Un luna park in quota, in un luogo del silenzio. Per "ridare alla montagna il ruolo che merita", come dice Santanchè, bisogna prendere posto sul Tubby Jump?

L’avventura imprenditoriale dello sci nel comprensorio Catria-Monte Acuto è andata avanti a fatica. Se l’inverno stenta, si è pensato di puntare sull’estate: da qui il recentissimo progetto Fun Village Catria Acuto, sostenuto anche dal Ministro del Turismo. Questa non è una montagna che punta sulle sue qualità intrinseche, ma che si appiattisce su altri modelli, uguali ovunque. Questo è un tradimento della montagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Sono passati nove mesi da quando gli amici del Club Alpino Italiano di Pesaro mi chiamarono per far visita a un loro posto del cuore, il Monte Acuto, e lì mostrarmi cosa comporta il rilancio dello sci in Appennino (qui il VIDEO).
L’Acuto gode di una particolarità preziosa. Dalle praterie che si elevano oltre i suoi boschi di faggi, lo sguardo arriva all’Adriatico e, nelle giornate ventose – così mi hanno detto –, si spinge fin sulla costa dalmata. Immaginai di trovarmi lassù sul far della sera, con la luna piena, d’inverno, e di vagare nello spazio iridescente, osservando l’oltremare e le sue luci lontane.
Nel 1989, dicevo, partì l’avventura imprenditoriale dello sci. Durò vent’anni anni, fino al 2009, quando la piccola stazione si fermò per mancanza di neve. Dopotutto siamo a quota 1400 e la neve, quando scende, rimane a terra giusto il tempo di far festa per il lieto evento.
Neve o non neve, non ci si diede per vinti. Bisognava ritentare, bisognava scommettere ancora sulle piste del Catria-Acuto con coraggio imprenditoriale... soprattutto se i capitali li avrebbe messi in buona parte la mano pubblica.
A dicembre 2013 venne firmata la convenzione: 3.741.000 euro per l’allargamento delle piste, la costruzione di due seggiovie, uno skilift, un impianto di innevamento artificiale.

In questi anni si è andati avanti a fatica. Così si è pensato che se l’inverno stenta, allora è il caso di puntare sull’estate. Da qui il recentissimo progetto Fun Village Catria Acuto, sostenuto anche dal Ministro del Turismo. Di che si tratta? Fly Line, Kinderland e Skyline, Maxi Tubby, Tubby Jump, Altalena Gigante e, tra qualche mese, il Funbob. È un luna park in quota, in un luogo del silenzio. Una fiera di paese con giochi per tutti, perciò chiamata all’americana.
Riporto qui le parole testuali di Daniela Santanchè scandite nell’austero Castello della Porta a Frontone, durante la conferenza stampa di lancio del Fun Village (il 30 luglio scorso). "Il turismo funziona grazie al lavoro di squadra", ovvero, "saper ridare alla montagna il ruolo che merita, sia nella salvaguardia di questi meravigliosi territori, sia perché queste sono iniziative che potrebbero far crescere l’offerta turistica e le occasioni di lavoro per i giovani evitando lo spopolamento".
È giusto che si sappia: per «ridare alla montagna il ruolo che merita» bisogna prendere posto sul Tubby Jump. Ma tutto ciò non può esaurirsi in una risata amara. Dobbiamo far girare la voce, moltiplicare la consapevolezza.
Questa non è una montagna che punta sulle sue qualità intrinseche, ma che si appiattisce su altri modelli, uguali ovunque. Questo è un tradimento della montagna. Questa non è la montagna che vogliamo.
Il racconto della storia dello sci sul Monte Acuto, con nomi, cifre e avvertimenti, è contenuto nel libro fresco di stampa La montagna che vogliamo di Marco Albino Ferrari, edito da Einaudi.












