L'incredibile attacco di Urzì alla ''pastasciuttata antifascista'' in Val di Fiemme: ''Un delirio, una ossessione''. Eppure l'ossessione sembra tutta sua e di chi si sente offeso da una tradizione italiana

Direttore de il Dolomiti
A questo punto fate la pastasciuttata fascista. Anzi la risottata fascista. Fatelo per Urzì che si sente offeso perché in Val di Fiemme si fa quella, storica e riconosciuta, ''antifascista''. Fatelo per la par condicio che in un Paese che si riconosce, per legge, antifascista, ormai bisogna in ogni contesto bilanciare l'imbilanciabile, addirittura mettere sullo stesso piano chi l'Italia l'ha liberata garantendole un futuro e chi l'Italia l'ha schiavizzata, umiliata e massacrata.
Cosa è successo? E' successo che il 27 luglio a Daiano, comune di Ville di Fiemme, si terrà una delle tante ''pastasciutatte antifasciste'' d'Italia e il deputato Alessandro Urzì, gran visir di Fratelli d'Italia in Trentino Alto Adige (eletto, però, in Veneto in uno di quei collegi dove era impossibile perdere), si è sentito in qualche modo toccato nel vivo e ha deciso di farlo sapere a tutti con un comunicato stampa: ''Val di Fiemme? Che fa venire in mente? Monti, boschi, architetture rurali splendide, passeggiate? NO!! Per il comune di Ville di Fiemme di Paride Gianmoena e soprattutto la Pro Loco vai in vacanze in val di Fiemme per la “pastasciutta antifascista!” Te la propinano anche in vacanza. Un delirio, una ossessione, oltre ad essere una azione di marketing disastrosa''. L'ossessione, è chiaro, è tutta sua.
Le pastasciuttate antifasciste sono una tradizione italiana. Si fanno in tutto il Paese e attirano tantissime persone. Sono un'occasione di condivisione, di socialità e ricordano un evento ben preciso. Non a caso si fanno a cavallo del 25 luglio data di gioia per il Paese, il giorno in cui Mussolini venne destituito e arrestato. Fu un momento di speranza disatteso, poi, dal proseguire della guerra e dal ritorno al potere (si fa per dire) dello stesso Duce nei panni di galoppino di Hitler nel Nord Italia, buono essenzialmente a massacrare italiani e a contribuire a far perdere la guerra alla Germania come fatto per tutta la durata della guerra, ma fu comunque un passo fondamentale, il primo che avrebbe poi portato alla liberazione dell'Italia dal dittatore e dal suo spietato e malconcio regime.
La pastasciutta, poi, rappresenta un altro simbolo antifascista perché osteggiata dal regime nel ventennio. Il fascismo voleva che gli italiani mangiassero riso. Nel Manifesto della cucina futurista del 1931, Filippo Tommaso Marinetti definisce la pasta come responsabile di ''fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo'' (qui il passaggio integrale: ''A differenza del pane e del riso, la pastasciutta è un alimento che si ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato (…). Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo''). D'altronde chi predicava l'autarchia sulla pasta non poteva puntare. Il grano duro italiano non sarebbe mai stato sufficiente a garantire il sostentamento del Paese (ancora oggi sono fondamentali le importazioni) e quindi meglio ''disabituare'' il popolo al consumo di questo alimento (affermatosi tra gli italiani d'America e 'riportato' in Italia dai nostri immigrati, quindi ancora una volta considerato 'straniero').
E allora ecco la pastasciuttata antifascista dei fratelli Cervi che il 25 luglio 1943, dopo la caduta del regime, distribuirono pasta a tutti i loro concittadini di Gattatico, in provincia di Reggio Emilia. Un gesto tanto semplice quanto liberatorio che costò loro la vita (i sette figli maschi furono fucilati per rappresaglia nel dicembre del 1943). Ora la Val di Fiemme, caro Urzì, ci risulta essere Italia e quindi terra antifascista per sana e robusta Costituzione. Mettiamoci pure che vi trova il pastificio Felicetti, il più alto d'Europa, fiore all'occhiello dell'imprenditoria nazionale, motivo di vanto nel mondo, Made in Italy per eccellenza senza bisogno di marchi, bolli o patentini di partito e il gioco, anzi la pastasciutatta antifascista è fatta. Lei è libero di non andarci, per carità.
Imposizioni e privazioni della libertà in questo senso non ce ne sono più da quel '45 che ha visto anche in Val di Fiemme brillare le bombe, sparare i fucili, gesti di eroismo e di Resistenza straordinari con gli ultimi eccidi nazisti perpetrati anche a Liberazione avvenuta. Se le tradizioni italiane vi disturbano tanto giratevi dall'altra parte, andate altrove, organizzatevi una pastasciutatta tutta vostra, anzi una risottata d'altri tempi. ''Un delirio, una ossessione, oltre ad una azione di marketing disastrosa''.












