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Idee | 04 luglio 2025 | 18:00

(VIDEO) In bikini, a cavalcioni di un fenicottero gonfiabile, su una pozza di fusione tra le montagne austriache. La polemica estiva che fa riflettere sull'immaginario alpino

Nel tempo le Alpi (e più in generale le catene montuose) sono state spettatrici di una straordinaria operazione di accettazione sociale: da spazio di repulsione si sono trasformate in luogo di attrazione proprio grazie a potenzialità ludico-sportive capaci di appagare le nuove tendenze/esigenze turistiche. È all'interno di questa cornice culturale che si va a inserire il nostro fenicottero gonfiabile

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nei giorni scorsi tra gli appassionati di montagna si è innescata una polemica bizzarra che, tuttavia, può aiutarci a sviluppare una riflessione sulla progressiva metamorfosi dell’immaginario alpino. La miccia? Un fenicottero.

 

Tutto è nato da un video, postato dalla seguita pagina Instagram piet_flosse lo scorso 4 maggio, che riprende una ragazza in bikini a cavalcioni di un fenicottero gonfiabile (senza dubbio la creatura più facile da incontrare, insieme alle zanzare, nelle case con piscina) mentre scivola sulle acque turchesi di una pozza di fusione primaverile incorniciata dalle maestose vette alpine. La didascalia del post è piuttosto eloquente: “La spiaggia più meravigliosa d’Austria”. 

 

C’è chi si è inserito nel dibattito criticando la leggerezza degli autori nel rapportarsi con un elemento fragile come la neve; chi si è concentrato sul tema della sicurezza, sostenendo che contenuti di questo tipo divulgano una frequentazione pericolosa dei rilievi; chi, infine, dice di non vederci nulla di scandaloso: “A cosa serve criticare chi semplicemente si diverte e non ha fatto niente di male?”

 

Grande assente, tra i numerosissimi commenti, è una considerazione di carattere antropologico. Qual è l’humus culturale da cui questi video sorgono e che, al contempo, vanno ad alimentare?

 

Senza dubbio non è quello del viaggiatore inglese John Evelyn che nel 1673 scrisse: “La natura ha spazzato tutte le immondizie della terra nelle Alpi, allo scopo di spianare e di ripulire la pianura della Lombardia”.

 

Si avvicina di più a quello dell’alpinista Leslie Stephen  che, nel 1871, pubblicò un libro intitolato The playground of Europe: Alpi come parco ideale, quindi, dove distrarsi con il gioco dell’alpinismo.

 

Nel tempo le Alpi (e più in generale le catene montuose) sono state spettatrici di una straordinaria operazione di accettazione sociale: da spazio di repulsione si sono trasformate in luogo di attrazione proprio grazie a potenzialità ludico-sportive capaci di appagare le nuove tendenze/esigenze turistiche.

 

Nel corso del Ventesimo secolo e durante i primi due decenni e mezzo del Ventunesimo, diverse località alpine sono state modellate proprio a partire dal rinnovato immaginario collettivo: tant’è che il divertimento del turista a volte ha preso il sopravvento sulle esigenze di chi abita il territorio e sulle sue peculiarità ambientali.

 

È all'interno di questa cornice culturale che si va a inserire il nostro fenicottero gonfiabile. Evidenziandola in modo particolarmente efficace ci pone di fronte a una delle grandi sfide dei territori montani: lavorare tutti assieme (operatori turistici, ricercatori, narratori dei fatti di montagna e anche influencer) nel proporre un immaginario nuovo; uno sguardo nuovo capace di posarsi non più solo sulle potenzialità ricreative, ma anche su quelle abitative e naturalistiche dei rilievi. Questo cambio di paradigma forse nell'immediato non porterà decine di migliaia di like, ma potrebbe rappresentare un formidabile accorgimento per iniziare a mettere un argine allo spopolamento e a proporre una fruizione della montagna più consapevole.

 

 

 

 

 

 

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Un post condiviso da Peter Maier (@piet_flosse)

 

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