Un viaggio nel tempo con oltre 500 filmati amatoriali realizzati in montagna in 60 anni: ora sono accessibili a chiunque voglia esplorare il legame tra gli italiani e le alte quote

Realizzati tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del secolo scorso, i video offrono la possibilità di riscoprire l'evoluzione del rapporto tra gli italiani e le montagne: la piattaforma Memoryscapes mette a disposizione di tutti un archivio inedito che trasforma i ricordi privati di famiglia in una preziosa memoria collettiva delle terre alte

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Montagne come custodi di vicende umane, testimoni di cambiamenti sociali, protagoniste (loro malgrado) di trasformazioni ambientali e paesaggistiche: è un mondo sfaccettato quello delle terre alte italiane e oggi possiamo riscoprirne qualche inedito anfratto da una prospettiva singolare.
La Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna ha infatti dato vita a un progetto che permette di viaggiare nel tempo (e nello spazio) tra i rilievi della Penisola attraverso lo sguardo di chi, nei decenni, ha ritratto scene di vita in montagna, cinepresa alla mano. Scene quotidiane e afferenti a una dimensione per lo più familiare, che lo scorrere degli anni consegnato ora alla memoria collettiva.
Si chiama Montagne la nuova sezione della piattaforma online Memoryscapes, dove dal 17 dicembre oltre cinquecento filmati amatoriali realizzati tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del secolo scorso sono stati digitalizzati e resi accessibili a chiunque voglia esplorare il rapporto profondo che unisce gli italiani e le alte quote.
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Le immagini private impresse sulla pellicola attraversano l'intera penisola, dalle vette alpine alle creste appenniniche fino alle isole, comprendendo i vulcani siciliani e l’entroterra sardo. "Il cinema privato restituisce un affresco corale delle comunità che hanno abitato, narrato e trasformato questi luoghi nel corso del Novecento", annuncia il progetto: osservando le immagini che vanno dal 1924 al 1987, ci rendiamo conto di come la percezione della montagna sia mutata radicalmente, passando dall'essere un luogo remoto e legato ad attività di fatica a spazio che si apre al turismo di massa, estivo e invernale, e a un numero crescente di frequentatori.
"Ma la montagna è anche il lavoro nei campi e nei boschi, le feste di paese, le abitudini che si tramandano, le relazioni che si costruiscono nel tempo: un luogo di appartenenza, di memoria, di comunità", spiega il sito.
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Consultare l’archivio di memorie – all’interno del quale ci si può muovere anche utilizzando la mappa, dato che ogni filmato è stato geolocalizzato – è come posare lo sguardo in un caleidoscopio di ricordi: si osservano uomini, donne e bambini impegnati nella fienagione su pendii terrazzati in Valtellina; si sale a bordo del treno delle Dolomiti, vedendole scorrere fuori dal finestrino; si assiste a una gara di slalom sulle nevi del Corno alle Scale; si sale su una traballante seggiovia monoposto che si inerpica sul monte Solaro, a picco sul mare di Capri; si prende parte a un picnic in famiglia negli anni Quaranta; si seguono i lavori di due taglialegna sull’Appennino piacentino; si osservano le atlete tagliare il traguardo della discesa libera femminile delle Olimpiadi di Cortina del 1956.
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Ma c’è molto di più. Queste immagini, oltre a trasmettere quella sensazione dolce-amara che si prova sfogliando un nostalgico album di famiglia, funzionano anche come preziosi sensori delle trasformazioni vissute negli ultimi decenni. Lo sguardo dei cineamatori dell'epoca ha fissato involontariamente su pellicola le tracce di un mondo che sta scomparendo in modo sempre più repentino, sotto la pressione della crisi climatica. Confrontando ad esempio le riprese dei ghiacciai della Fradusta o della Marmolada con la realtà odierna, l'archivio può diventare uno strumento di consapevolezza ambientale utile a comprendere, una volta di più, la fragilità degli ecosistemi che tanto amiamo.
