'Famiglia del bosco' su Netflix? Tra notizie e smentite si nasconde un meccanismo tossico che riguarda il nostro vivere

Che notizie non ufficiali si alternino a successive smentite conferma la sproporzione assunta dall'intera vicenda. Se la politica - ora che è venuto meno il potenziale propagandistico - l'ha espulsa nell'oblio, l'eco mediatica continua a giocare sull'attenzione emotiva

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Non è trascorso ancora un mese dall'esito del referendum sulla giustizia, eppure l’onda politica che si è sollevata a partire dal caso della "famiglia del bosco" sembra aver perso la sua anomala forza d’urto. Basta proclami, basta iniziative barricadiere, basta indignazione. Fine della gogna per servizi sociali e per i giudici.
La vicenda, masticata per settimane, è stata deglutita e ora – che è venuto meno il potenziale propagandistico – espulsa nell’oblio.
Ma l’eco mediatica è stata forte, ribalzando di palinsesto in palinsesto, di giornale in giornale, di salotto in salotto, di bar in bar. E quando una vicenda è capace di calamitare tanta attenzione (prevalentemente emotiva), nell’odierna società è facile che si trasformi in un bene monetizzabile. In questo caso, i tempi di reazione sono stati sorprendentemente rapidi.
Se la madre, Catherine Louise Birmingham, con una rapidità a tutti gli effetti sorprendente ha già scritto un libro intitolato La nostra vita libera, in uscita il 5 maggio per Solferino, negli ultimi giorni voci insistenti affermavano che su questa vicenda si stesse pensando di tessere la trama di un film, alla produzione del quale sembrava addirittura interessato il colosso californiano Netflix.
Voci successivamente smentite dall'avvocata Danila Solinas con queste parole: "Da giorni assistiamo alla falsa diffusione di notizie che non hanno altra finalità se non quella biecamente speculativa: i Trevallion non hanno sottoscritto alcun contratto di cessione di diritti con la piattaforma Netflix".
Da tutto questo emerge in modo ulteriormente chiaro la tossicità di un meccanismo che tende a consumare anche la trama delle vicende più delicate. Sia a livello politico (e questa è la cosa più grave) che mediatico.
Che notizie non ufficiali si alternino a successive smentite conferma la sproporzione assunta dall'intera vicenda. Però, se non altro, invitano anche a riflettere su un vivere, il nostro, che nell'enfatizzare forme assolute di isolamento sociale, esprime e favorisce modelli comportamentali diametralmente opposti.
Sulla "famiglia del bosco" avevano già scritto per L'Altramontagna Luigi Torreggiani e Mauro Varotto












