Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, il bonus ai sanitari scontenta tutti. Panebianco (Fenalt): "Idea positiva, esito pessimo. Pochissimi raggiungono le 300 ore per il bonus da 1500 euro"

Nessuna sigla sindacale pare aver apprezzato la soluzione trovata dalla Provincia di Trento per retribuire con un bonus il lavoro degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare l'emergenza. Molti infatti rimarrebbero fuori, secondo i criteri comunicati dal presidente Maurizio Fugatti nell'ultima conferenza stampa. Panebianco (Fenalt): "Le vie dell'inferno solo lastricate di buone intenzioni. Si è partiti da un'idea positiva e si è finiti per creare l'esito opposto"

Di Davide Leveghi - 27 maggio 2020 - 12:51

TRENTO. Dopo l'annuncio del presidente Maurizio Fugatti della scelta di concedere un bonus agli operatori sanitari impegnati in prima linea nell'affrontare l'emergenza Coronavirus, da parte dei sindacati continuano ad arrivare proteste sulle modalità e l'entità dell'indennità stabilita dalla Pat. I 15 milioni di euro stanziati, infatti, permetterebbero in due fasi di retribuire le stremanti ore adoperate per fronteggiare l'epidemia riducendo notevolmente la platea degli assegnatari e lasciando scontente diverse figure che comunque hanno dato il proprio importante apporto.

 

Il malcontento era già nell'aria dopo le indiscrezioni e le prime bozze presentate dall'assessora Stefania Segnana alle sigle sindacali. Un malcontento che si aggiunge alla rabbia che da più parti ha travolto la stessa dopo lo “scaribarile” sui medici delle criticità emerse durante l'emergenza.

 

Anche da Fenalt, dunque, arrivano dichiarazioni piuttosto perplesse riguardo al modus operandi deciso da Piazza Dante. Che la coperta fosse corta, assicura il dirigente di Fenalt Sanità Trentino Paolo Panebianco, già si sapeva, ma la Pat, se possibile, ha finito per trovare la soluzione peggiore, in grado di scontentare un po' tutti. “Ci eravamo incontrati il giorno prima con Segnana e Ruscitti – racconta – che ci avevano ascoltato e accolto le nostre critiche alle prime proposte. Dall'assessora è arrivata la disposizione a raccogliere le osservazioni dei sindacati, che però, anche questa volta, non sono state ascoltate. Così si è dato vita ad un teatrino per dare la sensazione alle sigle che difendono i lavoratori di essere coinvolti”.

 

“Il progetto che già c'era è stato pertanto comunicato da Fugatti in conferenza stampa – continua – passando al di sopra dei sindacati e scontentando molte persone. Come Fenalt vogliamo ribadire che non abbiamo responsabilità in questa soluzione. La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, l'idea di base era positiva, ma si finirà per spendere molti soldi lasciando insoddisfatte molte persone che hanno lavorato per l'emergenza, dando il proprio fondamentale contributo, e non vedendo riconosciuto il proprio lavoro”.

 

Se la platea di figure che avrebbero diritto ad accedere al bonus (con entità diverse a seconda dello sforzo profuso e delle mansioni svolte) è infatti molto vasta, i soldi stanziati finirebbero per comprenderne molte meno. “Ai 15 milioni di euro stanziati afferiscono 13/14mila persone – spiega Panebianco – tutte persone che a vario titolo potrebbero avere un riconoscimento e divise tra 7000 lavoratori dell'Apss, 1000 medici dell'Apss, 500/600 medici di base, 4000 operatori nelle Rsa e 1000 personale privato. Con la creazione di due fasce, però, questa platea si ristringerebbe notevolmente, concedendo il bonus di 8 euro lordi all'ora a circa 2700 lavoratori dell'Apss e a 2000 delle case di riposo, quindi in totale a 4700 persone”.

 

“Se questa è la 'fase 1' – continua – in una seconda, con ciò che resta, si dovrebbero retribuire con un importo minore, una tantum, tutte le persone che rimangono fuori dal criterio di 300 ore lavorative svolte nel periodo compreso tra il 17 marzo e il 30 di aprile, cioè nel mese e mezzo scarso deciso come periodo di riferimento per la concessione del bonus. Un infermiere di media lavora sulle 150 ore al mese, molto pochi arrivano a 300 ore, mentre la maggior parte si ferma e 220/240 ore al massimo. Una grande fetta rischia di rimanere fuori, tra cui figure come i tecnici che hanno allestito dal nulla i reparti Covid e che non hanno lavorato a stretto contatto con i malati. Che ne sarà del loro lavoro fondamentale?”.

 

La buona volontà della Pat di riconoscere economicamente il lavoro degli operatori, dunque, rischia di avere delle conseguenze tutt'altro che positive, creando discrimini e lasciando frustrati e arrabbiati diverse categorie che non hanno di certo abdicato ai grandi sacrifici richiesti nella fase acuta dell'emergenza per la comunità. “Si parte da un'idea positiva e si crea l'esito opposto – commenta amaro – tutto questo si sarebbe potuto far meglio. Fare distinguo tra i lavoratori è molto complicato e rischioso. Il personale è tutto stremato, chiediamo almeno di pensare a delle soluzioni che permettano di recuperare le forze, ridando a coloro che si sono viste bruciate le ferie per esigenze sanitarie di avere dei giorni extra”.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 17 settembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

18 settembre - 09:53

I laboratori dell'Azienda sanitaria altoatesina nelle ultime 24 ore hanno effettuato 1.916 tamponi. Sono stati registrati 72 nuovi casi positivi

18 settembre - 10:57

Il botto, causato probabilmente da una fuga di gas ma che potrebbe essere stato causato volontariamente da un inquilino, è avvenuto intorno alle 8. Soccorsi sul posto

18 settembre - 10:40

L’ungulato rimane imprigionato e il suo destino sembra segnato, ma in suo soccorso arriva il veterinario: “Un cervo imbrigliato nella rete non ha speranza, curare le ferite e regalargli nuovamente la vita non ha prezzo”

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato