attività antropiche.
Diffidare dalle impressioni personali non solo incentiva una costante verifica, ma invita anche ad abbattere castelli di presunzione, che non di rado crescono alti e massicci attorno alla volontà di preservare convinzioni finalizzate a mantenere integri i propri interessi.
Fotografia in apertura dalla pagina Facebook Landesfeuerwehrverband Südtirol












