I cannoni sparaneve nacquero da un episodio impensabile: dall'impianto per irrigare il frutteto, invece che vapore, iniziò a uscire della neve. Poi a Obereggen un'intuizione per migliorare la tecnologia

"La società ha iniziato a prendere atto che non si sarebbe andati avanti senza una neve costante, così ha deciso di investire per lo sviluppo di un impianto di innevamento. Abbiamo allora provato a fare il nostro prototipo. E ha funzionato. All'improvviso tutti sono venuti da noi a chiederci dei cannoni sparaneve". Ci racconta questa storia Georg Eisath che, insieme a Walter Rieder ed Erich Gummerer, fondò la TechnoAlpin

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Per gli appassionati di sport invernali, i giorni di ferie in cui potersi dedicare allo sci sono sempre più ridotti, e il turista esige di goderli a pieno: la neve deve essere perfetta dal primo minuto all'ultimo minuto. Negli anni Settanta era tutta un’altra cosa. Anche allora, non sempre le stagioni erano generose di neve, ma la tecnologia non era ai livelli di oggi: se ce n’era si sciava, altrimenti si faceva altro.
In quegli anni però il turismo invernale crebbe a velocità repentine, allargando il suo pubblico e, altrettanto repentinamente, cambiando le sue abitudini. I turisti, per prenotare la loro "settimana bianca", chiedevano sempre se ci fosse la neve e, se non c’era, andavano altrove. Il settore allora, non potendo garantire stagioni pienamente nevose, non ha potuto far altro che adattarsi: trovare una macchina capace di produrre la neve artificialmente.
I cannoni per l’innevamento artificiale furono inventati più di cinquant’anni fa, per caso, negli Stati Uniti, in Massachussets. Siamo nella tenuta Tropeano, due italoamericani originari di Avellino: si tentava di costruire un impianto che nebulizzasse l’acqua per annaffiare il loro frutteto. Messo per la prima volta in funzione accadde qualcosa di impensabile: dall’impianto, invece che vapore, prese ad uscire della neve.
Era il primo prototipo di sparaneve, che negli anni a seguire fu implementato e brevettato. Nel 1974 sbarcò per la prima volta in Italia, ma erano macchine ancora piuttosto inefficienti e la loro diffusione rimase piuttosto limitata. Un passo fondamentale per arrivare alle tecnologie odierne, avvenne tra le nostre Alpi, a Obereggen, nel 1983.
Ne parliamo con uno dei protagonisti di questa rivoluzione, Georg Eisath, gestore degli impianti di risalita di Carezza, in Alto Adige, e fondatore di TechnoAlpin, oggi un colosso multinazionale nella produzione dei cannoni da neve.
Ad inizio degli anni Ottanta, terminato il servizio militare, Eisath aveva iniziato a lavorare come responsabile tecnico agli impianti di Obereggen. "La società ha iniziato a prendere atto che non si sarebbe andati avanti senza una neve costante, così ha deciso di investire per lo sviluppo di un impianto di innevamento. Allora noi tecnici ci siamo messi alla ricerca di quello che già c’era sul mercato".
Le macchine in circolazione, a quel tempo, venivano dall’Austria e specialmente dall’America. "Abbiamo fatto le prime prove con queste ma non eravamo affatto soddisfatti della loro efficienza. Con una ventola, un compressore e due spruzzatori abbiamo allora provato a fare il nostro prototipo. E ha funzionato: abbiamo fatto una macchina proprio come l’avevamo in mente. Era il 1983".
Naturalmente, si trattava soltanto di un prototipo. "Poi abbiamo dovuto implementarli, servivano tutti componenti speciali. Tutto materiale che non trovavi sul mercato e allora te lo dovevi inventare. Poi i cannoni da soli non bastano: ci vogliono le pompe per l’alta pressione, i compressori, le condotte elettriche e una rete idrica".
Non era molto diverso da come funziona oggi - ci spiega l’imprenditore - il principio è sempre lo stesso: "C'è il nucleatore, gli spruzzatori, la ventola e il compressore. Solo che adesso è tutto automatizzato e sviluppato nei minimi particolari, ci sono macchine iper-sofisticate a tutti i livelli".
Allora, invece, il lavoro era piuttosto artigianale, tutto quanto doveva essere rinsaldato, il compressore doveva essere tenuto sempre perfettamente in bolla, i componenti erano da trovare e quello che non si trovava era da sviluppare. "Nel 1985 abbiamo fatto quattro o cinque cannoni per l'anno successivo, e con quelli abbiamo fatto altre prove. Intanto miglioravamo i componenti, ma passava molto tempo per trovarli".
Cinque cannoni per la società di Obereggen nell’85. Poi dieci per l'anno successivo. Circa una ventina per l'88-89 e una quarantina l’anno dopo ancora. "Succede però che quell'anno – a cavallo tra ’89 e ’90 - non aveva fatto neve praticamente da nessuna parte in Europa, e i comprensori erano in crisi. All’improvviso tutti sono venuti da noi a chiederci dei cannoni sparaneve, che sono esauriti in pochissimo tempo".
"Nel ‘90 abbiamo capito che serviva un cambio di passo: abbiamo iniziato a produrli in serie e, con Walter Rieder ed Erich Gummerer, fondammo la TechnoAlpin".
Oggi la TechnoAlpin s.r.l. è quotata in borsa, leader assoluta nel settore dell’innevamento artificiale, ha oltre 600 dipendenti in tutto il mondo e fattura 150 milioni di euro l’anno.
Georg Eisath ha ceduto le sue quote dalla ditta nel 2008, dedicandosi ad un nuovo progetto: quello che oggi è il comprensorio sciistico ed escursionistico di Carezza.
In questi anni il turismo invernale è cambiato ulteriormente, e se esiste ancora, forse, è anche merito di Eisath. I cannoni sparaneve hanno raggiunto tecnologie all’avanguardia e riducono sempre più il loro impatto ambientale. "Per innevare ora ci servono solo tre-quattro giorni di freddo (a meno sette/ meno otto), e noi siamo pronti a aprire tutti gli impianti. Produciamo la neve in pochissime ore. Con un metro cubo di acqua facciamo due metri cubi e mezzo di neve: senza additivi naturalmente, solo acqua e aria".
Adesso anche con l'impianto computerizzato si riesce a produrre soltanto la neve necessaria: "Se in un posto servono solo 40 centimetri, spariamo quelli, e sull'altro magari 80 a seconda delle necessita. Abbiamo registrato per dieci anni la quantità di neve che abbiamo prodotto, così possiamo produrla tutta in anticipo, sulla base di una serie di stime, prima ancora che parta la stagione".
Ora il comprensorio di Carezza è all’avanguardia del settore, e - stando alle parole del gestore - sembra riscuotere un sempre maggiore successo di pubblico.
Per chiunque fosse interessato a conoscerlo meglio, durante tutto l’inverno, il martedì saranno proposti dei tour con gli sci, durante i quali Georg Eisath in persona mostrerà al pubblico gli impianti di risalita, di innevamento e gli aspetti tecnologici del comprensorio sciistico Carezza Dolomites.

I tour partiranno alle ore 14 nei pressi dell’hotel Moseralm, da dove si raggiungerà la stazione di pompaggio. Lì Eisath spiegherà come funzionano l’innevamento energeticamente efficiente e l’innovativa preparazione delle piste al Passo Costalunga. Per qualsiasi informazione su prezzi e disponibilità è possibile consultare il sito web di Carezza Dolomites.













