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Idee | 20 gennaio 2026 | 06:00

La chiusura di un bar può rivelarsi un lutto collettivo? Il mitico Fantasj di Lumignano, "da Caio" per tanti climbers, interrompe l'attività

Probabilmente la comunità riuscirà a individuare nuovi spazi per mantenere integro il suo carattere identitario, tuttavia qualcosa resterà indietro, sfumando per sempre. Ma forse va bene così, perché è proprio dai vuoti che, nel tempo, possono emergere i ricordi più belli

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

La chiusura di un bar può rivelarsi un lutto collettivo?

 

Mi sono posto questa domanda entrando – probabilmente per l’ultima volta – nel locale che più di altri ha accompagnato le mie esperienze in parete; una sorta di propaggine dell’attività sportiva. Sembrava quasi che, per certificare un’ascesa, fosse poi necessario passare al bar: per brindare, certo, ma anche e soprattutto per vivere un momento di condivisione. Perché, alla fine, le esperienze trovano un contorno netto solo nel momento in cui vengono condivise con qualcuno.

 

Guidati da un automatismo liturgico, all'imbrunire si scendeva dalle pareti di Lumignano (Colli Berici), per andare da Caio, il barista. Allora ecco le tende da sole sbiadite, ecco i tavolini già colmi "de goti", ma soprattutto ecco l’insegna luminosa: Bar Fantasj, dove la J è sempre stata accolta con sottile ironia, ma anche come un segno distintivo. L’attesa infinita, Caio che sotto i folti baffi mugugna, il parlottio disteso che segue una giornata felice. Non c’era molto da aggiungere, né tanto da levare: il Fantasj andava bene così.

 

Da quando ho smesso di arrampicare non sono più tornato da Caio. Me lo impediva una sottile nostalgia. Senonché, qualche giorno fa, mi è arrivato un messaggio dell’amico Livio Carollo, che a forza di andare al Fantasj è diventato guida alpina:

 

"Anche se forse è un po' che non arrampichi ti segnalo che domenica ci stiamo organizzando per trovarci da Caio alle 18:00, per fare una bevuta tutti insieme e salutare in compagnia il nostro amato bar (non so se lo sai ma a fine mese chiude i battenti)".

 

Così domenica scorsa sono tornato da Caio. L’atmosfera era quella di sempre: il bar gremito, le solite facce.
Uscendo dal locale la risposta è arrivata spontanea, proprio come era sorta la domanda: la chiusura di un bar può rivelarsi un piccolo/grande lutto collettivo nel momento in cui, tra le sue mura, una comunità (in questo caso di climbers) trova il modo di saldare i legami che la sorreggono. Allora, con la chiusura, viene a mancare un punto di riferimento, uno spazio di aggregazione, un luogo capace di modellare il nostro sguardo sul mondo.

 

Probabilmente la comunità riuscirà a individuare nuovi spazi per mantenere integro il suo carattere identitario, tuttavia qualcosa resterà indietro, sfumando per sempre. Ma forse va bene così, perché è proprio dai vuoti che, nel tempo, possono emergere i ricordi più belli.

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