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Storia | 17 dicembre 2025 | 06:00

Il nome 'Piccole Dolomiti' non si deve a Francesco Meneghello: "Si arrabbierebbe se gli dessimo un merito del suo Sommo Maestro Antonio Berti"

A inventare la formula 'Piccoli Dolomiti' è stato Meneghello? A quanto pare no. Da una segnalazione di un nostro lettore, abbiamo ripercorso l'origine del toponimo conferito a quelle montagne per offrirne una corretta ricostruzione storica. Il risultato? Una panoramica affascinante sull'alpinismo di cent'anni fa

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Qualche giorno fa, in un articolo del 12 dicembre, trattavamo del toponimo di Piccole Dolomiti, da cent’anni in uso per indicare la zona montuosa compresa fra l'Adige e la Brenta. Lo spunto era emerso dalla recente affissione, in Corso Palladio 51 a Vicenza, della targa commemorativa dedicata all'accademico del Cai e Capitano degli Alpini Francesco Meneghello.

 

In questa casa visse

Francesco "Keko" Meneghello

(1900 - disperso in Russia nel 1943)

Accademico del Club Alpino Italiano

Ideatore della scuola vicentina di roccia

Nel 1925 fu autore della monografia edita dal Cai

le Piccole Dolomiti

Adottando per la prima volta questo termine

Ne fa duratura memoria la nipote

Margherita Lanzerotto Toniolo

Ottobre 2025

In seguito alla pubblicazione dell’articolo, è giunta in redazione una segnalazione che faceva cortesemente riferimento a un errore di ricostruzione storica. Secondo la ricostruzione del lettore, non sarebbe infatti da attribuire a Meneghello la coniazione del toponimo Piccole Dolomiti - come asserivamo nel precedente articolo - ma sembra che egli lo abbia semplicemente adottato per primo in una pubblicazione ufficiale (quella appunto del mensile Cai dell’ottobre 1925).

 

La segnalazione - gentilmente riportataci da Nicola De Benedetti, consigliere regionale del Cai Veneto per la sezione di Vicenza - portava a riprova di questa svista un altro articolo, sempre della rivista mensile del Cai, datato però gennaio-febbraio 1929. L’articolo in questione, firmato dall’alpinista Gino Priarolo, si sviluppa come una monografia sul monte Baffelàn, appartenente alle Piccole Dolomiti.

 

In apertura all’articolo del 1929, in effetti, Priarolo attribuiva il merito del nome ad Antonio Berti, mentore di Meneghello. Alla sua iniziativa si dovrebbe il toponimo poi utilizzato dall’allievo - del tutto in buona fede - nell’articolo del 1925.

"Si innalza slanciato e maestoso sulla catena del Cornetto-Baffelàn, che fa parte della regione montuosa tanto felicemente chiamata da Berti delle Piccole Dolomiti, su cui venne pubblicata una sommaria ma ottima monografia di Francesco Meneghello, alla quale rimandiamo chi volesse formarsi un’idea generale di tutta la questione".

 

Antonio Berti (1882-1956) è stato un pioniere dell'alpinismo vicentino e una figura chiave per il Cai di Vicenza, noto come "il padre degli alpinisti veneti". Autore di guide alpinistiche, fu primo ad ascendere il Monte Baffelan per la parete sud, nonché - anch’esso - fondatore della Scuola vicentina di roccia, influenzando generazioni di alpinisti locali. 

 

 Con dovizia di particolari, la segnalazione ricorda come in quegli anni, attorno alla sezione vicentina del Club e alla Scuola vicentina, si radunassero alcuni dei protagonisti dell’alpinismo nord-orientale. "Meneghello, Casara, Berti e Priarolo si conoscevano benissimo e spesso Priarolo, che era veronese, veniva a trovare a Vicenza gli amici vicentini"

Tutt’oggi, come si evince dalle dichiarazioni del sindaco Giacomo Possamai – rilasciate in occasione dello scoprimento della targa – la città di Vicenza mantiene un forte attaccamento al Club e alla sua tradizione alpinistica.

 

"Corso Palladio oggi si arricchisce di un nuovo capitolo della storia di Vicenza raccontata attraverso le numerose lapidi e iscrizioni poste sulle pareti dei nostri palazzi. La figura di Meneghello riunisce infatti tanti elementi della nostra storia: era un alpino ed era un valente alpinista del Cai di Vicenza, del quale proprio quest’anno abbiamo celebrato i 150 di attività, rinsaldando il legame tra i vicentini e un’associazione che ha cuore e promuove le nostre montagne".

Secondo De Benedetti, per volere degli eredi di Meneghello, in queste settimane si è accelerata la procedura per uscire entro l'anno con la targa commemorativa affissa in corso Palladio. Questo fatto ha così riportato agli onori della cronaca il documento del 1925. Tale documento, però, sarebbe "incompleto dal punto di vista storico", pur essendo i familiari e il Cai a conoscenza dell’attribuzione corretta del conio ‘Piccole Dolomiti’.

 

"Le parole scritte sulla targa - conclude però il consigliere Cai - sono state commisurate comunque per celebrare l'idea di pubblicare per primo tale epiteto e per dare il giusto lustro a lui per quanto ha fatto per la cittadinanza e per il Sodalizio". 

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