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Coronavirus, stop alle operazioni programmate e prestazioni ridotte alle urgenze. Anche a Bassano si rimodula l'attività degli ospedali

In tutta la regione si assiste alla rimodulazione delle prestazioni ospedaliere, con attività non urgenti sospese o ridotte al minimo e la garanzia delle sole urgenze. La pressione sugli ospedali si fa sempre più forte e i territori devono prendere misure rapide

Di Davide Leveghi - 09 novembre 2020 - 18:51

BASSANO DEL GRAPPA. Stop alle operazioni programmate, riduzione delle attività non urgenti e garanzie solo per emergenze ed urgenze indifferibili. È questo il quadro in cui si trova costretta ad operare la sanità veneta, passata ancora negli ultimi giorni di ottobre alla fase 3 del piano sanitario regionale.

 

L’apertura dei Covid hospital ha significato dunque dedicare intere strutture alla sola cura del Covid-19, un’operazione decisamente laboriosa che per forza ha costretto i vertici sanitari e politici a decidere per una rimodulazione delle attività ospedaliere. Nella giornata di domenica era stato il direttore generale dell’Ulss Dolomiti 1 (che ha competenza sul Bellunese e il Feltrino) Adriano Rasi Caldogno ad annunciare le modifiche nelle prestazioni erogate.

 

Nella giornata di lunedì 9 novembre è invece il commissario per l’Ulss 7 Pedemontana (Alto Vicentino e Bassano del Grappa) Bortolo Simoni ad annunciare come previsto i cambi radicali nelle attività degli ospedali. “A partire dalla giornata del 10 novembre, in considerazione dello scenario epidemiologico Covid e della sua evoluzione che ha determinato una crescente pressione sugli ospedali – ha scritto in un post su facebook – si comunica che nelle strutture dell’Ulss 7 Pedemontana si sono disposte le seguenti misure: garanzia di tutte le emergenze, delle urgenze e delle prestazioni indifferibili; sospensione in ogni struttura ospedaliera di tutta l’attività chirurgica programmata per la quale è previsto il ricovero in terapia intensiva post operatoria”.

 

E ancora: “Riduzione dell’attività programmata non urgente chirurgica ed in ambito internistico, ad eccezione dell’attività non rinviabile in considerazione del quadro clinico e per la quale la prognosi e le gravi conseguenze cliniche sono fortemente influenzate dalle tempistiche di diagnosi ed intervento, in particolare nell’ambito della chirurgia oncologica; sospensione dell’attività libero professionale intramoenia; sospensione dell’attività di specialistica ambulatoriale delle strutture ospedaliere, ad eccezione delle prestazioni prioritarizzate come U (urgente) e B (breve), garantendo, sia come prime visite specialistiche che di controllo, l’attività in ambito materno-infantile, oncologico, malattie rare e non rinviabile in considerazione del quadro clinico dei pazienti”.

 

Per riprendere tutte le attività sospese, dunque, bisognerà aspettare che la tempesta passi. “Sarà cura del Cup contattare gli utenti con prestazioni programmate in ospedale con altre priorità per ri-fissare l’appuntamento”, aggiunge Simoni. Ma le misure non si fermano qua: “Tutte le prenotazioni programmate nelle sedi distrettuali sono garantite. Si garantisce inoltre l’esecuzione di tutte le attività di prelievo. Si limitano, quanto più possibile, le visite ai pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere aziendali in attesa di ulteriori comunicazioni regionali”.

 

Che la pressione sul sistema sanitario regionale stia cominciando a farsi sentire, d’altronde, si deduce dai dati del contagio comunicati quotidianamente. Nelle ultime 24 ore, in Veneto i nuovi positivi individuati sono stati 2223, mentre 21 i decessi. Il bilancio complessivo conta così 2595 vittime e 81.492 casi da inizio epidemia – gli attuali positivi sono invece 53.145.

 

A definire i passi da compiere nelle strutture ospedaliere sono però i ricoveri in area non critica e in area critica. Negli ospedali veneti la situazione vede attualmente 1580 posti occupati in area non critica e 203 in terapia intensiva, con un quadro che secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali vede il Veneto ad un 23% di occupazione dei letti d’ospedale dei normali reparti e un 19% delle terapie intensive (in tutto il Paese la situazione vede il 49% dei letti in area non critica occupati e il 34% in terapia intensiva).

 

Lo stress prodotto sul sistema sanitario diviene comunque sempre più alto e non a caso è stato al centro dell’intervento del governatore Luca Zaia. “La pressione si sente – ha spiegato nella consueta conferenza stampa – e io ringrazio tutti gli operatori che stanno lavorando e rischiando con il virus. Installeremo delle tende riscaldate fuori dagli ospedali, presidiate dalla protezione civile in caso di emergenza estrema”.

 

E sulle scene di grandi affollamenti del fine settimana ha poi ammonito. “Esiste un punto di non ritorno”.

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