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Renzi parlerà con Obama per liberare Chico Forti

Il Presidente del governo si impegnerà in un'iniziativa diplomatica volta a chiedere la grazia del trentino condannato nel 2000. La strada presa da Renzi in chiave Europa è giusta: necessario ritrovare unità di intenti e autorevolezza
DAL BLOG
Di Franco Panizza - 12 ottobre 2016

Segretario politico del Patt e Senatore nella XVII legislatura 

In vista del vertice europeo del 20 e 21 ottobre, ho apprezzato le parole del sottosegretario Gozi che, a nome del Governo, ha annunciato, rispondendo a una mia specifica sollecitazione, l'intenzione di sottoporre al Presidente Obama la vicenda di Chico Forti, anche in vista dell'imminente viaggio negli USA del Presidente Renzi.

 

Il Presidente Renzi sulla scorta della mozione approvata dalla Camera, di quella che ho personalmente presentato in Senato e dei tanti appelli al Presidente Mattarella per un'iniziativa diplomatica volta a chiedere la grazia, ne parli col Presidente Obama. Un suo forte interessamento sarebbe il modo migliore per salutare anche il nostro Paese, ora che il suo mandato volge al termine.

 

La strada presa da Renzi è assolutamente condivisibile. L'Europa deve ritrovare unità di intenti e autorevolezza, a cominciare dalla gestione condivisa dei flussi migratori, dalla lotta al terrorismo, alle politiche per la crescita.

 

Le risorse per la ricostruzione dopo il terremoto non possono in alcun modo ricadere sotto i vincoli di stabilità. Le regole devono accompagnare gli obiettivi e non viceversa. Ne sappiamo qualcosa in Trentino dove, per colpa di norme incomprensibili, oggi la Provincia rischia di vedersi congelate alcune risorse del proprio bilancio che invece sono il frutto di una gestione efficace ed accorta. Ne parleremo in altra sede, ma spero vivamente che il Governo affronti e risolva presto il problema.

 

Gli egoismi nazionali  non servono a niente e non sono giustificabili. Alcuni Paesi, e mi riferisco soprattutto a quelli dell'Est, che usufruiscono di fondi strutturali e vengono aiutati in settori come quello industriale e agricolo, non possono poi non dare la loro solidarietà quando l'Europa affronta una grave crisi migratoria.

 

Brexit, Polonia, Austria, il referendum ungherese e le elezioni amministrative in Germania. L'elenco è molto lungo, e speriamo davvero di non aggiungere davvero anche il dibattito sul Referendum costituzionale, con quella spirale perversa del "tanto peggio, tanto meglio" che purtroppo vedo aleggiare, quando invece si dovrebbe ragionare seriamente e serenamente nel merito della riforma e dell'occasione che questa può costituire per la semplificazione del sistema.

 

Un populismo che trova alimento nell'incapacità dell'Europa di essere stata un punto di riferimento soprattutto durante gli anni difficili della crisi e che non riesce a scrollarsi di dosso quest'immagine.  

 

L'Europa è la più grande intuizione politica del Novecento, ma è soprattutto oggi un attore necessario e indispensabile nella complessità di un mondo multipolare.  

 

L'Europa deve arrestare la corsa alla demolizione frutto degli egoismi nazionali, per tornare a essere il luogo della speranza, il punto di riferimento per le generazioni del futuro.

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