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Video dopo video, esplorando la sezione Montagne di Memoryscapes ci si immerge in un mosaico di vite e paesaggi che ci aiuta a riflettere su come siamo cambiati noi e su come abbiamo trasformato il territorio circostante. Un’occasione per riscoprire uno spaccato di un passato comune e per guardare al futuro delle terre alte con un approccio forse più attento e rispettoso delle loro peculiarità.
Il progetto Montagne - Mountainscapes della Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia ETS è stato realizzato con il contributo di Regione Emilia Romagna, Emilia Romagna Film Commission. La selezione dei filmati e i testi a corredo sono a cura di Agnese Garbari.
Di seguito, un estratto dal comunicato ufficiale relativo all'antologia di filmati, presentati per tema.
Innovazioni e turismo di massa: la montagna che cambia volto
Le riprese dell’epoca raccontano un'Italia in trasformazione e la grande rivoluzione che investe la montagna nel Novecento: l’avanzata delle innovazioni tecnologiche e la crescita del turismo di massa favoriscono, sin dagli anni Trenta, un accesso più agevole alle vette e una nuova percezione della montagna. Già dal 1932, Sestriere si impone come simbolo di modernità con le vedute dalle prime funivie, le architetture peculiari e i comprensori gremiti di sciatori e sciatrici che inaugurano un nuovo immaginario collettivo fatto di sport, svago e socialità. I nuovi impianti di risalita diventano protagonisti delle riprese, simboli di un accesso alle vette finalmente alla portata di tutti e segno di una montagna che cambia volto da Nord a Sud, sempre più riconosciuta come spazio di svago e di consumo: ed ecco la funivia inaugurata nel 1936 che collega Breuil Cervinia a Plan Maison, filmata durante una settimana bianca nell'inverno 1958, la nuova Funivia Sass Pordoi del 1964, che conduce in pochi minuti a quasi 3.000 metri di altitudine e la seggiovia Selva–Dantercepies, immortalata in riprese in 9,5mm e all’epoca – il 1955 – la più lunga d’Europa. Non mancano le cestovia, come quella del Rifugio Toni Demetz, Forcella del Sassolungo, ripresa nel 1957, e dello stesso anno, la seggiovia di Monesi, una delle prime infrastrutture moderne per il turismo invernale nell’entroterra ligure inaugurata negli anni Cinquanta. Ad esse si affiancano impianti oggi scomparsi, tra cui la cestovia Montagnone, storico collegamento tra Ischia Porto e la sommità panoramica del monte. Anche lo skilift diventa protagonista assoluto delle piste, come in queste sequenze girate sul Gran Sasso nel 1956.
Queste trasformazioni ridisegnano anche il modo di praticare lo sport in quota, e le riprese amatoriali diventano un osservatorio privilegiato per comprenderne l’evoluzione: mutano le attrezzature, l’abbigliamento e le tecniche, dal semplice escursionismo all’alpinismo più impegnativo. Particolarmente significativi sono i filmati realizzati dagli alpinisti cineamatori, che documentano ascese e gesti tecnici con uno sguardo divertito e appassionato: dalle discese in corda doppia sul Passo del Cerreto in provincia di Reggio Emilia, a una scalata sul Monte Antelao, in Cadore, del 1942, fino alle ascensioni alpinistiche organizzate, come quella della sezione di Milano dell’Associazione Nazionale Alpini verso Punta San Matteo del 1966, che vede un gruppo in cordata composto da uomini, donne, adolescenti e bambini mentre avanza tra il Rifugio Berni, il Ghiacciaio del Dosecù e i pendii misti di neve e roccia che conducono alle quote più elevate.
All’interno della selezione non poteva mancare lo sport nelle sue manifestazioni e pratiche ufficiali: Pietro Varin al Trofeo Mezzalama del 1975 nella "la gara più alta del mondo", Mario Fantin sul Monte Bianco nel 1949, Ermenegildo Boccafogli alla cronoscalata Trento-Bondone, tra le prime competizioni del suo genere. Borghi storici si trasformano così in in centri turistici e sportivi, come Cortina, protagonista delle Olimpiadi invernali con i Campionati Mondiali di Sci Alpino del 1941 e in quelli del 1956, ma anche dell’agio e del benessere delle vacanze montane di molti italiani, già dagli anni Trenta.
