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Coronavirus, in Veneto troppi ricoveri e ospedali sotto pressione. Il Ministero della Salute valuta il passaggio alla “zona arancione”

L'andamento dei dati epidemiologici in Veneto potrebbe spingere il Ministero della Salute a trasformare la regione da "zona gialla" in "zona arancione", con conseguenti nuove chiusure e limitazioni. In giornata è atteso il verdetto, che riguarda altre 5 realtà regionali

Di Davide Leveghi - 09 novembre 2020 - 10:00

BELLUNO. Sono ore d’attesa quelle che attendono i veneti e non solo. Sono diverse infatti le regioni che potrebbero veder cambiata la propria condizione. Rispetto ai dati epidemiologici sempre più allarmanti, sono in sei a rischiare un “declassamento” da zona gialla ad arancione, con conseguente giro di vite sulle libertà.

 

Oltre al Veneto, ci sono Liguria, Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e Campania pronte nell’eventualità a raggiungere Sicilia e Puglia nella seconda fascia più alta, quella appunto arancione. Una zona che significa stop agli spostamenti fra regioni e fra Comuni se non per motivi legati a salute, lavoro ed emergenze, ritorno dell’autocertificazione, serrande sempre abbassate per bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, consentito solo domicilio, catering e mense.

 

Misure che andrebbero così a colpire diverse categorie, mentre i bar pieni e la tanta gente uscita a godersi l’inaspettato sole di novembre ha spinto molti primi cittadini ad auspicare maggiori limitazioni. La “corsa” dei contagi, d’altronde, non ha dato segno di volersi fermare: nella giornata di domenica 8 novembre si sono infatti registrati altri 3258 casi di positività e 15 vittime, con il totale dei contagiati da inizio epidemia che ha “sfondato” la soglia degli 80mila.

 

In una regione con 51.924 attualmente positivi, la situazione degli ospedali non può che provocare preoccupazione. E non a caso, visti gli oltre 1500 pazienti ricoverati in area non critica e i 202 in terapia intensiva, le prestazioni nelle strutture ospedaliere regionali hanno dovuto rimodulare l’attività, cancellando diverse attività programmate e visite specialistiche e garantendo solo le urgenze e le priorità.

 

Sotto la lente del governo, dunque, ci dovrebbero essere anche soluzioni mirate, destinate a coinvolgere solo specifiche aree. La provincia di Treviso rischia più di tutte, mentre a Belluno l’andamento dei ricoveri spinge l’Ulss a decidere per il trasferimento dei normali pazienti per far posto a quelli positivi al Covid. Sono un centinaio infatti le persone ricoverate in area non critica nelle strutture ospedaliere provinciali, mentre anche nella giornata di domenica i numeri dei positivi non davano alcun segnale di volersi abbassare (sono 183, 2 i decessi).

 

L’attesa della comunicazione da Roma si fa quindi fremente. Da martedì - come avvenuto per gli altoatesini nella giornata di lunedì, con il presidente Arno Kompatscher che ha trasformato l'intera provincia in "zona rossa" - i veneti potrebbero svegliarsi in un regione con chiusure molto più stringenti.

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