Contenuto sponsorizzato
Itinerari | 05 settembre 2025 | 19:00

Un luogo appartato che non concede facilmente i suoi tesori, ma sa ricompensare chi vi si avvicina con rispetto e curiosità: sul Pizzo Rabbi, alla scoperta della Val Bodengo

Lunga escursione tra boschi, pascoli e piccoli laghi alpini, fino alla vetta del Pizzo Rabbi, affacciato verso il Lario. Un itinerario impegnativo, grandioso nella sua essenzialità

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
EE (escursionisti esperti)
1550 m
4/5 h
Prà Pincée (918 m), in Val Bodengo
Pizzo Rabbi (2452 m)

la Val Bodengo si raggiunge da Gordona, poco discosta dalla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, dopo Novate Mezzola e poco prima di Chiavenna, salendo con una rotabile a pagamento (ticket online su www.valbodengo.shop); Prà Pincée si trova poco prima del borgo di Bodengo

La Val Bodengo è una valle che non si concede subito, anche se è raggiungibile in auto. Osservandola da Gordona se ne vede soltanto l’imbocco, stretto e incassato tra pareti scoscese, dove gli alberi stanno aggrappati ai pendii sfidando le leggi della fisica. Un varco quasi difensivo, che sembra fatto apposta per scoraggiare chi non abbia voglia di salire davvero. Ma basta superare i primi tornanti per rendersi conto di trovarsi in un piccolo mondo appartato e ancora integro, incastonato tra le dorsali granitiche delle Alpi Retiche occidentali. Una valle che a oriente guarda verso i monti del Masino e della Bregaglia, chiusa sul versante opposto da quelli del Lario. Le montagne si offrono severe e compatte, non guglie affilate come in Bregaglia, né grandi anfiteatri come nel Masino, ma una serie di creste possenti, modellate dai ghiacciai e incise da corsi d’acqua tenaci. Un vero laboratorio geologico, dove affiorano graniti e gneiss paleozoici, scisti e filoni quarzosi che testimoniano la lunga storia della crosta alpina. Le superfici levigate dal ghiaccio sono ancora leggibili sui dossi più alti, mentre nelle zone più basse l’erosione fluviale continua a scavare gole profonde e cascate che paiono scomparire nel nulla. Dove i castagneti e le faggete cedono il passo a larici e abeti rossi, poi ai pascoli alpini punteggiati da rododendri e genziane, mentre sulle rocce più assolate si aggrappano tenaci stelle alpine. 
Ma la Val Bodengo non è soltanto un territorio di natura intatta, ma un luogo in cui la presenza umana, discreta e operosa, ha lasciato tracce durature. Per secoli, gli abitanti di Gordona e dei villaggi circostanti hanno utilizzato questi magri pascoli per il bestiame, e le baite in pietra, i muretti a secco e i prati degli alpeggi testimoniano ancora oggi un’economia di sussistenza che racconta di fieno tagliato a mano, di latte lavorato in alpeggio, di estati trascorse in quota.
Negli ultimi decenni, accanto a questa memoria rurale, la valle ha visto svilupparsi nuove forme di fruizione, sempre legate alla sua natura selvaggia. Le gole del torrente Bodengo sono diventate un punto di riferimento per gli appassionati di canyoning, dove lanciarsi (con una guida) in spettacolari percorsi attrezzati con calate in corda, tra toboga, salti d’acqua e pozze profonde di acqua cristallina, tra i più famosi della Lombardia e del Nord Italia tutto. Un’attività che ha dato nuova notorietà alla valle, pur senza snaturarla, perché si svolge in un ambiente che resta difficile e selettivo e solo nella parte bassa, senza incidere sui territori più alti. Anche gli arrampicatori hanno trovato in Val Bodengo un terreno ideale, seppur meno noto: piccole falesie e pareti granitiche nascoste nei valloni laterali offrono vie di ogni difficoltà, lontane dal clamore delle celebri pareti di Masino e Bregaglia. Itinerari che attraggono chi cerca silenzio e concentrazione, più che performance sportive, e che è disposto a sobbarcarsi lunghi e complessi avvicinamenti. Per gli escursionisti, infine, la valle è un invito a scoprire un paesaggio che cambia a ogni svolta, seguendo sentieri segnati e tracce più selvagge verso alpeggi remoti, laghetti nascosti, forcelle sospese tra le valli.


Sui pascoli dell’Alpe Campo (1656 m). © Matteo Leoni

Antichi alpeggi e conche sospese
Un buon modo per avvicinarsi agli ambienti solitari della Val Bodengo è la lunga escursione che conduce alla Bocchetta del Ledù (o del Cannone), sullo spartiacque con la Val Darengo, affacciandosi verso il Lago di Como. È un itinerario capace di riservare – oltre alla fatica data dal notevole dislivello – grandi sorprese e scorci davvero unici, con un finale non banale nella salita alla cima del Pizzo Rabbi (riservata a escursionisti esperti). Si parte dalla località Prà Princée, raggiungibile tramite la strada della Val Bodengo (a pagamento). Da qui si imbocca il sentiero che, verso sud, entra subito nel bosco, risalendo la Val Garzelli, e conduce all’Alpe Garzelli (1031 m), dove le baite in pietra raccontano di un antico passato pastorale. Già dai primi passi ci si rende conto di essere soli (qui è quasi sempre così, soprattutto nelle giornate autunnali o primaverili), con l’ambiente circostante che sembra quasi condurre verso altre dimensioni. 
Si prosegue su traccia evidente, guadagnando quota tra radure e macchie di abeti, fino ad arrivare sui pianori dell’Alpe Campo (1656 m), splendido belvedere sulla Val Bodengo, dove apprezzare la raccolta maestosità della Val Garzelli. Qui il paesaggio si apre, le numerose baite sono circondate da un prezioso anfiteatro di rocce, con lo sguardo che, verso sud, si sposta dalla dentellata Punta Anna Maria ai Pizzi d’Alterno, dal Pizzo Ledù alla nostra meta, il Pizzo Rabbi, mentre a nord si scorge l’inconfondibile piramide del Pizzo Stella e, alla sua sinistra, il Pizzo Emet e il Suretta, in fondo alla Valle Spluga. Una breve sosta è inevitabile, il luogo ha un fascino quieto, sospeso tra natura e memoria.

