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Storia

Pietre che parlano: luoghi dove bisognerebbe portare le scuole

Vecchi muri a secco, storti, crollati, non più curati. Luoghi cupi, dettagli insignificanti. Ma proprio qui, secondo me, bisognerebbe portare le scuole

Di Luigi Torreggiani 02 marzo | 12:00

Pietra su pietra, metro dopo metro.

Quanta fatica, bestemmie, ferite, soddisfazione, orgoglio. Quanta umanità nascosta tra sassi e muschio, quanto lavoro, ingegno, manualità, quanto senso di comunità.

 

Pietra su pietra, anno dopo anno.

A tirar su i sassi che cadono, a rimodellare il lavoro dei padri, dei nonni, dei bisnonni. Quanto senso di continuità.

 

 

I pensieri si sovrappongono, pietra su pietra, passo dopo passo, mentre cammino lungo un vecchio sentiero nascosto tra le "montagne di mezzo" della Carnia, tra due storti muri a secco che sembrano ormai schiacciare il tracciato più che proteggerlo. Passarci in mezzo fa quasi paura, tutto sembra sul limite di collassare, da un momento all'altro.

In realtà crollano molto lentamente questi muri, come hanno sempre fatto. Pietra dopo pietra, stagione dopo stagione, quando nessuno se lo aspetta. In una notte di temporale, in un pomeriggio qualsiasi di disgelo. La differenza è che oggi nessuno le raccoglie più, queste pietre, nessuno ricostruisce i muri. I pezzi caduti rimangono in mezzo al sentiero e, da mattoni, diventano semplici sassi.

Chi li trova, come me, nel mezzo della via, li aggira, li scavalca, passa oltre. In pochi sentono che quelle pietre cadute parlano, urlano: sono simbolo, monito, lamento. Sono l'immagine di un patto che si è rotto, un patto silenzioso, non scritto, tra noi e le montagne.

 

 

Passo oltre e poco distante, davanti ai miei occhi, un'altra visione. Un muro diverso da tutti gli altri, che sembra letteralmente esploso. C'è un albero dal fusto deformato che sembra nascere dalla ferita.

Ci metto poco a comprendere che in realtà è stato proprio l'albero a dare la spinta. A guardare bene, quel rigonfiamento alla sua base assomiglia ad un gomito, o ad un pugno. Ciò che ho di fronte non è altro che l'esito di una gomitata energica, di un montante ben assestato, dati dall'albero al muro, per farsi spazio.

Un contadino lo avrebbe estirpato sul nascere quell'alberello invadente. Ma i contadini, qui, semplicemente non ci sono più. E l'albero ora è grande. E il muro, ormai, è tutto a terra

 

In pochi si soffermano a notare questi particolari mentre si cammina nel bosco. Dettagli cupi, che appaiono insignificanti. Secondo me, invece, in posti come questo bisognerebbe portare le scuole. Non certo per dire "ha ragione l'albero" oppure, al contrario, "avevano ragione i contadini". Né tantomeno per propagandare il falso mito del "si stava meglio quando si stava peggio". Semplicemente per mostrare la cruda realtà di una relazione millenaria, quella tra noi e la "natura". Una relazione che è stata di collaborazione intima in molti casi, ma anche di dominazione e conflitto, aspro conflitto, in altri. Lo è ancora oggi in molte situazioni, altrimenti non riusciremmo a vivere, a coltivare, ad allevare animali, a difenderci dagli incendi, a produrre materia prima. Eppure del conflitto non si vuole mai parlare, sembra brutto. Tutto va edulcorato, tutto dev'essere per forza bello, armonioso, solare. Ma è a partire dalla comprensione del conflitto che, forse, può instaurarsi una nuova forma di collaborazione tra noi e la "natura", tra noi e la montagna. 

 

Portarci le scuole, sì, proprio qui, davanti a questi muri decrepiti. Scuole di città, soprattutto. Davanti a questo albero di pochi decenni che litiga, spadroneggia e domina su una grandiosa costruzione vecchia secoli. 

Parlare ai ragazzi di relazione, di storia, di conflitto, di abbandono, di nuove forme di collaborazione. Chiedere loro cosa significherebbe lasciare le pietre e l'albero esattamente così come sono, dove sono; oppure, al contrario, se avrebbe senso ripristinare il muretto esattamente com'era cento anni fa: per chi? Per cosa? Perché?!

 

"Queste pietre parlano", penso e ripenso mentre mi incammino nel bosco, lasciandomi i muri alle spalle. "Abbiamo ancora la voglia di ascoltarle?"

 

l'autore
Luigi Torreggiani

Luigi Torreggiani è giornalista e dottore forestale. Collabora con la rivista “Sherwood - Foreste ed Alberi Oggi” e cura per Compagnia delle Foreste la comunicazione di progetti dedicati alla Gestione Forestale Sostenibile e alla conservazione della biodiversità forestale. Realizza e conduce podcast, video e documentari sui temi forestali. Ha pubblicato “Il mio bosco è di tutti”, un romanzo per ragazzi, e altre storie forestali illustrate per bambini.

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