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Alpinismo | 14 luglio 2026 | 20:04

Quella stessa cresta dove morirono i primi salitori, due giorni fa si è presa altri due alpinisti. Il Cervino diventa il simbolo della montagna che cambia, oggi come 161 anni fa

"Troppo instabile e pericolosa per continuare a essere un'attrazione turistica frequentata ogni giorno da centinaia di scalatori". In concomitanza all'anniversario della prima ascesa sul Cervino, avvenuta il 14 luglio 1865, l'alpinismo va incontro ad una rivoluzione: le guide alpine di Zermatt, in Svizzera, rinunciano a portare nuovi clienti in vetta e sconsigliano a tutti di tentare l'ascesa. Le temperature di questi giorni, unite ai grandi numeri di persone che frequentano le alte quote, costringono gli alpinisti a fare un passo indietro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Domenica 12 luglio, due alpinisti sono morti scendendo dopo aver raggiunto la cima del Cervino dal versante svizzero. A seguito di questa tragedia, le guide alpine di Zermatt sono giunte ad una risoluzione drastica: finché la montagna rimarrà nelle condizioni attuali, così compromesse dalle alte temperature, sconsigliano di scalare la montagna e rinunciano a portarvi nuovi clienti.

 

Oggi, 14 luglio, è l’anniversario della prima ascesa del Cervino, l’ultima grande vetta delle Alpi ad essere raggiunta. Centosessantuno anni dopo quel traguardo, una tragica coincidenza ci lega a quel lontano giorno del 1865, quando quattro dei sette alpinisti partiti alla volta della Grande Becca morirono precipitando per mille metri: proprio da quella stessa cresta dell’Hörnli che due giorni fa si è presa altri due alpinisti, sempre in fase di discesa.

 

Siamo in piena stagione alpinistica per il Cervino, nel periodo tra luglio e settembre si concentrano la stragrande maggioranza delle ascensioni. Questo perché il meteo, in questi mesi, è tendenzialmente stabile e la montagna presenta condizioni ottimali. Quest’anno però, almeno stando agli esperti locali, la situazione è del tutto diversa.

 

Le alte temperature avrebbero fuso completamente la neve che copriva la montagna, facendo sì che la roccia possa sgretolarsi con enorme facilità, innescando scariche di sassi che negli ultimi giorni non hanno mancato di colpire alcuni alpinisti, tra i quali una guida alpina che è stata recuperata in elicottero.

 

A differenza di centosessantuno anni fa, oggi, il Cervino è piuttosto affollato. In alta stagione, più cordate si susseguono una dietro l’altra e sempre più alpinisti tentano l’ascesa. Così accade che, per la leggerezza di una corda lasciata troppo lunga o una distrazione nell’avanzata, si lascino inavvertitamente cadere sassi e pietre che rischiano di colpire i compagni o le cordate più in basso.

 

Sebbene nel caso dei due alpinisti deceduti in questi giorni non sia ancora stata stabilita la causa del decesso, il fatto che la montagna stia cambiando radicalmente è fuori discussione (ne scrivevano pochi giorni fa anche i glaciologi Giovanni Baccolo e Riccardo Scotti in questo articolo). Se alle attuali condizioni climatiche, che espongono la roccia ad un’instabilità del tutto nuova, si unisce un netto cambiamento nella frequentazione delle alte quote, questo determina un cambiamento epocale per l’alpinismo alpino.

 

A testimoniarlo, è proprio la presa di posizione delle guide alpine svizzere, che sconsigliano di scalare il Cervino in queste condizioni. Non solo, loro stessi non accompagneranno nuovi clienti sulla montagna, se non con qualche rara eccezione per coloro di cui conoscono l’affidabilità e l’esperienza.

 

"La montagna è diventata troppo instabile e quindi troppo pericolosa per continuare a essere un'attrazione turistica frequentata ogni giorno da centinaia di persone", sostengono le guide di Zermatt.

 

"Per gli alpinisti questa sarà un’estate difficile", commenta Rita Christen, presidente dell’Associazione Svizzera delle Guide Alpine. "Ciò che mi impressiona è la velocità esponenziale con cui le conseguenze del cambiamento climatico stanno trasformando i ghiacciai e le condizioni della montagna".

 

Insomma, si diceva, siamo di fronte ad un cambiamento epocale: le guide stesse si trovano costrette a rinunciare alla loro fonte di guadagno. Si tratta di un cambiamento che interessa quantomeno tutto l’arco alpino, da una parte e dall’altra, dove non si smettono di registrare incidenti, troppo spesso fatali. È curioso però, che a diventare il simbolo di questa rivoluzione sia – ancora una volta – il Cervino.

 

Già nel 1865, infatti, la prima ascesa al Cervino aveva mutato le sorti dell’alpinismo, mettendo fine all’alpinismo "eroico" di matrice romantica e dando vita a quello sportivo, alla ricerca delle linee di roccia "più belle" e di difficoltà tecniche maggiori, piuttosto che alla scoperta della cima.

 

Non solo, a rendere il Cervino uno spartiacque per la storia dell’alpinismo fu anche il dibattito pubblico che quell’ascesa scatenò. Per la prima volta nella storia, infatti, nel luglio 1865 una scalata alpinistica divenne notizia prima pagina: non solo per la prodezza del gesto, ma soprattutto per la tragedia che ne seguì. Allora, i sopravvissuti rimasero notevolmente segnati dalla tragedia e travolti dai processi e dalle accuse, e decine di intellettuali dell’epoca si espressero pubblicamente sulla questione.

 

Oggi, il Cervino è la montagna con il maggior numero di vittime nel Paese. Da quel 14 luglio 1865 i morti sono stati 603, ai quali si aggiungono i due alpinisti deceduti domenica. Così, la Grande Becca - nonostante la montagna sia incredibilmente cambiata rispetto a centosessant’anni fa - torna ad essere al centro del dibattito pubblico, a far discutere sulla sicurezza in alta quota e sulla necessità di porci dei limiti prima che ci li ponga la natura.

 

Il 25 luglio 1865, il giornale inglese The Times parlando dei fatti del Cervino mostrava tutti i dubbi che quella storica impresa aveva portato con sé, mettendo in discussione con toni iperbolici una pratica allora estremamente di nicchia e riservata ai pochi: "Perché il miglior sangue d’Inghilterra deve disperdersi cercando di scalare vette fino ad allora inaccessibili, macchiando la neve eterna e raggiungendo l’abisso insondabile per non ritornare mai? È vita? È dovere? È buon senso? È lecito? Non è sbagliato?"

 

Allora, nessuno avrebbe potuto immaginare che l’alpinismo sarebbe diventato ciò che è oggi: un’attività ludica e accessibile a molti. Ora più che mai, quelle domande sembrano attuali, per motivi del tutto diversi e allora impensabili. È buon senso? È lecito andare oltre certi segnali che la montagna ci continua a lanciare? Chissà se, questa volta, interrogativi di questa natura avranno qualche effetto.

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