Ripreso il cammino, si continua seguendo bolli bianco-rossi e ometti, entrando in un ambiente via via più severo. La vegetazione si dirada, il sentiero si fa più ripido, traversa vasti pendii di prati e rocce (a un bivio si ignora la traccia a destra, usata per compiere un anello in discesa), tratti di pietraia, e infine, per un canalino spesso innevato fino a estate inoltrata, si guadagna la Bocchetta del Ledù (o del Cannone, 2273 m). È un valico austero, che sorprende per il panorama improvviso: ai piedi, sul versante opposto rispetto alla salita, si apre il Lago Ledù, piccolo e scuro, incastonato in una conca selvaggia, mentre poco più in basso, sul modesto dosso che chiude a sud il lago, sorge il bivacco Petazzi, struttura essenziale ma accogliente, punto d’appoggio per chi volesse dividere l’escursione in due giorni. Oltre questo, ma duemila metri più in basso, si distende nella sua vastità il Lago di Como. Il luogo comunica un fascino prepotente, con il piccolo lago e il grande lago laggiù in fondo, in mezzo la semibotte rossa del bivacco, intorno le selvagge cime della Val Darengo, alle spalle la selva di monti e valli tra Spluga e Bregaglia. Difficile ridestarsi da questo improvviso abbaglio alpino.


Lo stretto intaglio della Bocchetta del Cannone (2273 m), tra Val Bodengo e Lago di Como. © Matteo Leoni

Sopra il blu del Lario
Dalla bocchetta, la salita finale al Pizzo Rabbi non è segnalata, si deve procedere seguendo di massima la cresta sudest della montagna, appena sotto la linea di cresta, su pietraia e tracce, qualche ometto, con passi non banali e a tratti leggermente esposti. Nulla di troppo difficile, ma chi non è avvezzo a questo tipo di terreno può serenamente fermarsi al lago, e godersi la pace e la vista senza rischio di mangiarsi le dita per non essere salito in cima. Chi invece decide di affrontare la mezz’ora finale, dalla vetta potrà posare lo sguardo sul blu intenso del Lago di Como, sulle montagne della Valchiavenna e della Bregaglia, e poi il Legnone e le Orobie, le Grigne. Sospesi lassù, tra le valli Bodengo e Darengo, con il piccolo specchio d’acqua del Lago Ledù, pare quasi di essere in un’altra dimensione, dove le cose appaiono da una prospettiva nuova, insolita, tremendamente convincente.
Ridiscesa la dorsale del Pizzo Rabbi, e dopo almeno una visita al bivacco (quanto sarebbe bello fermarsi a dormire qui?), si deve però riprendere la via di casa. Per non seguire il medesimo percorso dell’andata, dopo essere scesi dalla Bocchetta del Cannone, al bivio prima di raggiungere l’Alpe Campo si può prendere a sinistra (nordovest) il sentiero che aggira il versante del Monte Cucco, passando sotto le sue pendici erbose e rocciose. L’ambiente è meno severo rispetto alla salita, con pendii inclinati e dorsali più morbide che accompagnano il cammino. Scendendo lungo la dorsale del Monte Cucco si raggiunge l’Alpe Dosso, a circa 1500 metri di quota, dove pascoli e boschi si alternano in un paesaggio più domestico, quasi un ritorno graduale alla dimensione valliva. Da qui la discesa prosegue lungo un’evidente traccia nel bosco fino a Bodengo, a circa 1,5 chilometri dal punto di partenza, lungo la strada o per un sentierino nel bosco. Sono gli ultimi passi di un circuito lungo e solitario, un mosaico di natura integra, memoria alpina e panorami ampi ma raccolti. Nel più sincero spirito della Val Bodengo, un luogo appartato che non concede facilmente i suoi tesori, ma sa ricompensare chi vi si avvicina con rispetto e curiosità.


Il piccolo Lago Ledù e il bivacco Petazzi (2246 m). Dietro le nuvole, duemila metri più in basso, c’è il lago di Como. © Matteo Leoni

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Prà Pincée (918 m), in Val Bodengo
Arrivo: Pizzo Rabbi (2452 m)
Accesso: la Val Bodengo si raggiunge da Gordona, poco discosta dalla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, dopo Novate Mezzola e poco prima di Chiavenna, salendo con una rotabile a pagamento (ticket online su www.valbodengo.shop); Prà Pincée si trova poco prima del borgo di Bodengo
Dislivello: 1550 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

 

Immagine di apertura: sulla cima del Pizzo Rabbi (2452 m). © Matteo Leoni

Contenuto sponsorizzato