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Doppia preferenza, modifica dello Statuto, testamento bilogico: chi si disinteressa è perduto

In questo periodo si stanno giocando partite cruciali per il nostro futuro. C'è chi paragona le donne ai licheni, chi sta riscrivendo le regole del gioco anche a livello di Costituzione. Dobbiamo sentirci tutti coinvolti: indietreggiare mai
DAL BLOG
Di Claudia Merighi - 14 ottobre 2016
In passato è stata segretaria provinciale della Sinistra giovanile del Trentino. Da sempre appassionata di politica oggi è alla guida dei Laici trentini

E' trascorso un mese dall’ultima volta che vi ho scritto. L’assenza (sperando che, nel frattempo, ve ne siate accorti) è dovuta non certo a mancanza di argomenti, ma l’esatto contrario. Avrei voluto rendervi partecipi del dibattito consiliare sulla doppia preferenza di genere, ma francamente dopo essere stata paragonata (in quanto donna) a un lichene da un esimio rappresentante delle istituzioni, non avevo la lucidità necessaria per offrirvi un racconto esauriente e sufficientemente razionale, ma, purtroppo, avrò ancora tempo per farlo.

 

Volevo rendervi edotti del percorso della Consulta per la modifica dello Statuto di autonomia ma ho deciso di farlo quando sarò in grado di avere le idee chiare per potervi fornire informazioni precise e rendere il tema “alla portata” di noi semplici cittadini. Una cosa però ve la dico: stanno riscrivendo e correggendo le regole del gioco sia con la modifica della Costituzione che del nostro Statuto. È un gioco a cui partecipiamo tutti e abbiamo il diritto e il dovere di capirci qualcosa per farci un’idea e possibilmente chiedere di poterla esprimere (qualsiasi essa sia). Sono materie difficili ma non impossibili da comprendere e, di solito, quando le cose vengono scritte o spiegate male, c’è sempre il trucco, a noi cittadini spetta il compito di scoprirlo.

 

Mi sarebbe piaciuto raccontarvi la storia di chi sta chiedendo al Trentino di essere all’avanguardia in Italia permettendo che il testamento biologico possa essere inserito nella cartella clinica o sul tesserino sanitario, come avviene per la donazioni di organi, perché c’è una delibera della giunta provinciale del 2013 che deve essere ancora attuata, perché ci sono delle sentenze della magistratura che ci dicono che possiamo esprimerci nel merito ma soprattutto perché è della nostra vita che si tratta e abbiamo il diritto di scegliere liberamente e consapevolmente come e se essere curati e in che modo.

 

Sono battaglie come altre, sono le mie da tempo. Sono scelte che altri prenderanno per me e per tutti noi e ancora adesso non so quanto né io né voi potremo realmente incidere, ma il vero tema è quello di non cadere nella trappola della delega in bianco o del pericolosissimo “tanto non cambia nulla”. Non è così. La strada che porta al raggiungimento degli obiettivi, qualsiasi essi siano, è lunga, magari faticosa e piena di ostacoli, ma mai vuota. È la capacità di affrontarla insieme ad altri che fa sì che valga la pena fare quella strada fino alla fine. A chi si metterà davanti pensando di sbarrarcela diremo insieme di farsi da parte senza timore reverenziale o imbarazzo.

 

Perché vi sto dicendo queste cose? Forse in realtà le sto dicendo a me stessa, per non scoraggiarmi e continuare a pensare che sia possibile cambiare. Ciò che fin qui mi ha aiutato a farlo sono le tante persone con cui ho affrontato e continuo ad affrontare le sfide. Dedico a loro gli obiettivi raggiunti e anche quelli che mi prefiggerò nel futuro.  Penso che il segreto per combattere la crisi e le difficoltà sia fidarsi, cominciando nel nostro piccolo e quotidiano dal vicino di casa.

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