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Storia | 15 agosto 2025 | 06:00

Dopo la gara estiva di sci sul Calderone del Gran Sasso, la tragedia sotto una tempesta di fulmini: un testimone racconta ciò che avvenne il 15 agosto del 1963

Oggi, pensare di sciare in piena estate in Appennino è impossibile, tanto che sulla superficie del Calderone è rimasta qualche chiazza di neve che ricopre i detriti e il ghiaccio fossile presente sotto le sue rocce. Il 15 agosto del 1963 in prossimità del ghiacciaio - oggi declassato a "glacionevato" - si svolse una gara di slalom gigante. A raccontarla a L'AltraMontagna è uno dei partecipanti, Umberto Salvatore, che ci ha spiegato molte cose riguardo quella giornata

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Il ghiacciaio del Calderone si trova sul Gran Sasso d’Italia ed era considerato il più meridionale in Europa. Agli inizi degli anni 2000, con l'inarrestabile declino legato ai cambiamenti climatici, è stato declassato in galcionevato, ovvero la comunità scientifica ha stabilito che la struttura glaciale ha perso le caratteristiche che caratterizzano i ghiacciai: tra queste, la capacità di muoversi verso valle. I glacionevati sono infatti accumuli di ghiaccio e neve, anche perenni, ma che non presentano le proprietà sopra indicate del ghiacciaio.

 

Nel 1963 la situazione era profondamente diversa rispetto a quella attuale, tanto che in Appennino sia sul Gran Sasso che sui monti Sibillini, in estate, andavano in scena anche delle gare di sci.

 

Il 15 agosto del 1963 in prossimità del ghiacciaio del Calderone fu programmata una gara di slalom gigante. Per farcela raccontare abbiamo contattato il signor Umberto Salvatore, che ci ha spiegato molte cose riguardo quella giornata. Prima di pubblicare le sue dichiarazioni, ricordiamo che tutte le gare che in estate venivano programmate sul Gran Sasso negli anni '60 del secolo scorso erano organizzate dallo “Sci Club 18” per tutti gli sciatori del Centro Italia.

 

"Io – racconta il signor Salvatore – partii da Pescara attorno alle 04:00 del mattino di quel 15 di agosto, con un mio amico, per arrivare poi a piedi sul luogo della gara”. A quell’epoca non erano presenti infrastrutture come seggiovie o sciovie, e c’era chi saliva con l’ausilio dei muli oppure con le proprie gambe. “Quel giorno sul luogo della gara - spiega Umberto - eravamo in tanti. Lo slalom gigante che si doveva affrontare presentava (circa) 24 porte, ed era piuttosto difficoltoso. La partenza era attorno alla quota del Passo del Cannone mentre l’arrivo poco al di sotto del Rifugio Franchetti".

COME È CAMBIATO IL GHIACCIAIO NEL CORSO DEGLI ANNI

Che l’epoca in cui viviamo sia più mite di quella di pochi decenni fa non vi è dubbio e, oltre a confrontare i dati climatici attuali con quelli di allora, è sufficiente osservare e mettere a confronto le immagini. Il signor Salvatore, che può dirsi testimone diretto di questi cambiamenti climatici, racconta: "Il ghiacciaio negli anni Sessanta era molto grande. Dopo quel brutto incidente ci tornai nel 1978 e nel 1990 ma la situazione rispetto al 1963 era già molto cambiata".

 

Oggi, pensare di sciare in piena estate sul Gran Sasso è impossibile, tanto che sulla superficie del Calderone è rimasta qualche chiazza di neve che ricopre i detriti e il ghiaccio fossile presente sotto le sue rocce.

 

Immagine di apertura: a sinistra, la conca alta del Calderone vista dall'alto (foto Wikimedia), a destra, il ghiacciaio in una fotografia d'epoca (dall'archivio di Umberto Salvatore), ripresa qui sopra

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