Da Vicenza a Mauthausen in bicicletta: il viaggio dei famigliari dei deportati vicentini a 80 anni dalla Liberazione, sulle orme di Torquato e Franco Fraccon

"Si è scelta la bicicletta come mezzo di ricordo perché è stato il mezzo utilizzato da molti resistenti nella loro lotta al nazifascismo. Impiegata per spostamenti rapidi, trasporto di documenti, armi e viveri, e per coordinare le azioni di lotta, è diventata un simbolo di libertà e resilienza contribuendo in modo significativo alla riuscita della Resistenza italiana". Alcuni famigliari dei deportati vicentini attraverseranno le Alpi per raggiungere Mauthausen e proseguire poi per Auschwitz-Birkenau. Un viaggio per ricordare tutte le vittime del nazifascismo di allora e quelle dei fascismi e degli autoritarismi di oggi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Pedalare per ricordare. Questo, in sintesi, il significato del percorso promosso da Lucia Farina, nipote di Torquato e Franco Fraccon, che vedrà lei, il marito Antonino Stinà, Paolo Massignan, figlio di Luigi “Gino”, compagno di lotte e di prigionia dei Fraccon, sopravvissuto all’inferno di Mauthausen, e Meme Pandin percorrere in bicicletta oltre 1300 chilometri, con tappa a Mauthausen e destinazione finale Auschwitz-Birkenau.
Un viaggio lento, in sella, per riscoprire la memoria di Torquato Fraccon e del figlio Franco, deportati a Mauthausen, dove morirono nel maggio 1945. E con loro di tutti coloro che furono assassinati nei campi nazisti.
Animatore della Resistenza cattolica vicentina, Torquato Fraccon fu promotore di una rete clandestina di salvataggio che nascondeva e proteggeva perseguitati politici, ex prigionieri alleati ed ebrei, aiutandoli a raggiungere la Svizzera attraverso le montagne anche grazie alla collaborazione di guide e alpinisti, fra i quali Gino Soldà, di recente insignito del titolo di Giusto fra le Nazioni da Yad Vashem di Gerusalemme.
Torquato e Franco furono arrestati dalle SS nell’ottobre 1944 con tutta la famiglia: Isabella, la moglie di Torquato, Graziella e Letizia, le figlie. Internati alle carceri di San Biagio di Vicenza, furono separati il 21 dicembre 1944, quando Torquato e Franco, insieme a Carlo Crico, Piero Franco, Giacomo Prandina, Gino Massignan e molti altri prigionieri, vennero trasferiti al campo di transito di Bolzano-Gries, di cui abbiamo raccontato in un articolo uscito lo scorso 27 gennaio. Da qui furono destinati a Mauthausen, dove giunsero l’11 gennaio 1945 e dove quattro mesi dopo trovarono la morte.
L’impegno dei Fraccon è stato riconosciuto nel 1951 con il conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria, nel 1955 dall’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane con la Medaglia d’Oro alla Memoria, Nel 1978 lo Yad Vashem di Gerusalemme ha riconosciuto Torquato Fraccon Giusto fra le Nazioni per la sua opera di salvataggio degli ebrei.

"Quest’anno – scrivono gli organizzatori – ricorre l’ottantesimo anniversario della loro morte e della liberazione dal nazifascismo. Per onorare questa data, per rinnovare la loro memoria, ma soprattutto per ribadire l’impegno che quanto accaduto non si ripeta, Lucia, Antonino, Paolo e Meme ripercorreranno il viaggio che li portò da Vicenza fino a Mauthausen".
L’iniziativa 80 Memoria: Vicenza – Mauthausen – Auschwitz in bicicletta è stata presentata con una conferenza stampa il 31 luglio al Liceo Stefanini di Mestre e il 4 agosto nella Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino a Vicenza. Patrocinata dalle città di Venezia e Vicenza, dalla Comunità ebraica di Venezia, dagli Istituti storici della Resistenza veneziano e vicentino, dall’ANPI, dall’AVL e dall’ANED, il percorso vedrà un prologo a Vicenza il 12 agosto.

La tappa vicentina partirà dalla casa dei Fraccon in via dei Templari, in località Commenda, e toccherà poi il carcere di San Biagio, dove tutta la famiglia Fraccon fu reclusa e da dove Torquato e Franco iniziarono, così come molti altri resistenti, il loro viaggio della morte verso Mauthausen; il percorso si concluderà nei pressi delle pietre di inciampo poste il 27 gennaio 2023 dalla città di Vicenza davanti all’ex Banca Cattolica del Veneto, dove Torquato lavorava, in contrà Santa Corona, presso palazzo Leoni Montanari.
La partenza effettiva, sempre dal capoluogo berico, avverrà il giorno successivo. Attraversate le province di Verona e Trento, il gruppo sosterà il 15 agosto a Bolzano-Gries, al memoriale che sorge sui resti del campo di concentramento e transito, e proseguirà poi per Mauthausen, dove giungerà il 20 agosto. Quindi, attraverso la Repubblica Ceca e la Polonia, arriverà ad Auschwitz-Birkenau il 27 agosto. In totale saranno oltre 1300 chilometri in sella.

"Si è scelta la bicicletta come mezzo di ricordo – spiega Lucia Farina – perché è stato il mezzo utilizzato da molti resistenti nella loro lotta al nazifascismo. Impiegata per spostamenti rapidi, trasporto di documenti, armi e viveri, e per coordinare le azioni di lotta, è diventata un simbolo di libertà e resilienza contribuendo in modo significativo alla riuscita della Resistenza italiana".
Sarà un viaggio per ricordare tutte le vittime del nazifascismo di allora, e quelle dei fascismi e degli autoritarismi di oggi. Un percorso, dunque, nella memoria, personale e collettiva, ma anche un modo per tenere viva l’attenzione sul presente.













