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Referendum costituzionale, il rischio "diffidenza" che ha portato a Brexit

All'indomani della fuoriuscita inglese, molti cittadini dimostravano di non aver ben compreso su cosa avevano votato. In Italia a una maggioranza convinta della bontà della riforma si aggiunge una fetta di persone per le quali "non c'è nulla di cui fidarsi". A prescindere da come la si pensi diventa cruciale informarsi
Dal blog di Franco Panizza - 06 ottobre 2016 - 17:03

Mi unisco anch'io a quelli che stanno chiedendo di liberare il campo dagli aspetti inutili, per entrare finalmente nel merito della riforma costituzionale. Le prossime settimane saranno importantissime per far sì che gli italiani e i trentini possano votare conoscendo al meglio i contenuti della riforma e, forse, per scongiurare quanto accaduto con la Brexit quando, all'indomani della fuoriuscita inglese, molti cittadini dimostravano di non aver ben compreso su cosa avevano votato.

 

Negli ultimi giorni ho letto, non senza sorprese, alcuni commenti sui social media - assieme a una maggioranza di convinta adesione alla Riforma - che si possono riassumere così: non c'è nulla di cui fidarsi, da qualche parte c'è sicuramente l'inganno, l'inghippo, il trucco che da un giorno all'altro farà evaporare la nostra autonomia. Come se le carte costituzionali fossero le scritte in minuscolo delle condizioni di una televendita o di un gioco a premi.

 

Al di là del giudizio, si può legittimamente essere d'accordo o meno con la riforma, quel che colpisce è questa diffidenza così esasperata da sfidare i terreni delle logica per approdare su un terreno del tutto irrazionale. Da pensiero magico, come direbbero alcuni psicologici sociali. Certo, questo non riguarda solo l'Italia. Siamo, come dicono autorevoli sociologi, nell'era della post-verità, quella in cui nulla di quello che ci circonda è più vero e nulla può essere definito come falso. Con l'effetto, dirompente e pericolosissimo, che tutto quello che abbiamo davanti non è davvero come appare.

 

Neppure quello che viene scritto in un testo costituzionale. Figuriamoci il resto. Per questo credo che promuovere una cultura della corretta informazione serve anche per combattere questo pericolo. Per riportare il dibattito pubblico sui binari della conoscenza, della consapevolezza, della oggettività di certe cose. Non è solo un tema che riguarda il dibattito legato al referendum. È un qualcosa che riguarda la qualità della democrazia, la tenuta del patto sociale, il rapporto tra le persone e le istituzioni e quello tra le persone stesse. Altrimenti lo scenario è davvero inquietante: prima o poi ad implodere sarà l'idea stessa di comunità.

 

È un tema cruciale. Che tutti siamo chiamati ad affrontare. Lo devono fare i politici e gli organi d'informazione, ma lo devono imparare a fare anche i cittadini. Perché da qui passa la possibilità di pensare e progettare il futuro. Qualsiasi si desideri, qualunque esso sia. 

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