La montagna si apre quindi a tutti e a tutte, ridisegnando la geografia del tempo libero: sul Monte Terminillo, nel Lazio, un gruppo di bambini è impegnato in una gara di sci. I rifugi alpini, i laghi e le vette diventano inoltre tappe di passaggio, luoghi di ristoro e spazi di socialità: dal Mucrone negli anni Trenta al rifugio Venezia inaugurato nel 1954, fino al Livrio raggiunto dal Gatto delle nevi nel 1964. Laghi alpini come quelli di Carezza e Nambino o appenninici come il lago di Barrea il lago Santo e il lago Nero, offrono scenari di contemplazione e svago. Negli anni Settanta il tempo lento trascorso nelle baite e nei residence soleggiati restituisce un’atmosfera di spensieratezza, con giacche e maglioni dai colori vivaci che risaltano sul bianco della neve, immagine di quella "dolce vita" in alta quota destinata a proseguire fino ai giorni nostri.
Abitare la montagna: la tradizione, l’impatto dell’insediamento umano, le prime avvisaglie della crisi climatica
Accanto al turismo, anche la vita quotidiana della montagna emerge nei gesti del lavoro, delle ritualità, del convivere e dello stare insieme. Le immagini di Don Vitalini raccontano la vita alpina in Valtellina, ma è soprattutto sull’Appennino emiliano che il cinema amatoriale si fa racconto corale e la montagna diviene sinonimo di comunità: Don Fornasari documenta la vita tra i boschi e i monti dell’Appennino piacentino e parmense, mentre Don Artemio Zanni ritrae i bambini orfani di guerra e accolti a "Casa Nostra" sull’Appennino reggiano. Il folklore trova spazio in manifestazioni volte a celebrare lingue, dialetti, saperi da preservare: dalla Baìo di Sampeyre, festa popolare che rievoca cacciata dei Saraceni dalla Valle Varaita, alla Festa Walser di Rimella, celebrazione comunitaria che mette in luce l’eredità culturale di questo popolo di origine germanica e il Festival Ladin in Val Gardena.
A fare da sfondo ai 500 estratti è il volto stesso della montagna, che muta nel susseguirsi delle stagioni e si rivela fragile "sensore" delle trasformazioni ecologiche globali. Le riprese delle famiglie in vacanza, di abitanti ed escursionisti documentano con chiarezza le tracce lasciate dal cambiamento climatico e dall’impatto dell’insediamento umano: dai ghiacciai della Fradusta, all’epoca ancora compatto e visibile come massa glaciale attiva, alla Marmolada e Monte Rosa, ai crateri dell’Etna, quest’ultimo interamente ricoperto di neve nelle immagini suggestive di una traversata del 1933, e ancora il paesaggio attorno al campanile sommerso di Curon Venosta, dal cui sfondo emergono Alpi totalmente innevate nonostante il periodo estivo.
Memoryscapes – Montagne abbraccia tutta la penisola ed è anche un'occasione per scoprire morfologie italiane meno conosciute, dalle montagne interne dell’Appennino fino alle alture delle isole, ai vulcani attivi. Sono straordinarie le immagini del Vesuvio in eruzione del 1925, le passeggiate famigliari al Lago Santo parmense, la montagna del massiccio del Pollino in provincia di Potenza, così come i verdi prati del Monte Faito o le risalite al Monte Epomeo, la vetta più alta dell’isola d’Ischia con i suoi 789 metri. Altri cineamatori riprendono gite nei nel cuore della Sila, tra i monti Scorciavuoi, Gariglione, Zingomarro e Nero, negli anni Sessanta, o le viste dal Monte Limbara del 1954 – la vetta principale del massiccio omonimo nel nord-est della Sardegna – e da Punta La Marmora nel massiccio del Gennargentu, fino alle eruzioni etnee degli anni Ottanta.













