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''Eran 300, eran giovani e forti'', se passa il taglio dei parlamentari saranno i primi caduti del conflitto cino-americano sul suolo italiano

Nonostante le tonnellate di sottili disquisizioni di diritto costituzionale e costituzionale comparato, il punto è questo e i dirigenti del Partito democratico lo ricordano a ogni piè sospinto per spiegare la loro giravolta: il taglio dei parlamentari fa parte dell’accordo di governo per il Conte 2 e il Conte 2 è stato fatto per ragioni di salvezza nazionale, cioè per evitare lo scivolamento del nostro Paese in area di influenza cinese
DAL BLOG
Di Michele Nicoletti - 16 settembre 2020
Professore di filosofia ex deputato e segretario provinciale del Pd

Se il 20 e il 21 vinceranno i "", i trecento (345 per l’esattezza) parlamentari che verranno tagliati saranno ricordati come i primi caduti del conflitto cino-americano sul suolo italiano.

 

Nonostante le tonnellate di sottili disquisizioni di diritto costituzionale e costituzionale comparato, il punto è questo e i dirigenti del Partito democratico lo ricordano a ogni piè sospinto per spiegare la loro giravolta: il taglio dei parlamentari fa parte dell’accordo di governo per il Conte 2 e il Conte 2 è stato fatto per ragioni di salvezza nazionale, cioè per evitare lo scivolamento del nostro Paese in area di influenza cinese.

 

La collocazione internazionale del Conte 1 era molto ambigua: rapporti con l’Europa ambigui, rapporti con la Russia poco chiari, rapporti con la Cina fin troppo chiari. Dagli alleati atlantici è arrivato il segnale. Anzi come ha detto il presidente del Copasir (Volpi della Lega) in un’intervista alla Verità, è arrivato un “semaforo” (Qui articolo).

 

In epoca di nuova guerra fredda – che è la nostra – in cui il confronto è, di nuovo, tra Est e Ovest non sono ammesse ambiguità dai Paesi sui confini. E l’Italia – con la sua bella piattaforma sul Mediterraneo non distante dal Canale di Suez – è in posizione strategica. E’ dall’Ottocento che la politica in Italia è determinata dalle grandi questioni geopolitiche, ma di queste non si parla mai e più diventano incandescenti e decisive più si solleva il polverone, più si accendono le luci della ribalta, più tutto diventa teatro in modo da non parlare delle questioni reali. Tanto più in un Paese come il nostro che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non provvede da sé alla propria difesa (cioè a una funzione essenziale e determinante della politica).

 

La difesa è – militare o non violenta che sia – cosa seria e oggi difesa vuol dire non solo apparato militare, ma infrastrutture e anche infrastrutture immateriali (dunque vie di comunicazione, 5G eccetera). In questa materia non sono ammesse "opacità". Ora – riconosce il ministro della Difesa Guerini oggi sul Foglio – le “opacità” sono state superate.

 

“Non ci sono opacità. In quest’anno abbiamo fatto scelte importanti nel settore, soprattutto attraverso la definizione del perimetro cibernetico nazionale e la golden power rafforzata”. Dopo tanto gigioneggiare sui 5G e discussioni su Huawei – i più sinceri europeisti alla sfida cinese rispondevano: "Faremo un 5G europeo" – la rete digitale ultraveloce – insomma le autostrade della comunicazione del domani in Italia (e dai Romani in avanti le strade sono elemento chiave nella politica militare) – dovrebbe essere gestita da una società per la fibra unica (Fibercop e Cassa e Depositi e Prestiti) (Qui articolo).

 

Fibercop è società costituita da Tim, Fastweb e il fondo americano Kkr (Qui info). Kkr ha un istituto che indirizza i suoi investimenti sulla base di analisi geopolitiche e strategiche diretto dal generale Petraeus, già comandante delle forze di coalizione in Iraq e direttore della Cia (Qui info). Così. Tanto per evitare opacità in futuro.

 

Dentro questo conflitto sta il taglio dei parlamentari. Siccome in Italia delle vere questioni politiche non si può parlare (perché sono già risolte altrove) ci occupiamo di numeri di parlamentari. Ma se questa è la dinamica, almeno risparmiateci l’orrenda legge elettorale alle porte che anziché correggere la riforma, la peggiora, sottraendo ai cittadini il potere di determinare l’indirizzo di governo e di scegliere i propri rappresentanti (Qui articolo).

 

E risparmiateci le chiacchiere sulla “sfiducia costruttiva”. In Germania esiste perché è il Bundestag a eleggere la Cancelliera. Noi siamo in un assetto completamente diverso: il presidente della Repubblica è il capo dello Stato. Rappresenta l’unità nazionale. Vigila sul rispetto della Costituzione da parte degli organi istituzionali e delle forze politiche. Ha il comando delle forze armate (a proposito di difesa) e presiede l’organo di autogoverno della magistratura.

 

E’ – di fatto da qualche anno, vista la leggerezza delle forze politiche – il supremo garante della collocazione geopolitica del Paese. Nomina il presidente del consiglio e i ministri. Indice le elezioni e gestisce le crisi politiche. E’ il punto di stabilità del sistema agli occhi di tutti gli osservatori internazionali e non a caso la partita politica vera sarà l’elezione del presidente della Repubblica. Il presidente ha gestito in modo impeccabile il suo ruolo in questa difficile temperie, anche a tutela dei diritti delle persone e della dignità del Paese. Lo vogliamo indebolire?

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