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Idee | 22 novembre 2025 | 18:00

Il caso della "famiglia del bosco", tra ambientalismo integrale e regole della società: una riflessione sui limiti della libertà e sulla speculazione attorno a questi fatti

Il caso della coppia che ha scelto di vivere isolata nel bosco con i tre figli in Abruzzo ha fatto discutere tutta Italia, diventando un caso mediatico prima e politico poi. Pensiamo sia utile suggerire una riflessione che scava alla radice di tutta la storia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Il caso della coppia che ha scelto di vivere isolata nei boschi in Abruzzo e i cui figli sono stati presi in carico dai servizi sociali - attualmente i tre bambini si trovano con la madre in una casa famiglia - ha fatto discutere tutta Italia, diventando un caso mediatico prima e politico poi.

 

Si tratta di una situazione complessa e assai delicata, emersa a seguito di un'intossicazione alimentare da funghi che ha fatto scattare i dovuti accertamenti sullo stile di vita della famiglia e sull'idoneità della loro abitazione. La scelta del Tribunale di allontanare i bambini dalla casa nel bosco è indubbiamente forte, rappresenta l'estrema ratio, ma secondo la sentenza è suffragata da dati oggettivi. Su questo l'avvocato della famiglia farà ricorso e sarà interessante seguire gli sviluppi della vicenda. 

 

Ma lasciando ai politici la propaganda, agli esperti di tutela dei minori le disquisizioni legali del caso, e ai leoni da tastiera la polarizzazione delle posizioni, pensiamo sia utile suggerire una riflessione che scava alla radice di tutta la storia: la scelta, da parte della coppia, di aderire a un presunto "ambientalismo integrale" che sostanzialmente si basa su un rifiuto totale della società e delle sue regole.

 

Si tratta di una posizione contraddittoria, perché da un lato esalta - sulle tracce di Rousseau - la Natura buona contrapposta alla Società corrotta; dall'altro conferma quella divisione netta tra Soggetto e Oggetto, Natura e Uomo, che è il fondamento filosofico della modernità: quella stessa modernità (tecnologica, scientifica, razionalistica) che la coppia contesta. Ma solo quando fa comodo, perché poi quel rifiuto del sistema davvero totale non è, dato che la famiglia ha usufruito di un ospedale quando è servito, si veste con abiti derivanti da lavorazioni industriali, non mangia solo bacche, funghi e radici e dispone di strumentazione digitale. 

 

Ogni scelta individuale, questa compresa, è da rispettare. Ma ogni scelta risponde a una serie di idee e percezioni che talvolta possono avere fondamenta fragili.

 

L'idea di vivere nei boschi d'Abruzzo in quanto luoghi ancora "puri", come ha sostenuto il padre, è figlia di un'incomprensione di fondo. Così come associare a questa idea di purezza una visione della natura "buona a prescindere" contrapposta al "sistema inquinato e cattivo" si porta dietro una visione romantica non priva di rischi.

 

Umberto Eco, nel Nome della Rosa, ci fa riflettere sui frutti avvelenati della purezza. Guglielmo da Baskerville mette in guardia Adso dalla fretta che si nasconde nella ricerca della purezza, che spesso semplifica, dimentica e banalizza la complessità del mondo. Soprattutto, dimentica che la parola "puro", etimologicamente, si lega a un'azione umana di pulizia e purificazione di qualcosa che in natura "pulito" non è.

 

La scelta di togliere i figli dalla loro abitazione è indubbiamente estrema, ma anche la scelta di vita della coppia, pur se presa in buona fede, un po' lo è.

 

Forse, ancora una volta, occorrerebbe quel buon senso che, come la virtù dell'antico proverbio, sta nel mezzo. Vivere nel bosco e isolati si può, ma in uno stato di diritto occorre accettare alcune regole di base, quelle del vivere civile, che ovviamente dovrebbero valere anche per tante altre situazioni abitative che purtroppo esistono, magari non nei boschi ma in periferie degradate.

 

Ma un intervento analogo, in questi contesti urbani, non avrebbe certo suscitato l'empatia diffusa generata dal caso in esame: perché? Perché tutti noi, in fondo, siamo portati a pensare che la natura e il bosco siano di per sé qualcosa di buono, che ci manca profondamente e ci appare come una situazione edenica da recuperare. Per questo la famiglia in questione, che tra l'altro ci assomiglia anche somaticamente, è divenuta l'emblema di ciò che una parte di noi vorrebbe essere, ma non può più essere.

 

Pensare che ognuno può "vivere come vuole" è un anelito di tutti, ma anche una semplificazione e un errore, che nega la natura profonda dell'uomo come animale sociale: la libertà ha per sua natura dei limiti, quando mette a repentaglio la salute o la libertà altrui. Anche il concetto di "purezza", invocato a sostegno di queste scelte, è una costruzione culturale, frutto di un pensiero che cerca anticorpi alle aberrazioni del sistema in direzione opposta, per compensazione.

 

Ma a ben vedere, forse lo stile di vita della coppia, più che derivare da una scelta etica o ideologica, come narrato enfaticamente da giornali e TV, è soprattutto il frutto di una storia personale che parte da lontano, da condizioni di vita degradanti che hanno generato la volontà di allontanarsi dalla società. E forse tutta la polemica nata attorno alla scelta del Tribunale, come spesso accade, non è legata al reale caso in sé, quanto a narrazioni semplificate dei fatti, se non a interessi (editoriali e politici) che come sempre tendono a polarizzare.

 

Ci auguriamo allora che i bambini possano tornare a vivere presto nel loro bosco - non puro e non buono a prescindere - ma con qualche piccolo accorgimento in più, che li avvicini non solo alle regole di base della società, ma anche a una visione più ampia della natura e della complessità del mondo. Al tempo stesso, crediamo che questo caso debba essere studiato al di là delle polemiche e del caos mediatico. Di questi tentativi di fuga la nostra società è sempre più piena e la forte reazione di molte persone in difesa della "famiglia del bosco" non fa che evidenziare un qualcosa che evidentemente ci smuove: forse anche nel nostro, di stile di vita, c'è qualcosa che non va e che meriterebbe un profondo ripensamento

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