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Coronavirus, “I contagi in Germania nella prima ondata? Portati dai giovani venuti a sciare sulle Dolomiti e in Tirolo”: le ipotesi del presidente dell’Aifa

Germania e Italia pur con dati sui contagi simili hanno registrato un tasso di letalità molto diverso, tutto a sfavore di Roma, ecco l’ipotesi di Giorgio Palù il neo presidente dell’Aifa: “Casi sovrastimati, poche terapie intensive e nella prima fase mancavano i Dpi, ma ci sono anche ragioni sociologiche che riguardano i giovani”

Di Tiziano Grottolo - 14 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. “Il SARS-CoV-2 non è né l’ebola né la Sars, credo che la mortalità sia stata sovrastimata, ma non per questo bisogna abbassare la guardia”. Giorgio Palù, fresco di nomina alla presidenza dell’Aifa l’Agenzia italiana del farmaco, ha scelto di rispondere con la franchezza che lo contraddistingue alle tante domande che gli sono state rivolte durante l’incontro organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler e dall’Ordine dei medici trentini (QUI la parte dove si affronta il tema dei vaccini).

 

“C’è bisogno di dare sicurezza alla popolazione”, afferma Palù che punta il dito contro una comunicazione definita “parossistica” ed eccessivamente dominata dai talk show televisivi dove “tutti sono diventati virologi, anche persone che non hanno mai pubblicato un lavoro sul tema”. Sempre a proposito della comunicazione Palù puntualizza: “Per essere precisi – aggiunge – in Italia non c’è mai stata una seconda ondata perché il virus in realtà non ha mai smesso di circolare, solo la Cina era riuscita in un primo momento, con misure draconiane, a fermare il contagio”.

 

Al netto delle definizioni il virologo si sofferma sia sull’età media dei deceduti, stimata intorno agli 80 anni, che sul tasso di letalità: “Superiore a quello dell’influenza ma molto più basso rispetto a Sars, Ebola o Spagnola, anche se ciò non vuol dire che non dobbiamo preoccuparci, piuttosto però dovremmo chiederci perché l’Italia ha un tasso di letalità così alto e fra i peggiori del mondo”. Secondo Palù questo risultato potrebbe essere frutto di una sovrastima: “In parte vale anche per la normale influenza ma oggigiorno i tamponi non vengono risparmiati a nessuno nemmeno a chi in ospedale arriva per altre cause”.

 

Accanto a questa sovrastima (fermo restando che pure l’Istat ha certificato un anomalo aumento dei decessi nel corso del 2020 che non può che essere legato al Covid) ci sono anche altre ragioni che hanno portato l’Italia ad avere uno dei tassi di letalità (al 3,5) più alti del mondo, superata soltanto da Messico (9,3), Iran (4,8) e Regno Unito (3,5). “Uno dei tanti motivi è legato all’aspettattiva di vita molto alta – spiega Palù – in secondo luogo nella prima fase sono state adottate misure di contenimento inadeguate che, unite all’assenza dei dispositivi di protezione e ai pochi posti letto in terapia intensiva, hanno contribuito a far aumentare i decessi”.

 

Proprio in riferimento alle terapie intensive un altro Paese che ne aveva un numero molto limitato era il Regno Unito (non a caso fra gli Stati più colpiti): “Conoscendo la situazione italiana, dove il virus è arrivato prima, hanno pensato di puntare tutto sull’immunità di gregge isolando gli anziani ma si è dimostrata una stupidaggine dal momento che hanno avuto anche più morti dell’Italia. La Germania invece – evidenzia il virologo – aveva a disposizione molti più posti letto in terapia intensiva, anche in rapporto alla popolazione”.

 

Infine, come sostiene Palù, non va sottovalutata una componente sociologica: “Parlando con i miei colleghi tedeschi alla domanda sul perché avessero avuto meno vittime mi è stato risposto che in Germania il contagio è stato portato soprattutto dai giovani che sono venuti a sciare sulle Dolomiti, in Trentino e in Tirolo, e attraverso i grandi eventi. I giovani però non sono anziani e hanno molte più possibilità di sopravvivere, la differenza è che in Italia i ragazzi vivono ancora in casa a stretto contatto con le persone avanti con l’età mentre in altri Paesi ciò non accade. In sostanza – conclude il virologo – i giovani hanno agito inconsapevolmente come super-diffusori infettando gli anziani”.

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